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Margherita Zoebeli: una scuola attiva per ricostruire l’Italia

Rimini CEIS
Tredici baracche militari e un chiaro concetto educativo: il centro CEIS di Rimini nel 1946. swissinfo.ch

Nel 1946 nasce a Rimini il Centro educativo italo-svizzero. A dirigerlo c'è Margherita Zoebeli, una giovane educatrice svizzera di ispirazione socialista libertaria. La sua convinzione è che solo individui liberi possano formare una società autenticamente democratica. 

“La maggior parte della popolazione viveva negli scantinati, in primitivi rifugi tra le macerie oppure ammassata nei pochi edifici risparmiati dalla guerra. I bambini giocavano tra le macerie delle case distrutte, i poveri raccoglievano mattoni e i giovani ballavano il boogie-woogie. Mercato nero, prostituzione e criminalità dominavano in una città che mancava delle cose più elementari come vestiti, generi alimentari, materiali da costruzione.” 

Così, a cinquant’anni di distanza, Margherita Zoebeli ricordava le sue prime impressioni all’arrivo a Rimini nel dicembre del 1945. Durante l’anno precedente, la città romagnola era stata al centro dello sforzo bellico degli alleati per superare la Linea gotica, il sistema difensivo tedesco, e accedere alla Pianura padana. 

Margrit Zöbeli
Margrit Zoebeli è arrivata in Italia all’età di 34 anni. swissinfo.ch

Rimini aveva pagato un prezzo molto alto: durante 11 mesi la città aveva subito quasi 400 bombardamenti, il 90% degli edifici era danneggiato, buona parte della popolazione sfollata. Anche se i primi soccorsi erano arrivati già nel novembre del 1944, nella primavera successiva la situazione era ancora molto precaria. 

Il sindaco Arturo Clari, un vecchio socialista nominato dal Comitato di liberazione nazionale, si rivolse allora al Soccorso operaio svizzeroCollegamento esterno per ottenere un sostegno alla realizzazione di una struttura di ricovero e assistenza per i bambini colpiti dalla guerra.  

“Mettiamo noi stessi a disposizione!” 

Margrit Zöbeli (più tardi adotterà la versione italiana del suo nome) lavorava già da vari anni per il Soccorso operaio svizzero (SOS). Nata nel 1912 e cresciuta in una famiglia di simpatie progressiste, militò presto nella Gioventù socialista. Risalgono a quegli anni le letture di autori del socialismo utopico e libertario del XIX secolo, che lasciarono un segno duraturo nel suo profilo politico e intellettuale.  

Avvicinatasi al Soccorso operaio per seguire corsi di pedagogia e psicologia, Zoebeli si convinse che l’azione educativa era la sua autentica vocazione politica. La prima missione importante per il SOS la condusse nel gennaio 1938 nei Pirenei, dove lavorò in una casa di accoglienza per bambini vittime della guerra civile in Spagna, organizzandone in seguito l’espatrio in Francia. 

Negli anni successivi ottenne l’abilitazione all’insegnamento all’Università di Zurigo, rimanendo tuttavia attiva in iniziative a favore dei profughi. Nell’inverno del 1944 attraversò più volte la frontiera italo-svizzera per portare soccorso ai partigiani italiani sospinti verso il confine dalla controffensiva nazifascista dopo la caduta della Repubblica dell’Ossola. Nell’inverno 1944-1945 lavorò come assistente sociale nella regione mineraria di Saint-Etienne, in Francia. 

Quando la richiesta del Comune di Rimini giunse alla centrale della SOS di Zurigo, Margherita Zoebeli era una delle collaboratrici più preparate dell’organizzazione. In Francia aveva potuto fare le prime esperienze nell’opera di ricostruzione post-bellica, diventata una priorità per il SOS, anche grazie al sostegno finanziario del Dono svizzero alle vittime della guerraCollegamento esterno. La motivazione sua e di altri giovani svizzeri a impegnarsi nella ricostruzione in Europa nell’immediato dopoguerra sarà riassunta così, anni dopo, da Margherita Zoebeli: “Non abbiamo sofferto della guerra, ricchi non siamo, allora mettiamo noi stessi a disposizione!” 

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La creazione del CEIS 

Una delegazione del SOS si recò a Rimini già nel luglio 1945, qualche mese dopo Zoebeli e l’architetto Felix Schwarz elaborarono i piani per il Centro educativo italo-svizzero (CEIS). Oltre a un primo intervento di soccorso, il progetto prevedeva la creazione di un asilo infantile per un centinaio di bambini e di un orfanotrofio per altri venti. 

Il nucleo della struttura era costituito da 13 baracche dell’esercito svizzero, arredate in modo da consentire una continua riconfigurazione degli spazi, in base alle esigenze didattiche. L’architettura rifletteva l’impostazione pedagogica del CEIS, che dava particolare importanza al lavoro di gruppo e ai rapporti non gerarchici.

CEIS Rimini
Orfani di guerra e bambine dell’asilo a Rimini negli anni della fondazione della scuola. swissinfo.ch

Schwarz descriveva così gli obiettivi: “Tentiamo di organizzare il materiale da costruzione di cui noi disponiamo in modo da favorire attraverso le forma ambientale la libera educazione dei nostri bambini.” 

