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Pregiudizi della corte Al via il nuovo processo per l'omicidio di Adeline

È iniziato oggi il secondo processo contro Fabrice A. accusato di assassinio, sequestro di persona e rapimento, coazione sessuale e furto. Il primo fu annullato per "pregiudizi della corte nei confronti dell'imputato".

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Il 12 settembre 2013, moriva in un bosco di Ginevra la socioterapeuta Adeline, uccisa dal detenuto plurirecidivo che la 34enne accompagnava per un'uscita in un centro equestre. Il processo, iniziato nell’ottobre 2016, fu sospeso dalla Corte che ordinò una nuova perizia psichiatrica dell'imputato, scontenta della prima troppo favorevole all’imputato. Alla luce di questa situazione, la difesa chiese e ottenne l’annullamento del processo come pure l’annullamento tutti gli atti del processo. La corte fu così ricusata e venne deciso che fosse istruito un nuovo processo. 

La cronaca dei fatti

Adeline al momento della morte aveva 34 anni. Fu uccisa dal detenuto Fabrice A. - condannato in precedenza a vent'anni di reclusione per due stupri – mentre lo accompagnava in un centro equestre nel quadro di un'uscita volta a favorire il suo reinserimento sociale.

La giovane donna, madre da pochi mesi, fu ritrovata in un bosco nel Canton Ginevra legata e sgozzata. Il coltello usato per uccidere la donna venne acquistato in un negozio specializzato il giorno stesso del dramma, con la scusa di volerlo usare per pulire gli zoccoli ai cavalli.

Fabrice A. dopo l’assassinio riuscì a fuggire in Polonia, dove venne arrestato tre giorni dopo dalla polizia locale e estradato nel dicembre del 2013.

Primo processo

Apertosi in ottobre, il processo fu subito sospeso. La Corte ordinò infatti una terza perizia psichiatrica dell'imputato a causa di presunte “irregolarità” di quelle precedenti. A questo punto gli avvocati della difesa chiesero la ricusa della corte.

A gennaio 2017 la Camera penale di ricorso accettò la richiesta dell'imputato emettendo dubbi in merito all'imparzialità dei giudici che processarono il 42enne.

I motivi dell’annullamento

I magistrati - scrisse la Camera - hanno dato "l'impressione di nutrire evidenti pregiudizi contro l'imputato" quando hanno "criticato i periti psichiatri francesi, discreditato il loro operato" e sospeso il processo dopo aver ordinato lo svolgimento di una terza perizia psichiatrica a causa di presunte "irregolarità" nella perizia francese, "di cui il Tribunale era a conoscenza già prima del dibattimento".

Malgrado le insistenti domande della Corte e della pubblica accusa, i periti francesi avevano rifiutato di pronunciare nei riguardi di Fabrice A. pronostici sfavorevoli a lungo termine, che avrebbero permesso ai giudici di giustificare l'internamento a vita auspicato dal pubblico ministero. "Appare evidente che i giudici hanno discreditato una perizia che appariva più favorevole all'imputato" rispetto a quella dei periti svizzeri che dava risultati molto più pessimistici circa l'evoluzione di Fabrice A., osserva l'istanza di ricorso.

Nella medesima sentenza, la Camera penale di ricorso accettò anche la richiesta dei legali di Fabrice A. di annullare tutti gli atti del procedimento. Il processo avrebbe dunque dovuto ricominciare da zero, come se il primo dibattimento non fosse mai avvenuto, con una nuova corte.

Da oggi dunque, Fabrice A. dovrà rispondere nuovamente di assassinio, sequestro di persona e rapimento, coazione sessuale e furto.

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