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Michael Biberstein, uno svizzero alla Reggia di Caserta

sala espositiva
"Queste nebbie che sembrano circondare le tele sono quelle che possono essere fruite all’esterno della Reggia di Caserta", afferma la direttrice Tiziana Maffei. tvsvizzera

Fino al 5 giugno sarà in mostra nei locali della Reggia di Caserta la mostra “Beyond” dell’artista svizzero Michael Biberstein. Dieci tele che rappresentano i paesaggi dell’anima e l’“oltre” che sta dietro ogni cosa.

Appena varcata la porta di Sala Romanelli nella Reggia di Caserta si entra in un mondo fatto di paesaggi nebbiosi in cui è facile perdersi. Ma anche trovarsi. Sono quelli dipinti dall’artista svizzero Michael Biberstein e messi in mostra in quelle che erano le stanze della Regina.

La mostra “Beyond”Collegamento esterno, organizzata in collaborazione con la Galleria Giorgio Persano di Torino, è stata inaugurata lo scorso 16 aprile e sarà visitabile fino al 5 giugno. È la prima volta che le opere di Bieberstein, morto nel 2013, vengono esposte in uno spazio istituzionale italiano. E non è un caso.

Le enormi tele dell’artista svizzero sono state selezionate dal Comitato scientifico del Museo attraverso il bando di valorizzazione partecipata del primo semestre 2023 della Reggia di Caserta. “Uno strumento di condivisione, sperimentazione, creazione e innovazione di contenuti culturali. Attraverso cui è possibile costruire un percorso di progettualità con istituti, luoghi della cultura e associazioni che vada oltre il programma della Reggia”, spiega Tiziana Maffei, direttrice generale della Reggia di Caserta.

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Delle tele andare “oltre” la Reggia di Caserta

Il motivo che ha spinto il Comitato scientifico a scegliere le tele dell’artista svizzero sta nel senso stesso delle sue opere. “Si è ritenuto che Biberstein potesse essere l’artista che leggeva l’‘oltre’ che caratterizza la Reggia”, sottolinea la numero uno del complesso vanvitelliano. “Qui la mattina presto o in alcune serate nebbiose c’è questa sfumatura che sembra far perdere il disegno di Luigi Vanvitelli. Queste nebbie che sembrano circondare le tele sono quelle che possono essere fruite all’esterno della Reggia di Caserta e che fanno perdere il definito per andare oltre, che è ciò che caratterizza l’esposizione”.

Portrait Michael Biberstein
© Ricardo Qauresma/Michael Biberstein Estate/Courtesy Rui Freire

Nelle opere messe in mostra al Palazzo Reale di Caserta l’‘Oltre’ può essere letto in diverse sfaccettature. “L’artista era interessato ai paesaggi. Non solo e non tanto a quelli esterni quanto a quelli interiori”, spiega a tvsvizzera.it la scrittrice Ana Nobre de Gusmão Biberstein, vedova dell’artista svizzero in mostra a Caserta.

E dunque cosa c’è nelle dieci tele messe in mostra alla Reggia? “Non posso parlare per l’artista – aggiunge ancora la signora Biberstein – ma posso dire che deve esserci tutta la sua vita. Anche la sua infanzia in Svizzera e il suo rapporto con essa”.

Biberstein, uno svizzero cittadino del mondo

Michael Biberstein è stato a tutti gli effetti un cittadino del mondo. Svizzero di padre, statunitense di madre e portoghese di adozione. Nato nel 1948 a Soletta, capoluogo dell’omonimo Cantone nella Svizzera tedesca, all’età di 14 anni si trasferì negli Stati Uniti per studiare Storia dell’Arte.

L’incontro con il critico David Sylvester lo fece propendere per la produzione artistica più che per la storia. Una produzione che comincerà nel 1972 per poi esplodere quando si trasferirà in Portogallo nel 1979 dove vivrà fino alla sua morte nel 2013.

Nei paesaggi messi in mostra nelle sale della Regina a Caserta ci sono tutti questi luoghi ma soprattutto ci sono i luoghi interiori.

“Dagli anni Novanta fino alla sua morte Biberstein non ha dipinto paesaggi ma pensieri. Una delle opere in mostra a Caserta (One for Rocky, ndr) io la chiamo ‘il buco nero’. Come se fosse un altare dove accade tutto e il resto tutto intorno è solo scenografia. Questa opera rappresenta questo pensiero”, spiega il gallerista Giorgio Persano.

“C’è stata una grande evoluzione nel lavoro di Biberstein. Lui è partito da un momento più concettuale, post-poverista, per arrivare a conoscere la pittura americana del Novecento. Ma fu quando rientrò in Europa e andò a vivere in un piccolo paesino che entrò in un mondo meditativo da cui sono nati questi quadri che raccontano l’‘Oltre’. Comunque lo si voglia intendere”.


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