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Abusi nella Chiesa, oltre 900 vittime “ma è solo la punta dell’iceberg”

Una verità che viene alla luce.
Keystone / Esteban Felix

Oltre 900 persone hanno subito abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica in Svizzera dalla metà del secolo scorso. A documentarlo è una ricerca condotta da storici e storiche dell'Università di Zurigo (UZH) su mandato delle autorità ecclesiastiche.

Secondo quanto affermato dall’accademica Marietta Meier, responsabile dello studio Collegamento esternoinsieme alla collega Monika Damman, “quanto scoperto non è che la punta dell’iceberg”. I 1’002 casi di abuso emersi dall’analisi degli archivi segreti delle istituzioni ecclesiastiche sono più numerosi di quelli di cui si aveva notizia finora poiché la maggior parte di essi non sono stati denunciati o i relativi documenti sono andati distrutti.

Oltre 1’000 abusi in 70 anni

Gli episodi venuti alla luce nel primo studio scientifico sull’estensione di questo fenomeno nella Confederazione, coinvolgono 510 aggressori e 921 vittime, che in tre casi su quattro (74%) erano minorenni: salvo rare eccezioni, i reati risultano commessi da uomini. Poco più della metà (56%) delle persone oggetto delle loro sconcertanti attenzioni erano di sesso maschile mentre il 39% di sesso femminile (è ignoto il sesso della quota restante).

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Finora nessuno aveva condotto una ricerca indipendente come questa in cui sono state esaminate decine di migliaia di pagine di documenti riservati redatti dai responsabili ecclesiastici ed effettuate numerose audizioni di persone coinvolte.

La maggior parte degli abusi sono stati perpetrati nell’ambito pastorale: confessioni e consulenze, servizi liturgici, insegnamento religioso, attività per l’infanzia. Un secondo settore toccato è quello della formazione e dell’aiuto sociale: nel 30% dei casi le violenze si sono consumate nelle strutture d’alloggio, scuole e internati cattolici.

Fino agli anni 2000, è stato sottolineato dall’indagine, la maggior parte delle violenze sessuali era stata ignorata, occultata o minimizzata dai responsabili della Chiesa. “Quando erano costretti a intervenire, spesso non lo facevano in favore delle persone coinvolte ma per proteggere gli autori degli abusi, l’istituzione ecclesiastica e la sua posizione”, sostengono gli estensori del rapporto.  

“Un giorno importante per la Chiesa”

In proposito Renata Asal Steger, presidente della Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera, ha dichiarato nel corso della presentazione dello studio ai media, che questo tema “ci preoccupa da molto tempo, ci fa soffrire e ci fa vergognare”. “Abbiamo sfiorato questo problema – ha continuato la responsabile cattolica – abbiamo avanzato innumerevoli giustificazioni e gli interventi non sono stati all’altezza di tutto ciò cui le vittime hanno diritto”.

Anche se oggi vengono alla luce atti atroci e innumerevoli manchevolezze nelle file delle tre organizzazioni nazionali cattoliche, ha aggiunto Asal Steger, siamo riconoscenti, “è un giorno importante per la Chiesa”.

A circoscrivere la portata reale della ricerca, secondo quanto è stato rilevato, è stata la distruzione di documenti, in particolare all’interno di due diocesi, e una pratica “lassista”: episodi di questa natura non sono sempre stati riportati per iscritto e archiviati sistematicamente.

Diritto canonico inapplicato

Inoltre gli studiosi e le studiose hanno constatato la mancata applicazione, per lungo tempo, del diritto canonico in materia, che configura come delitti gravi gli abusi sui minori. In linea generale, inoltre, le sanzioni erano inesistenti o trascurabili.

Le gerarchie ecclesiastiche provvedevano a trasferire sistematicamente, anche all’estero, i religiosi accusati (o condannati in base alle norme canoniche) allo scopo di evitare inchieste penali. Venivano insomma privilegiati, riferisce il rapporto, gli interessi della Chiesa e dei suoi rappresentanti su quelli della comunità dei fedeli.

Il comportamento dell’istituzione religiosa è iniziato a cambiare con l’inizio del secolo corrente, in particolare durante i pontificati di Ratzinger e Bergoglio, che più volte hanno chiesto scusa per gli abusi perpetrati da appartenenti alla Chiesa cattolica.

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