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Condannati i truffatori coinvolti nella scomparsa di milioni del Viminale

Il Tribunale penale federale a Bellinzona. Keystone / Francesca Agosta

Chiuso il processo al Tribunale penale federale contro tre uomini, due dei quali immischiati nella vicenda dei fondi del Ministero dell’interno italiano scomparsi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 febbraio 2022 - 15:40

Si è concluso con una sentenza di condanna nei confronti di tutti e tre gli imputati il processo che si è tenuto al Tribunale penale federale di Bellinzona contro tre uomini coinvolti nella "scomparsa" dei dieci milioni di euro del Ministero dell’interno italiano.

L’iter giudiziario che, salvo ricorsi, si conclude oggi, nasce da un’indagine iniziata oramai dieci anni fa, nel 2012, e intavolata a seguito di uno scambio di comunicazioni tra le autorità svizzere e la Direzione Nazionale Antimafia di Roma.

Le indagini in Svizzera

L’inchiesta condotta dal Ministero pubblico della Confederazione (ossia la Procura federale) ha portato ad indagare su diverse persone, tra intermediari finanziari, una funzionaria del Viminale e anche un ex alto funzionario dei servizi segreti italiani.

Il procedimento svizzero aveva pure approfondito possibili loro legami con la criminalità organizzata in Italia, emersi dal sospetto rapporto con la potente famiglia camorrista dei Polverino. Una via, quella mafiosa, successivamente scartata mediante abbandono del procedimento.

Il tutto allo scopo di scoprire che fine hanno fatto i circa dieci milioni di euro depositati in Svizzera dal Fondo edifici di culto (FEC), un ente attraverso il quale il Ministero dell’interno italiano gestisce il suo immenso patrimonio culturale (ne abbiamo parlato qui). Dal lavoro di ricerca della procura sono però emerse ulteriori malversazioni.

Gli imputati

Una volta chiuse le indagini, gli accusati finali erano tre. Rocco Zullino, banchiere italiano da tempo basato in Ticino dove è diventato direttore e proprietario della filiale ticinese della storica banca zurighese Höttinger, è stato accusato insieme all’ex dipendente Alfonso Mattei (attualmente in carcere per un’altra vicenda) di presunte malversazioni milionarie a danno di diversi clienti e di falsità in documenti.

Un terzo imputato, l’imprenditore napoletano Eduardo Tartaglia, era infine imputato, anche lui, per altre presunte malversazioni e falsità in documenti. 

Zullino e Tartaglia erano poi accusati di falsità in documenti per due episodi, uno dei quali riguardante il Fondo edifici di culto dello Stato italiano. Per la vicenda FEC, i due sono stati condannati in prima istanza sia a Roma sia a Napoli, ma le sentenze sono state contestate e non sono quindi ancora definitive. 

Il procuratore federale Stefano Herold aveva chiesto 4 anni per Zullino, 2 anni e 9 mesi per Mattei e 1 anno e 8 mesi per Tartaglia. Le difese, invece, massicce riduzioni di pena: 2 anni per Zullino, pena sospesa per Mattei, proscioglimento per Tartaglia.

Tre anni parzialmente sospesi per Zullino

L’esito del processo, i cui dibattimenti si sono tenuti dal 12 al 21 gennaio, ha portato a tre condanne di vario tipo. Zullino è stato riconosciuto l’autore colpevole di ripetuta amministrazione infedele qualificata, ripetuta truffa, ripetuta falsità in documenti e condannato a una pena privativa della libertà di 3 anni. L’esecuzione della pena detentiva è stata tuttavia parzialmente commutata: un solo anno di carcere da espiare e il resto sospeso con la condizionale per un periodo di prova di due anni.

In qualità di gestore patrimoniale esterno, Zullino ha infatti commesso diversi atti di amministrazione infedele a danno di suoi clienti allo scopo di appropriarsi di diverse migliaia di franchi.

Il banchiere è inoltre stato riconosciuto colpevole dalla Corte per avere effettuato degli investimenti contrari al mandato conferitogli dai clienti e sottaciuto a questi ultimi l’incasso di ingenti retrocessioni, oltre che per aver “ingannato con astuzia” i funzionari di una banca, inducendoli ad eseguire ordini indebiti di bonifico dai conti di alcuni clienti per importanti somme di denaro.

Condanna anche per Mattei

Un giudizio di condanna è stato pronunciato anche per Mattei, per tutti gli illeciti che gli venivano contestati.

Anche nel suo caso figura il reato di aver indotto ad eseguire bonifici indebiti, oltre a quello di avere abusato del proprio potere di rappresentanza, nell’ambito di investimenti effettuati per conto di clienti al fine di incassare delle ingenti retrocessioni.

La Corte ha condannato Mattei a una pena detentiva di 18 mesi, interamente sospesa, e a una pecuniaria sospesa di 180 aliquote giornaliere di 30 franchi, con lo stesso periodo di prova di 2 anni.

È stato infine ritenuto colpevole per i falsi documentali anche Eduardo Tartaglia, condannato a una pena pecuniaria di 240 aliquote giornaliere di 30 franchi, sospesa con la condizionale per un periodo di prova di 2 anni.

Risarcimenti e spese procedurali

Il fatto che i reati siano stati commessi molto tempo fa e la durata molto lunga della procedura hanno condotto a una sensibile riduzione della pena, si legge nel dispositivo della sentenza. Ciononostante, i tre saranno comunque tenuti a pagare le spese procedurali a loro carico corrispondenti a 25'000 franchi per Rocco Zullino, 23'922,30 per Alfonso Mattei e 25'000 per Eduardo Tartaglia.

Oltre ai risarcimenti a favore degli accusatori civili cui i tre dovranno provvedere, Zullino e Mattei sono anche tenuti al pagamento di un risarcimento a favore della Confederazione corrispondente a 100'000 franchi per Zullino e 605'000 franchi per Mattei.

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