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Antonio Di Pietro e quella speranza disattesa

L'arresto il 17 febbraio 1992 del socialista Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, faceva scattare l'inchiesta che sarebbe passata alla storia come Mani Pulite. Incontro con l'ex magistrato Antonio Di Pietro di passaggio a Ginevra.

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 maggio 2017 - 14:42
tvsvizzera.it/fra con RSI
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Coordinata dalla Procura guidata da Francesco Saverio Borrelli e assegnata in prima battuta ai PM Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo, mise sottosopra l'intero paese e ridisegnò la geografia politica italiana, spazzando via PSI e DC. Sotto il profilo giudiziario le persone indagate furono 4’500, le richieste di rinvio a giudizio 3’200, mentre il totale delle tangenti e dei fondi neri avrebbe oltrepassato i 3'500 miliardi di lire.

L’ex PM Antonio di Pietro ha tracciato un breve bilancio del suo lavoro nel pool giudiziario milanese. "25 anni fa, quando Mani Pulite era in pieno svolgimento, il sentimento del popolo italiano era di speranza. Speranza che fosse giunto il momento di debellare il malaffare in Italia".

Dopo un quarto di secolo rileva Di Pietro il sentimento odierno  "è piuttosto quello dello scoramento e della delusione. Malgrado tutto quanto è stato fatto, la percezione è quella che in fondo non sia cambiato nulla e il malaffare, la corruzione e gli imbrogli siano ancora all’ordine del giorno. Magari sotto forme diverse". Dopo anni di indagine Mani Pulite "è stata bloccata dalla politica che aveva capito i nostri nuovi metodi di ricercare i colpevoli del malaffare".

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