Navigation

La crisi afgana ha conseguenze anche sulla Svizzera

Un campo profughi nel nord dell'Afghanistan. Copyright 2021 The Associated Press. All Rights Reserved.

La situazione in Afghanistan è sempre più critica, tanto che la Confederazione ritira tre suoi collaboratori dal Paese e la Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM) ha convocato a fine pomeriggio una conferenza stampa per valutarne le ripercussioni.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 agosto 2021 - 20:45
tvsvizzera.it/MaMi con Keystone-ATS

Il ritiro dei soldati americani e delle truppe NATO dall'Afghanistan è iniziato ufficialmente lo scorso primo maggio. Da allora, le richiesta d'asilo di cittadini afghani in occidente ha subito un aumento significativo e lo stesso è successo in Svizzera. In aprile, le richieste d'asilo di cittadini provenienti da questo paese sono state 158, in maggio 258, quindi ben 100 in più, e nel giugno scorso erano invece 274. In tutta Europa, ce ne sono circa 44mila.

Berna reagisce all'avanzata dei talebani

Per motivi di sicurezza, la Confederazione ha deciso di richiamare in patria tre collaboratori dell’Ufficio di cooperazione della Svizzera e dell’agenzia consolare in Afghanistan, che lasceranno Kabul «il prima possibile», ha spiegato oggi a Berna la segretaria di Stato Livia Leu, facendo il punto della situazione. Anche 40 collaboratori locali di lunga data della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e le loro famiglie - per un totale di circa 200 persone - potranno chiedere l’ingresso in Svizzera per motivi umanitari.

«Siamo preoccupati, condanniamo le violazioni e chiediamo una soluzione politica», ha detto Leu, aggiungendo che la «situazione in Afghanistan si deteriora di giorno in giorno». «Non sarebbe giusto rimpatriare solo i cittadini svizzeri. Dobbiamo fornire sicurezza anche al personale locale, così come stanno facendo gli Stati Uniti e la Germania», ha sottolineato Leu, precisando che si tratta di misure legate alla sicurezza e che le persone interessate potranno approfittare del programma di reinsediamento per motivi umanitari. «Poiché lavorano per la Svizzera, c’è il pericolo che siano visti come collaboratori dell’Occidente ostile e siano perseguitati», ha aggiunto il direttore della SEM Mario Gattiker.

Dal 2002 la Svizzera è rappresentata a Kabul da un ufficio di coordinamento, mentre l’ambasciata si trova a Islamabad, in Pakistan. Al momento, secondo quanto indicato dalla segretaria di Stato, oltre ai collaboratori in Afghanistan si trova anche un viaggiatore elvetico che si è registrato presso il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Patrica Danzi, direttrice della DSC, ha reso noto dal canto suo che «il personale umanitario rimarrà sul campo. Stiamo verificando con i partner quali bisogni devono essere coperti».

Rimpatri sospesi

Già mercoledì 11 agosto la segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha annunciato la sospensione, fino a nuovo avviso, dei rimpatri verso l’Afghanistan «a causa della situazione venutasi a creare nel paese». Al momento, ha spiegato Gattiker, ci sono circa 2’800 richiedenti asilo afghani nella Confederazione e in 130 casi si è nella fase di esecuzione dell’allontanamento. Essi, ha sottolineato, sono sospesi da mercoledì, mentre le domande di asilo continueranno ad essere elaborate. I preparativi per il rimpatrio verranno portati avanti solo nel caso di persone che hanno commesso reati gravi, ma si concretizzeranno non appena saranno nuovamente possibili, ha precisato il direttore della SEM.

L’Afghanistan aveva già chiesto a inizio luglio alla Svizzera di interrompere per tre mesi i rimpatri di richiedenti asilo respinti, a causa dell’avanzamento degli estremisti e della pandemia di coronavirus. Una sospensione chiesta anche da organizzazioni umanitarie.

Contenuto esterno

Il contesto

I talebani sono a un passo dalla capitale Kabul. Ormai hanno preso il controllo di buona parte del paese e l'avanzata procede più spedita del previsto. Di fronte a questa accelerazione, Washington, Berlino, Londra e molti altri stanno organizzando -il più velocemente possibile- il rimpatrio dei propri diplomatici e civili ancora presenti in Afghanistan. Mentre il paese sprofonda nel disastro umanitario. La cronaca e poi ne parliamo in studio con chi il paese lo conosce molto bene. 

Contenuto esterno


 

I commenti a questo articolo sono stati disattivati. Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.