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Anche in Svizzera servono più sforzi contro odio e razzismo

Il presidente della Confederazione in carica Ignazio Cassis.
Il presidente della Confederazione in carica Ignazio Cassis. © Keystone / Martial Trezzini

In occasione del Giorno della Memoria, il presidente della Confederazione Ignazio Cassis invita a battersi contro l'antisemitismo, il razzismo, l'odio, la violenza e il totalitarismo. Intanto, un recente rapporto dell'ONU critica la Svizzera su questi aspetti.

Quando commemoriamo l’Olocausto, lo facciamo per le milioni di persone che non sono sopravvissute, ha sottolineato oggi nel suo messaggio il presidente della Confederazione Ignazio Cassis, in occasione del Giorno della Memoria. Cassis ha aggiunto che lo facciamo anche per i superstiti, e per noi. “Solo se capiamo come qualcosa è potuta accadere, possiamo prevenire simili atrocità in futuro”.

“Le generazioni nate dopo la guerra non sono responsabili dell’Olocausto. Ma abbiamo la grande responsabilità di ricordare e di fare tutto il possibile perché la storia non si ripeta”, ha proseguito il consigliere federale. “Non si può commemorare l’Olocausto senza trasmettere informazioni e sapere”.

Altri sviluppi

I passi avanti

“Negli ultimi anni sono stati compiuti notevoli progressi nel settore della tecnologia dell’informazione che permettono di raggiungere anche i giovani per interessarli alla storia e alle testimonianze dei sopravvissuti. Inoltre, a me personalmente e al Consiglio federale in corpore sta molto a cuore la creazione in Svizzera di un luogo commemorativo delle vittime del nazionalsocialismo”, ha asserito ancora Cassis.

L’incontro con Rabinowicz

Esattamente 77 anni fa, il 27 gennaio 1945, le truppe dell’Armata Rossa arrivarono al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e liberarono i superstiti. I prigionieri del campo di concentramento di Buchenwald dovettero invece resistere ancora 11 settimane. Nel suo messaggio, Cassis ha sottolineato il grande onore di aver potuto incontrare qualche giorno fa uno di questi, Fishel Rabinowicz, un uomo che ha definito “straordinario”.

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La forza della pluralità

“Durante l’Olocausto sono state uccise milioni di persone: ebrei, sinti, rom, disabili, omosessuali. I loro sogni e le loro speranze sono stati spenti nel nome di un’ideologia disumana che non tollera la pluralità. Una pluralità che però è proprio la nostra forza”, ha concluso il presidente della Confederazione.

Le critiche dell’ONU

Allo scopo di rafforzare la lotta al razzismo, nel giugno scorso, il Consiglio federale ha adottato un rapporto in cui sono formulate raccomandazioni su come avviare misure contro l’antisemitismo in Svizzera. Uno sforzo che sembra essere più che mai necessario dal momento che la stessa Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha espresso le proprie critiche nei confronti della Confederazione in merito a questo tema.

“La ricchezza moderna della Svizzera è direttamente legata all’eredità della schiavitù”, a constatarlo sono alcuni esperti dell’ONU che hanno denunciato il “razzismo sistemico” tutt’oggi presente in Svizzera e la profilazione razziale operata dalla polizia.

Il “razzismo sistemico”

Durante una visita di dieci giorni, gli esperti – che non parlano a nome dell’ONU – hanno incontrato il giovane recidivo Brian nel penitenziario Pöschwies di Regensdorf, nel canton Zurigo. Il suo caso “è un esempio di razzismo sistemico”, ha detto ai giornalisti la presidente del gruppo di lavoro sulle persone di discendenza africana, l’americana Dominique Day. Molti “non vedono il razzismo sistematico”, per questo le persone di origine africana dovrebbero essere incluse nelle discussioni sul tema.

Pochi giorni prima dell’arrivo della delegazione, le autorità di Zurigo avevano annunciato che il regime di detenzione del giovane delinquente, in precedenza conosciuto con il soprannome “Carlos”, sarebbe stato allentato. Brian è rinchiuso per 23 ore al giorno in una cella individuale, senza alcun contatto con altri prigionieri. In questo caso, sono diversi gli accordi internazionali che secondo Day vengono violati. Anche il relatore speciale delle Nazioni Unite contro la tortura, Nils Melzer, aveva denunciato la situazione.

Banche e forze dell’ordine nel mirino

Nonostante le molte iniziative positive, gli esperti hanno però rilevato anche altri problemi. La delegazione, che comprendeva anche Catherine Namakula e Barbara Reynolds, ha preso di mira in particolare la profilazione razziale e le “umiliazioni” da parte delle forze dell’ordine.

Gli esperti di diritti umani hanno incontrato i famigliari dell’uomo ucciso l’anno scorso dalla polizia alla stazione di Morges, nel canton Vaud, e hanno seguito diverse situazioni simili. Il gruppo di lavoro ritiene che le indagini e i procedimenti giudiziari sulle violenze della polizia non siano sufficientemente indipendenti.

Tra le altre critiche, il gruppo di lavoro deplora la mancanza di riconoscimento del legame della Svizzera con la schiavitù, in particolare per quanto riguarda le banche. Sono state rilevate anche molestie, provocazioni o “misure punitive” nelle università e nelle scuole.

Rapporto fra qualche mese

Il gruppo di lavoro raccomanda alla Svizzera di porre fine all'”impunità” della polizia nominando procuratori indipendenti. Vuole indagini su tutte le morti in detenzione o nei centri d’asilo e più “dati etnici” per valutare la portata della discriminazione razziale.

Ribadendo le richieste fatte da altri esperti dell’ONU negli ultimi anni, il gruppo auspica meccanismi di denuncia indipendenti per le vittime. La futura istituzione nazionale dei diritti umani dovrebbe essere in grado di raccogliere simili denunce, ma questa possibilità non è stata prevista dal Parlamento federale.

Gli esperti hanno incontrato persone di discendenza africana, ma anche rappresentanti delle autorità federali e cantonali, delle forze dell’ordine, delle istituzioni nazionali, delle ONG attive contro il razzismo e la discriminazione razziale. Il gruppo di lavoro riferirà al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a settembre.

La reazione del segretario generale della Federazione svizzera dei funzionari di polizia Max Hofmann nel TG di questa sera:

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