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Il sogno, sempre meno realizzabile, della casa propria

Una coppia seduta a tavola insieme in un appartamento.
Uno studio di Credit Suisse spiega i motivi per cui i giovani lasciano più tardi la casa dei genitori.

La stragrande maggioranza dei giovani svizzeri (quasi quattro su cinque) ambisce ad avere un giorno una casa o un appartamento proprio, ma per la gran parte di loro il sogno rimarrà solo un miraggio: è quanto emerge da uno studio pubblicato oggi da Credit SuisseCollegamento esterno.

Gli economisti della grande banca si sono chiesti se la proprietà abitativa sia ancora tanto importante per le generazioni Y e Z come lo era per quelle dei loro genitori e la risposta è stata chiara: il 77% dei 16-25enni interrogati nell’ambito di un sondaggio realizzato nel 2020 desidera possedere una casa unifamiliare o un appartamento. Il dato viene ritenuto degno di nota, considerando che la Svizzera presenta a livello internazionale uno dei tassi di più bassi in materia di alloggi propri (36%).

Solo il 5% dei 25enni e il 30% dei 40enni ha un’abitazione

Il forte desiderio di sedersi fra le proprie quattro mura non si tramuta però in un acquisto immediato: solo il 5% dei 25enni è proprietario, una quota che sale all’8% fra i 30enni, al 19% fra i 35enni e al 30% fra i 40enni. L’accesso tardivo alla propria casa è riconducibile a due motivi principali: in primo luogo, i giovani adulti desiderano restare inizialmente flessibili e scoprire il mondo, fintanto che la formazione di una famiglia non rappresenta ancora un tema importante, e di conseguenza l’alloggio in affitto resta inizialmente la forma abitativa più pratica; in secondo luogo, i prezzi elevati degli immobili rappresentano un ostacolo crescente.

Il costo medio di un appartamento è di 850’000 franchi

In Svizzera il costo medio di un appartamento di proprietà di quattro o più locali ammonta a 850’000 franchi. Per poterselo permettere un’economia domestica deve avere un reddito di 150’000 franchi e oltre, secondo le norme calcolatorie di sostenibilità, per una quota di finanziamento del debito dell’80%. Tale importo è superiore al reddito medio delle economie domestiche ed è irraggiungibile per le giovani coppie. Inoltre bisogna anche accumulare sufficienti mezzi propri, almeno 170’000 franchi.

Sulla base dei livelli raggiunti dai prezzi, l’età del primo acquisto è salita negli ultimi anni e dovrebbe continuare a salire in futuro. Al momento questo sviluppo ha effetti limitati sui giovani, perché la loro situazione di vita è ancora poco adatta alla proprietà abitativa e comunque solo in pochi dispongono dei capitali necessari. La novità – si legge nello studio – è però rappresentata dal fatto che il sogno della casa propria sarà sempre più raramente realizzabile anche negli anni successivi.

Una tendenza che può peggiorare

Secondo gli economisti di Credit Suisse la gran parte dei giovani non avrà mai una abitazione propria. Già oggi gli elevati requisiti e il considerevole aumento dei prezzi stanno provocando un calo del tasso di proprietà abitativa, in particolare tra chi ha meno di 50 anni. “Per le generazioni Y e Z l’abitazione di proprietà rimarrà perciò spesso un miraggio”, affermano gli specialisti nell’edizione di giugno 2021 del loro Monitor Immobiliare Svizzera.

I ricercatori sottolineano peraltro come in ambito immobiliare esistono pochissimi studi che si occupino approfonditamente dei giovani. Mentre alle forme abitative della terza età si dedicano molti articoli e libri, colpisce come il tema dell’abitare in gioventù sia scarsamente trattato. Anche gli stessi giovani parlano raramente del tema, a differenza di quanto avveniva in passato, quando la penuria di alloggi innescava proteste. L’argomento non viene ritenuto rilevante dagli interessati, che danno la precedenza alla previdenza per la vecchiaia, ai cambiamenti climatici e – di recente – agli effetti della pandemia.

Fuori dall’ovile solo dopo i 25

Non deve quindi sorprendere – proseguono gli autori dello studio di Credit Suisse – che i giovani oggi lascino la casa dei genitori in età più avanzata rispetto a quanto facessero in passato, cioè perlopiù solo dopo i 25 anni. Un’importante spiegazione di questo fenomeno risiede nel prolungamento del periodo di formazione: ad esempio la quota di maturità è passata dal 26 al 41% tra il 2000 e il 2018. Di conseguenza, l’ingresso nel mondo del lavoro è posticipato, così come lo è la creazione di una famiglia.

Quando finalmente lasciano la casa dei genitori, i giovani privilegiano le aree urbane – se non direttamente il centro, almeno i comuni dell’agglomerato. In base a quanto rilevato dagli esperti della banca la maggioranza si trasferisce con il proprio partner, più di un quarto va a vivere da solo e circa un sesto dei giovani opta per la coabitazione. Quest’ultimo modello abitativo gode di crescente popolarità e, rispetto al 2011, risulta notevolmente più diffuso in tutte le fasce d’età, ma in particolare a partire dai 25 anni, quando la maggioranza lascia la casa di mamma e papà.

Il futuro è nei microappartamenti?

Negli ultimi anni nuovi modelli abitativi si sono affermati come nicchie e vengono osservati con interesse dagli investitori che sono alla ricerca di alternative. Tra questi vi sono le case dello studente, i microappartamenti e, di recente, la coabitazione. Queste tre forme abitative hanno in comune il contesto urbano e l’utilizzo efficiente dello spazio abitativo limitato. Gli alloggi offerti rimangono così finanziariamente accessibili per i singoli occupanti grazie al fabbisogno ridotto di superfici.

Tvsvizzera.it/Ma.Mi./ats

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