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Prezzi alle stelle per la settimana bianca

Un passatempo sempre più costoso.
Un passatempo sempre più costoso. © Keystone / Jean-christophe Bott

Per sciare quest’inverno in una delle rinomate località alpine svizzere bisognerà sborsare un quarto in più. Ma gli operatori turistici contano sulla domanda interna e sulla facoltosa clientela statunitense e asiatica.

L’indagine condotta dalla Banca Cler e dall’istituto di ricerca economica BAK Economics è chiara: chi ama sciare in Svizzera lo può fare solo a caro prezzo.

Una settimana bianca nel febbraio 2024 costerà in media il 24% in più rispetto al 2022 ma per le famiglie sarà un vero e proprio salasso: il rincaro previsto sarà addirittura del 33%, mentre per le coppie senza figli si profilano aumenti più contenuti, dell’ordine del 15%.

Le categorie prese in considerazione

Le ricercatrici e i ricercatori coinvolti nello studio hanno confrontato gli oneri comprensivi di skipass per otto giorni, sette notti in un appartamento di vacanza (per la famiglia, composta da due adulti e due bambini di 7 e 10 anni) o in albergo (per la coppia), noleggio (scarponi e sci), tassa di soggiorno e scuola di sci per i bambini per cinque mezze giornate. Non sono invece stati presi in considerazione i costi variabili come vitto, divertimenti e spese di viaggio.

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I dati emergono dall’analisi condotta in novembre dalla Banca Cler e dall’istituto di ricerca economica BAK Economics, che ha tenuto conto di 14 comprensori sciistici: Airolo, St. Moritz, Davos-Klosters, Flims-Laax-Falera, Arosa-Lenzerheide, Andermatt-Sedrun, Engelberg-Titlis, Gstaad, Jungfrau, Adelboden-Lenk, Zermatt, Aletsch-Arena, Verbier e Saas-Fee.

A salire di più, fino al 41%, sono stati i prezzi degli alloggi, ma le differenze di prezzo per le varie località sono enormi: un appartamento in una delle destinazioni più care può costare fino a quattro volte di più rispetto a quelle più economiche.

I risultati nel dettaglio

Sui prezzi ha inciso la scarsità di offerta al momento in cui è stata effettuata l’analisi (per contenere i costi è quindi consigliabile prenotare la vacanza con largo anticipo). In vetta alla classifica delle mete più costose si trovano le località vallesane di Verbier, Saas-Fee e Zermatt, dove una settimana bianca costa circa il 67% in più rispetto alle regioni più convenienti, ossia Airolo (Ticino), Adelboden-Lenk (Berna) e Aletsch-Arena (Vallese).

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I prezzi degli skipass sono saliti del 9%, con incrementi per tutti i segmenti di clientela: in testa Zermatt (Vallese, +27%) e a Flims-Laax-Falera (Grigioni, +25%). I prezzi per le scuole di sci hanno registrato un aumento medio del 3%, mentre il rincaro del noleggio degli sci è più contenuto (1%).

In generale la ricerca evidenzia che gli operatori turistici elvetici beneficiano di una domanda elevata e una clientela con buone disponibilità finanziarie. Un contributo importante lo ha fornito anche la pandemia di Covid-19 che ha spinto gli e le abitanti della Confederazione a riconsiderare l’opzione interna per le proprie vacanze invernali, anche se questo comporta dei costi supplementari.

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Clientela indigena fedele

“Gli svizzeri amano le vacanze sulla neve e scelgono preferibilmente mete nazionali, anche se questo significa allentare i cordoni della borsa”, indica una nota della Banca Cler. “Ma di quanto potranno allentarli ancora? La domanda sorge spontanea”, s’interroga l’istituto di credito basilese.

La tendenza che si delinea nel lungo termine, preconizza lo studio, vede la domanda interna conservare stabilmente una quota elevata del mercato turistico invernale.

Per quanto riguarda le e gli ospiti stranieri si assisterà invece presumibilmente a un riassetto degli Stati di provenienza: la quota di clientela europea tenderà a diminuire, mentre acquisteranno importanza i Paesi lontani, trainati dalla forte crescita degli Stati Uniti e dal graduale ritorno degli ospiti asiatici.

“Nel complesso, la domanda si riorienterà quindi – concludono le e gli esperti – verso i mercati contraddistinti da maggiori disponibilità finanziarie”.

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