Libreria Hoepli: tra preoccupazioni e speranze
All’indomani della decisione del cda di liquidare la storica libreria Hoepli dopo 156 anni di storia, tra il personale prevale la preoccupazione ma anche l’ottimismo. E intanto cittadinanza e istituzioni si mobilitano in segno di solidarietà.
Le parole del comunicato stampa della Hoepli di martedì sera pesano come macigni: “L’assemblea dei soci ha deliberato lo scioglimento della società e la sua messa in liquidazione”. Un pugno per la città, lettori e lettrici, la cultura in generale. E soprattutto per il personale che mercoledì ha indetto il primo sciopero, di un’ora, della storia della libreria.
Attaccati alle vetrine, il giorno dopo, rimanevano i cartelli stampati in A4 e appesi con lo scotch che la stessa proprietaria, Barbara Hoepli, ha provveduto a rimuovere mentre un via vai costante di clienti entrava e usciva dalla libreria del centro di Milano. Quasi come se nulla fosse.
La storica libreria Hoepli di Milano affonda le sue origini in Svizzera. Il fondatore, Johannes Ulrich Höpli, che italianizzò il proprio nome in Ulrico Hoepli, nacque nel 1847 a Tuttwil, nel cantone svizzero di Turgovia. Dopo un periodo di formazione nel mondo librario tra Svizzera, Germania ed Egitto, nel 1870 si trasferì a Milano, dove rilevò una piccola libreria nei pressi del Duomo. Da quell’attività nacque la Libreria Hoepli, destinata a diventare uno dei punti di riferimento culturali della città.
La Hoepli come una seconda casa per i commessi-librai
Nonostante il momento, commessi-librai, sempre al loro posto e con il sorriso sulle labbra, hanno voglia di parlare. “Lavoro qui da 34 anni al secondo piano nel reparto fotografia”, racconta a Swissinfo e a tvsvizzera.it Nino Romeo, “per molti di noi, anzi quasi tutti, quella di fare questo lavoro è una scelta di vita, una scelta culturale. E questa passione la riponiamo nei libri. Ogni reparto è una parte di noi stessi: se tu vieni nel mio reparto io ti mostro me stesso attraverso la scelta e l’esposizione dei libri. Se il reparto funziona, io sono contento perché vuol dire che ho fatto delle scelte che il pubblico ha recepito. È una grande soddisfazione, ma anche una grande responsabilità”.
E poi si lascia andare ai ricordi. “Qui abbiamo fatto una sfilata di moda. Al secondo piano dove lavoro io, nello spazio espositivo, si organizzano mostre di fotografia ogni 15-20 giorni a ritmo continuo. Un collega, ora in pensione, riuscì perfino a portare una macchina di Formula1 al primo piano dove c’è il settore automobilistico”.
Un connubio con la clientela cementato sempre di più negli anni e basato sulla fiducia reciproca. “Avevamo clienti professionisti che giravano il mondo e che ci segnalavano dei libri in vendita in altri Paesi. E così si andava a cercarli per portarli nella nostra libreria perché, se me lo consiglia quel professionista, quel determinato cliente che io conosco bene, lo prendo. E spesso avevamo in casa dei libri introvabili che gli altri non avevano”.
Anche Francesca Mancini lavora alla Hoepli da oltre 30 anni, al piano terra proprio di fronte all’ingresso. Con la sua cordialità e la sua disponibilità crea subito empatia con la clientela. “È un posto dove mi trovo benissimo sotto tutti i punti di vista. La nostra fortuna è stata che la proprietà ci ha sempre lasciato molto spazio per crescere. Perché, a differenza delle altre librerie, noi siamo librai che scegliamo in autonomia i libri ma siamo anche liberi di allestire le vetrine”, spiega a Swissinfo e tvsvizzera.it.
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Mancini non vive il lavoro come un’attività qualsiasi in vista dello stipendio alla fine del mese, ma come molto di più. “Il nostro è un po’ un lavoro romantico, poetico non remunerativo. Uno di quei lavori che fai con passione. Io mi occupo di narrativa, per cui vendo storie. E il mio rapporto con la clientela è proprio basato su questo: sulle emozioni”.
Sia Romeo che Mancini dicono di aver avuto sentore che qualcosa stesse cambiando un anno e mezzo fa a seguito di alcuni tagli. Pensavano fosse fisiologico data la situazione con un pubblico che legge sempre meno libri e con meno studenti e studentesse che comprano testi scolastici o manuali. “Se potessi stare qua – aggiunge Mancini, fiduciosa per il futuro di quella che considera la sua casa – lo farei fino alla fine dei miei giorni: mi trovo benissimo nella libreria per quello che faccio, per il lavoro che svolgo, per i clienti che sono tanti e con i quali si instaurano delle belle relazioni così come con i colleghi”.
Le reazioni della comunità svizzera
La notizia ha colto di sorpresa anche la comunità svizzera di Milano, la più antica della città – arrivata nella seconda metà dell’800 – che, come il fondatore della libreria Ulrico Hoepli, ha saputo arricchirla innovando e crescendo insieme a lei.
“Quella tra la famiglia Hoepli e la città di Milano è una storia fatta di generosità – dal dono del Planetario al legame affettivo consolidatosi tra la libreria e i milanesi – che ha creato un ponte tra l’Italia e la Svizzera. In un momento in cui questi ponti sono più che mai necessari, l’auspicio è che le attività liquidatorie vengano condotte in una logica di continuità aziendale, in modo da salvaguardare l’identità ed il valore simbolico di questa grande realtà culturale della città di Milano”, racconta Andrea Pogliani, storico avvocato del Consolato Generale di Svizzera a Milano e vicepresidente della Società Svizzera di Milano.
Dispiaciuto come utente della libreria prima che da svizzero è Alberto Fossati, presidente del Collegamento Svizzero. “La mia prima considerazione su questa vicenda è il rammarico di perdere un punto di riferimento personale. I librai della Hoepli con la loro competenza e preparazione, sapevano consigliarti e indirizzarti su un titolo quando non c’era quello che cercavi. Ma come svizzero noto che, le case storiche svizzere nate a fine Ottocento, stanno sfiorendo. È stato il caso della scuola svizzera due anni fa, oggi siamo alla Hoepli”.
E lancia una riflessione su altri luoghi di Milano simbolo di svizzeritudine come il Centro svizzero, che 15 anni fa fu al centro di una disputa che portò al suo salvataggio e al suo mantenimento dopo un lungo dibattito. “In quell’occasione la comunità svizzera era stata bravissima a mettere insieme le realtà degli enti e delle associazioni elvetiche che gravitavano intorno al Centro svizzero, a mobilitare l’opinione pubblica e la politica in Svizzera e a riuscire a tutelare un patrimonio culturale che era rappresentato dall’edificio e da tutto quello che conteneva. Tra 10 anni la comunità svizzera a Milano sarà ancora così forte da riuscire a tutelare un patrimonio di questo genere?”.
La solidarietà e la vicinanza della città
Intanto anche la città si mobilita. Una petizione online per salvare la libreria è stata avviata e conta già con migliaia di firme. Lunedì, prima del CdA, il sindaco di Milano Giuseppe Sala aveva scritto un comunicato in cui “auspicava che il buon senso prevalesse sui dissapori famigliari considerando che i luoghi di cultura, come la Hoepli, sono da sempre la vera infrastruttura della città”. Sabato mattina alle 11 lavoratrici e lavoratori, lettori e tutti coloro che vorranno unirsi sono invitati a un flash mob davanti alla libreria per dire “no” alla chiusura.
Perchè la Hoepli è un patrimonio di Milano e un pezzo di questa città.
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