Architettura post-coronavirus Come cambieranno gli edifici e le nostre città

Le attuali costruzioni e gli spazi di lavoro sono perlopiù inadatti alle norme di distanza sociale introdotte per contenere il contagio da coronavirus. Ma se davvero, nel nostro mondo globale, pandemie come questa saranno sempre più comuni, l'architettura e l'urbanistica dovranno adeguarsi? La Radiotelevisione svizzera RSI ha sentito il parere di Mario Botta, Stefano Milan e Herzog & de Meuron.

Un uomo con capelli bianchi e occhiali traccia qualcosa a matita su un ampio tavolo da lavoro; disegni tecnici alle pareti

L'architetto Mario Botta in un'immagine di un anno fa.

© Keystone/ti-press/pablo Gianinazzi

La trasmissione di informazione regionale il Quotidiano si è concentrata sugli spazi di lavoro. 

Prendendo spunto da un approfondimento di Archi -la rivista di riferimento per gli architetti e gli ingegneri della Svizzera italiana- ha chiesto all'esperto cosa ne sarà dei famosi 'open space', grandi stanze concepite per risparmiare in superfici e al contempo favorire la collaborazione.

Ma dalle parole di Stefano Milan, vicedirettore della rivistaLink esterno, pare di capire che a cambiare sarà piuttosto l'organizzazione degli spazi in casa. 

Si tratterà anche soltanto di uno spostamento di mobili per ricavare da una stanza comune, in mancanza di un vero e proprio studio, un luogo dove poter lavorare a lungo senza disagi.




Intanto, dall'intervista emerge che la parola 'distanza' stravolge i piani urbani nazionali: "La Confederazione, nelle sue proposte pianificatorie, indica di concentrare".

Ma allora come cambieranno, le nostre città? Interpellato dal TG, il più conosciuto degli architetti della Svizzera di lingua italiana, Mario Botta, invita a non confondere gli artefatti temporanei -in uso per un'emergenza- con una condizione stabile, culturale. "L'uomo è un animale sociale", osserva. E di una città, "la forma di aggregazione umana più bella e intelligente", gli spazi collettivi sono la vera ricchezza.

Nondimeno, immagini impressionanti come quelle di un papa solo in un'immensa piazza San Pietro indicano forse "la necessità di una riflessione, di una pausa di ripensamento sui nostri obiettivi".

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Anche Jacques Herzog e Pierre de Meuron prevedono che la vita continuerà a ruotare perlopiù attorno ai centri urbani.  Ma dovremo "ripensare le nostre città, come è già accaduto più volte nella storia", ha spiegato Herzog. 

L'obiettivo sarà rendere le zone urbane più sostenibili ed ecologiche.




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