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Dopo 100 anni, il “furto del secolo” affascina ancora

Il nipote del ladro della Gioconda racconta la vita di un “nonno” speciale che nel 1911 rubò dal Louvre il dipinto di Leonardo

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 giugno 2014 - 19:30

Il furto della Gioconda, compiuto il mattino del 21 agosto 1911, continua a far discutere in tutto il mondo. Libri, giornali, film, documentari, tutti provano a ricostruire la storia del celebre ladro, Vincenzo Peruggia di Dumenza, paese al confine con al Svizzera, che una mattina di lunedì, giorno di chiusura del Louvre, diede "nuova vita" al quadro di Leonardo. Sembra la sceneggiatura, la trama di un film, invece è la storia reale di uno scalpellino decoratore nato a pochi passi dal Lago Maggiore che in patria viene riconosciuto spesso come un eroe, un patriota, convinto forse di aver riportato in Italia ciò che si diceva fosse stato razziato da Napoleone. O più semplicemente, preso forse da un sentimento di rivalsa nei confronti dei francesi che trattavano in malomodo i lavoratori italiani "distaccati" a Parigi, ha ordito una vendetta la cui eco è ancora presente.

Il racconto del nipote

A raccontare parte della storia a tv svizzera.it è stato il nipote diretto, Silvio Peruggia, che ha aperto anche il portone di casa dove viveva il nonno e dove pare abbia "soggiornato" il quadro. Peruggia fu arrestato nel 1913 a Firenze, dove cercò di rivendere l'opera e dove gli venne comminata una pena mite e dove scontò 7 mesi ed 8 giorni. A Dumenza il sindaco del paese è un lontano parente, Valerio Peruggia, che chiede di ricordare questa terra non solo per aver dato i natali ad un trafugatore di opere d'arte, ma anche a pittori come Bernardino Luino. Un gruppo di studiosi e registi americani che studiano il caso da oltre 30 anni, infine, reputano che in questa storia manchi "un pezzo", un particolare per chiudere definitivamente il caso. Un tassello di un puzzle lungo 100 anni che potrebbe trovarsi proprio in Svizzera.

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