Coronavirus e mobilitazione La mascherina -cucita in casa- arriva in bici

In Belgio, un gruppo di volontari ha prodotto e consegnato 12'000 mascherine in dieci giorni. È solo una di tante storie di solidarietà spuntate in queste settimane di crisi sanitaria. Ma è simbolica anche per la partecipazione di alcuni rifugiati che attraverso il volontariato spiegano di voler contraccambiare il bene ricevuto dalla comunità che ha dato loro asilo.

UNa signora con guanti in lattice scuote un mazzo di fogli A4 come per allinearli; si vedono immagini di mascherine chirurguche

Le istruzioni fornite con le buste di materiale.

RSI-SWI

L'associazione di volontariato sociale MaakbaarLink esterno, a Lovanio nelle Fiandre, è conosciuta per un cosiddetto 'Café réparation', i luoghi dove si recuperano -anziché buttarli- piccoli elettrodomestici e apparecchi elettrici. Ma il café, come tutti i luoghi pubblici, è chiuso. 

Una rapida riconversione dell'organizzazione ha dato i suoi frutti: oltre 12'000 mascherine in poco più di dieci giorni. Merito di 500 volontari, tra cucitrici/tori e corrieri in bicicletta, che le producono e distribuiscono a ospedali e case di cura.

Le buste col materiale -ognuna basta a confezionarne una cinquantina- sono pagate e distribuite dal comune.

Tra i volontari, conosciamo Nusaba e Mohamed. Vengono dalla Siria orientale. Lui è farmacista, professione che in Belgio non può esercitare. Ci conferma che il Covid-19 è arrivato anche in Siria, in regioni ormai prive di personale medico e con strutture sanitarie distrutte.

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