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Incendi boschivi, una piaga mondiale che in parte si può prevenire e controllare

Incendio in un bosco della California nel luglio 2021. Keystone / Noah Berger

Sicilia e Calabria, ma anche Grecia, Turchia, Sardegna, Costa Azzurra, Algeria e prima ancora il Portogallo, la California, l’Australia e anche il Ticino. Gli incendi boschiviLink esterno sono un fenomeno che sconvolge e distrugge l’ecosistema e l’economia, creando sfollati e vittime tra le popolazioni locali. Un esperto ci spiega come possono essere limitati.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 agosto 2021 - 09:00

Mentre in Sicilia, solo pochi giorni fa, si sono toccati i 48,8 gradi centigradi nel Siracusano, stabilendo così un record europeo; la Turchia, dopo le fiamme da cui è stata avvolta il mese scorso, sta ora combattendo contro le alluvioni. Fenomeni estremi dei quali si parla nell’ultimo e allarmante rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni UniteLink esterno incentrato sui cambiamenti climatici, pubblicato una decina di giorni fa.

Fenomeni più intensi e frequenti

Il messaggio lanciato dal principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici dell’ONU è inequivocabile. Secondo le conclusioni del rapporto, i cambiamenti climatici alla base dell’aumento della frequenza e dell’intensità di fenomeni meteorologici disastrosi, come alluvioni o ondate di caldo torrido, sono “senza precedenti” e “indubbiamente” dovuti all’uomo.

Lo studio, basato sull’analisi di più di 14’000 articoli scientifici da parte di oltre 200 scienziati di tutto il mondo, è il più completo redatto finora e constata che, rispetto alla metà dello scorso secolo, ci sono state ondate di caldo più intense nel 90% delle regioni del mondo. Queste hanno contribuito allo scoppio di incendi vastissimi, e il riscaldamento globale ha influenzato anche altri eventi meteorologici estremi, come le alluvioni.

La mano incendiaria dell’uomo

Concentrandoci sugli incendi boschivi che ogni anno devastano ampie superfici di territori in giro per tutto il mondo, non si può non considerare il fatto che troppo spesso, all’origine degli stessi, c’è la mano dell'uomo, involontaria o volontaria che sia (allo scopo di estendere i pascoli o riscuotere l'assicurazione, per esempio). Come nascono, cosa implicano e come (e se) si possono controllare: abbiamo parlato di tutto questo con il dottor Marco Conedera, ingegnere forestale a capo dell'Unità di ricerca Ecologia comunitaria dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSLLink esterno.

Tvsvizzera.it: Dottor Conedera, come si prevengono gli incendi su larga scala o come si può avere maggiore controllo su questi fenomeni?

Marco Conedera. RTS

Marco Conedera: La prevenzione degli incendi di bosco deve avvenire a diversi livelli. A livello regionale (per esempio da noi cantonale) vi sono tre assi importanti. A medio-lungo termine la possibilità di sviluppo di incendi su vasta scala dipende dalla tipologia e dalla gestione del paesaggio. Ovviamente il tipo base di vegetazione dipende dal clima (da noi, ad esempio, non si sviluppa l’ecosistema mediterraneo – la cosiddetta macchia – neanche dopo il fuoco). La gestione del bosco praticata dall’uomo è poi fondamentale per determinare il tipo e la quantità di combustibile che ne deriva. Il fuoco in natura ha il compito di eliminare biomassa vegetale (legno, rami e foglie accumulate dalla crescita della vegetazione). Più la biomassa si accumula e più c’è il rischio di incendi intensi. Attraverso la gestione del territorio (agricoltura, pastorizia, buona separazione ed equilibrio tra zone boscate, agricole e infrastrutture umane, eccetera) si può contribuire nel tempo a mantenere basso il rischio di incendi intensi e su vasta scala. L’abbandono dell’agricoltura tradizionale e della gestione capillare del territorio da parte dell’uomo è una delle cause in Europa dell’aumento dell’intensità degli incendi.

Un secondo livello di prevenzione è l’informazione della popolazione sui pericoli legati agli incendi. Oltre alle informazioni generali sul fenomeno, anche l’emissione dei divieti di accendere fuoco in caso di pericolo di incendi è fondamentale.

