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"Gli aumenti salariali sono insufficienti"

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Questo contenuto è stato pubblicato il 18 dicembre 2017 - 20:54
tvsvizzera.it/mar con RSI (TG del 18.12.2017)

L’anno prossimo in Svizzera gli stipendi dovrebbero crescere in media tra lo 0,5 e l’1%. Un aumento ritenuto insufficiente dal sindacato Travail.Suisse.

Nel 2018 il prodotto interno lordo svizzero potrebbe registrare una progressione del 2,4%. Tuttavia "i dipendenti non ne raccoglieranno i frutti", ha dichiarato lunedì Gabriel Fischer, responsabile della politica economica presso Travail.Suisse, organizzazione ombrello di 11 sindacati svizzeri.

In agosto, la federazione sindacale aveva rivendicato aumenti del 2%. Da allora, "le prospettive economiche sono migliorate, con un indebolimento del franco". Malgrado ciò, la progressione dovrebbe essere "solo" dello 0,5-1%.

+ Quanto vale un salario di 6'000 franchi in Svizzera?

Visto il rincaro generale e l’aumento dei premi dell’assicurazione malattie, i lavoratori non vedranno verosimilmente nessun cambiamento a fine mese, ha spiegato Fischer.

L’argomento invocato dal padronato, secondo cui i salari reali sono cresciuti negli ultimi anni poiché il rincaro è stato negativo (nel 2016 i prezzi sono scesi mediamente dello 0,4%, stando all’Ufficio federale di statistica), è irricevibile, secondo Travail.Suisse. "Negli ultimi anni le nostre rivendicazioni sono state modeste", ha sottolineato Fischer, e la progressione dei premi malattia ha completamente assorbito questo miglioramento.

La situazione è allarmante soprattutto in settori quali l’edilizia e la ristorazione, dove non sono stati raggiunti accordi salariali.

Sciopero, questo sconosciuto

Contrariamente a quanto avviene in altri paesi europei, dove le trattative salariali e altre rivendicazioni sono a volte sinonimo di azioni di forza, anche quest’anno in Svizzera tutto dovrebbe comunque filare liscio come l’olio.

Malgrado non esista alcun salario minimo (salvo alcune recenti eccezioni cantonali, ad esempio Ticino e Neuchâtel) e benché il diritto del lavoro sia molto flessibile e liberale, il ricorso allo sciopero, seppur in crescita come rileva un libro pubblicato proprio lunedì dal sindacato Unia (vedi video), è estremamente raro nella Confederazione.

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Questa relativa tranquillità e cultura del consenso nelle relazioni tra impiegati e datori di lavoro è spesso imputata all’esistenza dei contratti collettivi di lavoro (CCL), che regolano i rapporti tra le parti in un determinato settore economico.

Questo tipo di contratti è ancorato da un secolo nel Codice delle obbligazioni. Il primo contratto veramente importante fu firmato nel 1937 dai sindacati e dagli imprenditori del settore orologiero. Le parti si impegnarono da un lato a non ricorrere a scioperi, dall’altro a evitare i lock-out, la chiusura forzata degli atelier. Questo accordo, siglato dopo due mesi di sciopero, e quello seguente firmato a pochi mesi di distanza nell’industria metallurgica, sono passati alla storia come ‘pace del lavoro’.

Tuttavia, bisogna anche relativizzare l’importanza di queste convenzioni, poiché solo un lavoratore su due in Svizzera è sottoposto a un CCL. 

+ Per saperne di più sulla storia dei CCL Link esterno


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