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Un atlante compilato da 120'000 volontari

Aquila di mare. Grazie al miglioramento delle misure di protezione, in futuro anche in Svizzera potremmo ricevere più spesso visite da questo impressionante rapace. © Burkhardt Marcel

Il più grande progetto di scienza partecipativa mai realizzato nel campo della biodiversità ha dato vita al secondo Atlante degli uccelli nidificanti in Europa. La pubblicazione ha potuto contare sul contributo di circa 120'000 persone, che hanno censito gli uccelli in una cinquantina di Paesi. Il tutto coordinato da tre stazioni ornitologiche, tra le quali quella svizzera di Sempach.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 dicembre 2020 - 21:20

Pubblicato a vent'anni dalla prima edizione, l'Atlante (European Breeding Bird Atlas – EBBA2) dimostra che in Europa nidificano 596 specie. Le regioni con la maggiore biodiversità sono l'Europa orientale e la Russia, grazie alle loro estese foreste e zone umide, ma anche aree agricole gestite in modo molto meno intensivo che in Occidente. Proprio l'intensificazione dell'agricoltura ha messo in difficoltà molte specie rispetto all'ultimo censimento internazionale di 30 anni fa; sono invece cresciute le specie che hanno beneficiato di una migliore protezione [foto].

Il cambiamento climatico

A coordinare il progetto di citizen science sono state le tre stazioni ornitologiche di Praga, Barcellona e Sempach. Chiara l'importanza della Svizzera, che con la sua posizione centrale e la catena alpina è un osservatorio privilegiato degli spostamenti.

Quel che si osserva, è che nel complesso molte specie hanno spostato il centro della loro area di distribuzione verso nord. Un chiaro segnale dell'influenza del riscaldamento del clima, e un problema soprattutto per gli uccelli dell'Artico, che non hanno alcun nord verso cui spostarsi.

Il Sordone, una delle specie che si riproducono al di sopra dei limiti del bosco, è scomparso da molte regioni che si trovano ad altitudini più basse. Aumenta quindi l'importanza delle regioni d'alta montagna per la sua sopravvivenza. © Burkhardt Marcel

Ne soffrono anche le specie che si spostano più in altitudine, in particolare quelle che si riproducono al di sopra del limite del bosco, che si sta alzando sempre a causa dei cambiamenti climatici e restringe il loro habitat.

Con la scomparsa degli uccelli da alcune catene montuose più basse, le Alpi assumono sempre più importanza nella conservazione di questa avifauna specializzata. Ragione per la quale, secondo la Stazione ornitologica, la Svizzera deve assumersi la propria responsabilità internazionale e migliorare la protezione della biodiversità alpina.

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Nel servizio RSI, l'intervista ad Arno Schneider della Stazione ornitologica svizzera, che ha un'antenna a sud delle Alpi.

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tvsvizzera.it/ri con RSI (Quotidiano del 11.12.2020)

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