L’abbandono dell’agricoltura tradizionale è una delle cause dell’aumento dell’intensità degli incendi

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Un terzo livello è il grado di preparazione tecnico-tattica e di organizzazione delle forze antincendio sia da terra (pompieri) che aeree (piloti di elicottero) e delle infrastrutture antincendio (per esempio vasche di pescaggio dell’acqua per elicotteri, rete idranti, ecc.).

A livello globale e a lungo termine è poi fondamentale la lotta contro gli estremi climatici derivanti dal cambiamento del clima al fine di scongiurare il continuo ripetersi di situazioni di alto pericolo di incendi.

Il fattore umano che peso ha?

A parte la lava delle eruzioni vulcaniche che può causare incendi nella zona limitrofa, il principale fattore naturale di innesco di incendi è il fulmine. Incendi da fulmine sono molto frequenti nelle foreste boreali come America del Nord, Scandinavia, Siberia, ma possono verificarsi anche sulle nostre montagne, specialmente in presenza di conifere su promontori molto esposti. Attualmente in Svizzera circa il 30% degli incendi sono da fulmine.

Nell’area del Mediterraneo almeno il 95% degli incendi è di origine umana

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Per il restante 70% sono sempre le attività o le infrastrutture umane a fornire l’energia di innesco. Nell’area del Mediterraneo si calcola che almeno il 95% degli incendi sia di origine umana (colposi o dolosi che siano). La componente umana è quindi molto importante alle nostre latitudini, sia nella formazione del combustibile (la gestione del territorio di cui abbiamo parlato prima), che come causa diretta di innesco.

Cosa sono gli incendi volontari controllati a scopo preventivo? Potrebbero rappresentare uno strumento efficace?

Gli incendi controllati (detti anche incendi prescritti) sono una tecnica che viene adottata in condizioni meteorologiche favorevoli (umidità del terreno abbastanza alta da scongiurare il propagarsi violento del fuoco, umidità dello strato erbaceo e arbustivo abbastanza bassa da garantire un abbruciamento lento del combustibile) al fine di diminuire il carico di combustibile presente nel territorio. Possiamo vederlo anche come un’alternativa moderna al ruolo che hanno sempre avuto le attività agricole tradizionali come gli uliveti estensivi e la pastorizia nel Mediterraneo o la pastorizia e la castanicoltura da frutto alle nostre latitudini.

Gli incendi prescritti, o controllati, richiedono molta preparazione e attenzione. Copyright 2021 The Associated Press. All Rights Reserved

È una tecnica molto complessa che esige una minuziosa preparazione e la presenza di operatori specializzati. Lo scopo è quello di ridurre il combustibile (quindi rami secchi, foglie, eccetera) e di avere i vantaggi ecologici del fuoco prevenendo nel contempo la possibilità che durante la stagione pericolosa vi siano gravi incendi incontrollabili.

Come si controllano e quali effetti hanno sulla fauna?

Si controllano scegliendo la finestra meteorologica favorevole e accompagnando/dirigendo il fuoco nella porzione di territorio designata.

Sulle ceneri del fuoco prescritto poi nascono nuove specie di vegetali

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Ovviamente per alcune specie di invertebrati che vivono sul suolo e nella lettiera può costituire un problema, ma la maggior parte della fauna ha il tempo di mettersi al riparo e gli effetti sono molto minori rispetto a un incendio incontrollato e molto intenso. Sulle ceneri del fuoco prescritto poi nascono nuove specie di vegetali che hanno bisogno di luce per svilupparsi e si generano nuovi habitat anche per altre specie di animali.

Dopo un incendio boschivo, c’è un margine di tempo che deve passare prima di poter piantare alberi sui territori colpiti dalle fiamme?

Per quanto riguarda la piantagione post-incendio, in molti casi non è necessaria perché la vegetazione adattata al fuoco è abituata a reagire dopo l’incendio (per esempio la macchia mediterranea) e di solito crea rapidamente una nuova generazione di piante sia da seme che da ricacci dal ceppo. Le piantagioni sono necessarie quando si stima che la natura sia troppo lenta nel ripristinarsi e si ha bisogno più rapidamente di un bosco in grado di proteggere dai pericoli naturali (può essere il caso da noi nelle Alpi quando il fuoco non lascia scampo agli alberi bruciati, come può succedere con le conifere).


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