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La Villa dove arte e scienza si incontrano

Viaggio nell'Istituto Svizzero di Roma, che ogni anno ospita artisti e ricercatori nel cuore della capitale italiana.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 febbraio 2022 - 08:28
Massimo Lauria, RSI News
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C’è una villa del primo ‘900, nel cuore di Roma, in cui la Confederazione confina col mondo: Villa Maraini, sede dell’Istituto SvizzeroLink esterno. Il palazzo, in stile eclettico, e i suoi giardini, con vista mozzafiato sulla città, vennero costruiti nel 1905 da Emilio Maraini, produttore di zucchero del Ticino.

L’Istituto contribuisce a estendere l’influenza culturale e accademica della Svizzera oltre i suoi confini, in particolare in Italia, dal 1946 quando la struttura venne donata alla Confederazione dalla vedova di Maraini che intendeva incrementare ulteriormente l’ospitalità che, insieme al marito, aveva già offerto a giovani artisti e ricercatori. Da allora consente alla Svizzera di far parte della rete internazionale formata dalle numerose accademie, dagli istituti d’arte e di ricerca situati a Roma.

L’Istituto, sostenuto dal Governo di Berna, dal canton Ticino e dall'Università della Svizzera Italiana (USI), offre un ricco programma di esposizioni, conferenze, concerti, incontri, congressi e presentazioni di libri. Ha sedi anche a Milano dal ‘97 e a Palermo dal 2020. Ogni anno ospita in residenza più di una dozzina di giovani scienziati e artisti, dando loro l’opportunità di vivere e lavorare insieme. 

La programmazione presenta artiste e artisti di generazioni diverse che lavorano con media e formati diversi. A metà febbraio, a Milano, verrà inaugurata una mostra della giovane pittrice Jasmine Gregory che vive e lavora a Zurigo. Poi sarà la volta di Roma dove, a metà marzo, debutterà una grande mostra monografica di Mai-Thu Perret, da Ginevra, una delle più interessanti artiste di questa generazione.

La programmazione scientifica, oltre a conferenze, workshop, eventi che vengono proposti dalle Università svizzere prevede per il 2022 anche un progetto sul turismo sostenibile e un altro sulla medicina al tempo della pandemia.

L'Istituto svizzero, grazie alla comunità che si crea tra i residenti e ai programmi di fellowship, punta alla transdisciplinarità tra arte e scienza e al dialogo tra le diverse generazioni di ricercatori.

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