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Cassis su Bucha: "Rabbia e tristezza"

La Russia rischia nuove sanzioni dopo le ultime rivelazioni sulal situazione in Ucraina Keystone / Ukrainian Presidential Press Ser

Le immagini di Bucha hanno sconvolto il mondo e Berna chiede un'indagine indipendente. Il presidente Ignazio Cassis rimane però prudente sui termini da usare e non vuole parlare di "crimini di guerra" senza una sentenza da parte di un tribunale internazionale .

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 aprile 2022 - 21:45

Le immagini che sono giunte dalla cittadina ucraina di Buucha hanno creato sgomento in tutto il mondo. Mosca respinge le accuse di aver perpetrato un massacro nei confronti dei civili, denunciando una messinscena orchestrata dall'Ucraina, dagli Stati Uniti e dalla NATO. L'Occidente intanto prepara nuove sanzioni e si fanno sempre più insistenti le voci di "crimini di guerra".

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Una condanna che però al momento Berna non pronuncia: la Svizzera ha prontamente chiesto al Tribunale penale internazionale (TPI) e all’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa (OCSE) un'inchiesta indipendente, ha rivelato il presidente elvetico Ignazio Cassis ai microfoni della RSI.

“Sono immagini orribili. La prima reazione – da cittadino – è di sdegno, stupore, delusione, rabbia e tristezza. Come presidente, però, bisogna restare con una mente più fredda e con una visione diplomatica d’insieme”.

Il presidente non ha voluto parlare di crimini di guerra perché questo termine “è il risultato di una sentenza di un tribunale internazionale indipendente. Lo può usare un semplice cittadino, un parlamentare o un giornalista. Ma come presidente di uno Stato occorre essere molto attenti al vocabolario che si usa”.

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I partiti elvetici hanno chiesto nuove sanzioni più pesanti nei confronti di Mosca e queste, ha confermato il capo di Stato, “sono in discussione da diversi giorni. Se l’UE dovesse prendere decisioni in questo senso – come per esempio lo stop al commercio di carburanti fossili da parte della Russia – anche il Consiglio federale analizzerà nel dettaglio il tutto e prenderà le decisioni opportune”. Sanzioni che, ha sottolineato, devono però essere adottate a livello continentale, “altrimenti non hanno efficacia”.

Crimini di guerra? Ci vorranno anni di indagini

Il termine “crimini di guerra” si sta diffondendo sempre di più tra i leader mondiali, ma se mai un giorno ci sarà un processo contro Vladimir Putin, questo avverrà dopo lunghe indagini che potrebbero durare diversi anni. A dirlo è il direttore di Trial International ed esperto di diritti umani e giustizia Philip Grant: “Se viene provato che le forze russe hanno ucciso dei civili, si tratta chiaramente di un crimine di guerra, un comportamento inammissibile proibito dalle convenzioni di Ginevra”.

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È però ancora troppo presto per parlare di genocidio, “a meno che non si scoprano fosse comuni e una chiara intenzione dell’esercito di Mosca di annientare sistematicamente la popolazione ucraina. Ma per ora con questo termine farei attenzione”.

Oltre a quella chiesta da Berna, altre inchieste sono state lanciate in Ucraina, Germania, Polonia, Lituania, Slovacchia e Spagna.

Se anche si avessero le basi per incriminare Vladimir Putin, però, il presidente russo rimane protetto per ora dal suo ruolo di guida del Paese e “sarebbe estremamente difficile portarlo davanti alla corte penale internazionale, a meno che la Russia non cambi regime o che Putin non venga consegnato alla giustizia durante una visita all’estero. Sarebbe però un avvenimento eccezionale”, aggiunge Grant.  “Nei prossimi mesi e anni succederanno ancora molte cose, ma siamo all’alba di cambiamenti fondamentali nell’ordine giuridico internazionale”.

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