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Crisi dell'energia alle porte: le soluzioni di Berna

Le aziende svizzere devono prevedere di essere sottoposte a tagli dell'elettricità del 30-50% in alcuni momenti di questo inverno e chi in passato ha già agito per cercare di risparmiare non sarà avvantaggiato. © Keystone / Christian Beutler

"Il rischio di una crisi è reale". Vari gli scenari ipotizzati dalle autorità. Di sicuro la bolletta aumenterà.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 luglio 2022 - 13:07
tvsvizzera.it/MaMi con Keystone-ATS

Attualmente l'approvvigionamento elettrico in Svizzera è assicurato. Tuttavia, a causa della guerra in Ucraina, con la conseguente possibile interruzione delle forniture di gas in Europa, e alla siccità attuale, la corrente potrebbe scarseggiare.

È quanto crede la Commissione federale dell'energia elettrica (ElCom) secondo cui, anche pensando alla situazione delle centrali nucleari in Francia sottoposte a revisione, l'approvvigionamento elettrico nel prossimo inverno 2022/2023 potrebbe raggiungere livelli critici. Molto dipenderà anche da quanto farà la Russia, ossia se deciderà di interrompere le forniture.

Il servizio odierno del TG:

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La situazione attuale

Attualmente, ha affermato Urs Meister, direttore dell'ElCom, il livello di riempimento dei laghi artificiali si situa nella mediana pluriennale. Tuttavia, a causa dello scioglimento anticipato dei ghiacciai e dell'ondata di caldo è probabile che quest'anno l'alimentazione da parte degli affluenti sarà inferiore.

Elcom sta attualmente lavorando all'ordinanza per la costituzione di una riserva idroelettrica e alla definizione dei parametri di riferimento. L'ordinanza dovrebbe essere disponibile all'inizio di settembre, ha affermato Meister. Tale riserva - si parla di circa 500 gigawattora - ha lo scopo di colmare le emergenze imprevedibili alla fine dell'inverno. Non è però adatta a colmare una carenza generale, ha puntualizzato.

Aziende costrette al risparmio

Le aziende svizzere devono prevedere di essere sottoposte a tagli dell'elettricità del 30-50% in alcuni momenti di questo inverno e chi in passato ha già agito per cercare di risparmiare non sarà avantaggiato: lo afferma Stéphane Genoud, professore di Management dell'energia alla Scuola universitaria professionale della Svizzera Occidentale (HES-SO). "Purtroppo non si sta giocando all'allarmismo", afferma l'esperto in un'intervista odierna alla radio RTS. "È veramente abbastanza probabile che questo inverno saremo confrontati con una penuria".

Si comincerà a invitare a consumare meno, si proibirà alcuni apparecchi e se questo non sarà sufficiente si imporrà dei contingenti. "Concretamente si guarderà ai consumi e si dirà: il mese prossimo avrete a disposizione il 70% di quello che avete consumato l'anno scorso". Quindi ciascun imprenditore dovrà guardare dove, all'interno del proprio stabile, sarà in grado di risparmiare il 30%.

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Al momento, ha aggiunto Meister, le centrali atomiche sono in linea di massima normalmente disponibili, anche se quella di Beznau, nel canton Argovia, è stata obbligata a ridurre in parte la propria potenza a causa delle temperature molto elevate della acque dell'Aare che vengono utilizzate per il raffreddamento. Attualmente, dei 3000 megawatt (MW) totali di potenza delle centrali nucleari sono in rete tra 2'700 e 2'950 MW. A medio termine la disponibilità delle centrali nucleari francesi è meno certa, a causa delle previste ulteriori verifiche sulla sicurezza.

La situazione sul fronte del gas

In merito al gas, la sicurezza dell'approvvigionamento in Europa il prossimo inverno dipende dalla disponibilità di questo vettore energetico per la produzione di energia elettrica. A causa di lavori di manutenzione programmati, dall'11 al 21 luglio l'Europa non viene più rifornita di gas attraverso la condotta Nord Stream 1. Se in seguito le forniture di gas riprenderanno non dipende tanto da decisioni di natura tecnica quanto da decisioni politiche prese in Russia.

Questi lavori si ripercuotono principalmente sul riempimento degli impianti di stoccaggio in Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria. I flussi di gas verso la Svizzera sono al momento nella norma. In caso di interruzione delle forniture da parte della Russia, le grandi aziende elettriche potrebbero trovarsi ad affrontare problemi di liquidità.

Per questo i Dipartimenti federali dell'energia e delle finanze hanno emanato la legge federale urgente relativa ad aiuti finanziari concessi a titolo sussidiario per salvare le imprese del settore dell'energia elettrica di rilevanza sistemica. Il Consiglio degli Stati ha approvato la legge nel corso della sessione estiva.

Aumento dei costi fino al 20%

Stando a indagini e previsioni degli esperti, le tariffe ultime dell'energia dovrebbero subire un rincaro medio fino al 20% nel corso del 2023. 

Risparmi e contingenti in caso di penuria

Stando al direttore dell'Ufficio federale dell'energia, Benoît Revaz, "stiamo vivendo la prima crisi energetica globale, di cui l'Europa è l'epicentro". A causa della guerra in Ucraina, l'Europa è particolarmente colpita dalla crisi energetica e lo è anche la Svizzera.

In caso di emergenza dovuta a una penuria di gas, il Consiglio federale e il settore dell'energia hanno elaborato un piano graduale per far fronte alla situazione che va dagli inviti alla popolazione affinché usi con parsimonia la corrente al contingentamento quale ultima ratio.

Stando a Michael Frank, direttore dell'Associazione delle aziende elettriche svizzere (VSE), "ogni chilowattora risparmiato conta, non solo quello prodotto ma anche quello consumato". A suo dire, la popolazione può risparmiare elettricità riducendo ad esempio il consumo di acqua calda o riscaldando meno a partire dall'autunno.

Quattro tappe

Bastian Schwark, responsabile del settore Energia dell'Ufficio federale per l'approvvigionamento economico del paese (UFAE), ha dichiarato che se ognuno riducesse di un grado la temperatura del proprio riscaldamento ciò porterebbe a un risparmio del 6% per famiglia.

Schwark pensa che gli appelli al risparmio potrebbero tradursi in una riduzione del consumo di gas in Svizzera di circa il 5%. Solo nel caso in cui ciò non fosse sufficiente, si prevede di ordinare la conversione dei cosiddetti impianti bicombustibili da gas a olio di riscaldamento. Con i primi due passi, sarebbe possibile ridurre i consumi di circa un quinto.

Secondo Schwark, se necessario si potrebbero anche emanare norme vincolanti sulle temperature negli edifici pubblici o negli uffici. Sono in corso di elaborazione proposte in tal senso da sottoporre all'attenzione del Consiglio federale. Un sistema di quote - la quarta fase del piano - è previsto solo se le altre misure non risultassero sufficienti.

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