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progetto Aree di confine Meno tasse sui salari contro la fuga in Ticino

Un tecnico impiegato in una ditta tecnologica con sede ad Agno (Lugano)

Un tecnico impiegato in una ditta tecnologica con sede ad Agno (Lugano)

(Keystone)

Detassare i salari per trattenere in Italia i lavoratori attratti dalle paghe pesanti elargite nella Confederazione.

Il fenomeno della concorrenza del mercato del lavoro ticinese preoccupa nelle province di confine dove si assiste a un vero e proprio esodo verso la Svizzera italiana che impoverisce il tessuto produttivo locale. A mancare sono soprattutto le figure professionali più qualificate per le quali spesso le numerose piccole e medie imprese del Comasco e del Varesotto hanno investito ingenti somme in termini di formazione.

Una proposta partita dal mondo imprenditoriale

Per ovviare alla "desertificazione" imprenditoriale dei territori di confine la Confartigianato Imprese VareseLink esterno ha messo a punto la proposta di legge denominata "Aree di confineLink esterno" che mira a introdurre agevolazioni fiscali per ridurre il divario degli stipendi netti ai due lati della frontiera ed ha subito trovato importanti sponde nel mondo politico. Il progetto è stato infatti depositato a MontecitorioLink esterno dal neodeputato - e segretario provinciale varesino della Lega - Matteo Bianchi lo scorso 23 luglio.

Il testo non prevede aiuti diretti alle aziende italiane che rischierebbero di confliggere con la normativa europea sulla concorrenza, che vieta i sostegni dello Stato alle società. Si intende agire piuttosto a livello di cuneo fiscale, riducendo il carico impositivo e contributivo in modo tale da rendere più pesanti le paghe nette percepite dai lavoratori residenti entro la fascia di 20 chilometri dal confine.

Il costo del lavoro in Italia, osservano le organizzazioni imprenditoriali, è infatti analogo e in certi casi superiore a quello in uso oltre confine ma a rendere esigue le buste paga sono le esose tasse e gli elevati contributi sociali. Queste due voci, sottolinea sempre l'organizzazione imprenditoriale, rappresentano il 47,8% del salario lordo (per un single senza figli) mentre in Svizzera, dove la fiscalità è estremamente concorrenziale, la quota di tasse sul reddito e contributi sociali è solo del 21,8%.

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Ma come opera in concreto il meccanismo contenuto nella proposta "aree di confine"? Il reddito da lavoro dipendente prodotto nel territorio italiano da lavoratori residenti entro 20 chilometri dal confine con Svizzera, Austria, Francia e Slovenia - e attivi in aziende con sede legale nella stessa zona - viene computato in misura variabile, dal 50% al 70% ai fini della base imponibile. Vale a dire, in altre parole, gli scaglioni IRPEF vengono commisurati a quelle percentuali ridotte.

I nuovi salari: in base alla proposta di legge il lavoratore può usufruire del beneficio fiscale per la durata massima di 5 anni (anche non continuativi). Il reddito di lavoro dipendente concorre alla formazione della base imponibile nella misura del 70% per il primo anno di permanenza, del 60% per il secondo anno e del 50% dal terzo al quinto anno.

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Quale sarà l'impatto reale in Svizzera?

Resta da valutare l'impatto reale di questa manovra, una volta che sarà eventualmente accolta dalle due camere. Innanzitutto va precisato che la sua efficacia sarà comunque limitata a un quinquennio. E in ogni caso in certi rami (esempio nell'edilizia, nella ristorazione e nel settore sanitario) il livello dei salari rimarrebbe comunque molto differente: a semplice titolo di paragone un muratore diplomato in Ticino percepisce secondo contratto collettivo 5'300 franchi lordi (circa 4'670 euro) e un infermiere alle prime armi parte da 4'200 franchi (3'700 euro), cifre che al netto delle imposte dirette devono essere diminuite del 20%.

Il discorso potrebbe cambiare se ci si riferisce a quegli ambiti lavorativi meno qualificati, appannaggio già ora dei lavoratori frontalieri dove le retribuzioni sono assai più basse. O a quelle zone grigie, più o meno circoscritte, dove emergono situazioni di dumping o peggio ancora di lavoro nero di cui si occupa con una certa frequenza la Procura ticinese.

Ma una verifica della reale situazione la si potrà fare solo una volta che le disposizioni proposte saranno approvate ed entreranno in vigore. In quel momento la situazione del mercato lungo il confine potrebbe anche essere mutata.

    

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