Catalogna, Puigdemont si appella all’Europa


La giudice della Audiencia Nacional, Carmen Lamela, ha convocato il deposto presidente catalano Carles Puigdemont e i suoi tredici ministri per interrogarli giovedì e venerdì prossimi nell’ambito del procedimento che li vede sotto inchiesta per il reato di ribellione.

La magistrata, che due settimane fa aveva ordinato l’arresto per sedizione dei leader indipendentisti Jordi Sachez e Jordi Cuixart, si è dichiarata competente per istruire la denuncia presentata dalla Procura generale dello Stato spagnolo.

Una procedura parallela è stata avviata davanti al Tribunale supremo contro la presidente del parlamento regionale Carme Forcadell e cinque membri dell’ufficio presidenziale dell'assemblea. Secondo l’ordinamento spagnolo tutti gli indagati rischiano pene fino a 30 anni di carcere.

Sul piano politico Carles Puigdemont, fuggito ieri a Bruxelles in auto con cinque suoi ministri, ha precisato nel corso di una conferenza stampa che non intende chiedere asilo politico al Belgio. “Se mi fosse garantito un processo giusto, allora tornerei subito in Catalogna per continuare a lavorare", ha detto l’ex presidente, che ha chiesto all’Europa di “reagire” poiché “la causa catalana mette in questione i valori su cui si basa” il Vecchio Continente.

Il motivo per il quale è riparato a Bruxelles, ha spiegato il leader indipendentista, non era quello di fuggire ma di portare il caso catalano “nel cuore dell’Europa”.

Ma per il momento Carles Puigdemont non sembra trovare interlocutori nelle sedi dell’Ue e del governo belga. “Disporrà degli stessi diritti e doveri di qualsiasi cittadino europeo, né più né meno”, si è affrettato a dire il premier belga Charles Michel.


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