Inaugurato il 1° maggio 1946, il CEIS accoglieva inizialmente 150 bambini nella scuola materna e 20 orfani di guerra. L’anno successivo fu organizzata anche una prima classe elementare, in seguito venne completato l’intero ciclo elementare. Il gruppo fondatore fu raggiunto nei primi anni da ragazze svizzere che avevano deciso di fare il loro tirocinio a Rimini.  

In quanto scuola privata, il CEIS aveva una certa libertà nelle assunzioni. L’impostazione socialista e antiautoritaria della scuola e la provenienza del personale suscitò tuttavia qualche diffidenza nella società locale, tanto più che le scelte didattiche del CEIS si contrapponevano frontalmente ai metodi applicati nelle scuole pubbliche appena uscite da oltre vent’anni di dittatura fascista. 

CEIS Rimini
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“Una sostanziale fiducia verso gli altri” 

Basata sulla convinzione che l’educazione fosse fondamentale per la costruzione di una società più democratica e giusta, la scuola riminese fondata da Margherita Zoebeli dava grande rilievo all’autonomia e dignità degli allievi. “Il bambino è stimolato a pensare e agire autonomamente; ogni bambino è valorizzato e trattato come una personalità. Il rispetto della dignità di ogni bambino è primo comandamento”, si legge in un opuscolo per i vent’anni del CEIS.  

Fedele alle radici libertarie del suo pensiero, Zoebeli considerava altrettanto importante permettere il libero sviluppo delle aspirazioni e capacità individuali degli allievi quanto stimolare la loro partecipazione attiva alla vita della comunità. Punti di riferimento erano, tra gli altri, Maria Montessori e Célestin Freinet, il fondatore del movimento della “scuola attiva”, che Margherita Zoebeli aveva conosciuto personalmente in Francia.  

Anche l’esperienza nel movimento socialista svizzero aveva lasciato tracce profonde: “Già negli anni giovanili, la militanza nei gruppi dei ‘Kinder-freunde’ di Zurigo, ispirati a ideali socialisti, mi aveva dato la possibilità di vivere esperienze comunitarie regolate da una sostanziale fiducia verso gli altri”, scrisse anni più tardi. 

L’incessante lavoro per un futuro diverso 

In un Paese impegnato nel dopoguerra a ricostruire non solo le basi materiali, ma anche quelle culturali della società civile, il CEIS divenne un luogo d’incontro e di ricerca fondamentale per la diffusione in Italia della migliore cultura pedagogica internazionale. Fra le figure che frequentarono i convegni organizzati a Rimini fin dagli anni Quaranta vi furono tra gli altri Ernesto Codignola e Lamberto Borghi, i capiscuola della pedagogia laica italiana di quegli anni.  

Attorno al CEIS nacque una rete di scuole ed esperienze orientate a un rinnovamento della scuola e della società italiane. Nel 1953 il CEIS, elaborando l’esperienza del lavoro con bambini traumatizzati dalla guerra, ampliò – sempre con il sostegno della Svizzera – la gamma del suo intervento, aprendo il primo Centro medico psico-pedagogico del territorio. Gli anni successivi furono segnati da una sempre maggiore collaborazione con gli enti locali, non solo a Rimini, ma anche in altre località dell’Italia centrale. 

Un reportage sulla Scuola svizzera di Rimini della RSI del 2020:

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Negli anni Settanta tuttavia Margherita Zoebeli si trovò al centro delle contestazioni di una nuova generazione maturata attorno al 1968. La sua autorevolezza era scambiata talvolta per autoritarismo, l’impegno totalizzante richiesto ai collaboratori si scontrava con i diritti sindacali. Lei stessa era molto critica verso un concetto di libertà che riteneva una “rinuncia a quelle regole di convivenza […] che comportano necessariamente degli obblighi nei confronti del gruppo.” 

Anche se i conflitti trovarono soluzione, Zoebeli lasciò la direzione del CEIS nel 1976, pur continuando a essere una persona di riferimento del centro. Nello stesso anno si occupò per conto del SOS della costruzione di una scuola materna nel Friuli colpito dal terremoto. Nel 1982, ormai settantenne, partì per il Nicaragua per lavorare a un progetto di formazione professionale. 

Margrit Zöbeli
Margherita Zoebeli. / De Angelis Stefano

In seguito Margherita Zoebeli tornò a Rimini, rimanendo sempre vicina al CEIS. Morì il 25 febbraio 1996; pochi anni prima aveva scritto: “Pensando al futuro dobbiamo dire: vogliamo un futuro di ripetizione o vogliamo un futuro alternativo?”  

Il CEIS è tuttora attivo. 

Articolo a cura di Balz Rigendinger

Buona parte delle informazioni per questo articolo provengono dai lavori dello storico bolognese Carlo De Maria e in particolare dal volume Lavoro di comunità e ricostruzione civile in Italia : Margherita Zoebeli e il Centro educativo italo-svizzero di Rimini, Roma, Viella, 2015.  



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