170 morti nelle violenze Nicaragua, è tregua tra Ortega e l'opposizione

Due barricate di ciottoli (una in primo piano, una da lontano) su una strada di un quartiere di cui si vede poco

Barricate erette dagli anti-governativi in una strada di Masaya (immagine d'archivio).

Keystone

Il governo del Nicaragua e le forze d'opposizione hanno concordato una tregua, dopo due mesi di violenze nelle quali sono morte morte circa 170 persone. I negoziati a Managua sono stati mediati dalla Chiesa cattolica.

Secondo quanto riferito da Bbc online, l'intesa prevede l'istituzione di una commissione per la verità, che indagherà sui decessi e gli atti di violenza per identificarne i responsabili. Sarà consentito l'ingresso nel Paese a investigatori internazionali.

Le proteste erano scoppiate il 19 aprile scorso, dopo che il presidente nicaraguense Daniel Ortega aveva imposto tagli ai programmi previdenziali e della sicurezza sociale.

Il dissenso manifestato nelle piazze è diventato la più grande sfida per l'autorità di Ortega dal suo insediamento nel 2007. Il presidente sostiene che nei raduni si siano infiltrati criminali e membri di gang.


Attivisti e dirigenti sindacali hanno accusato Ortega di repressione violenta e gli hanno chiesto più volte di dimettersi, ma il capo di Stato non ha mostrato finora alcuna volontà di accettare richieste di elezioni anticipate.

Funzionari governativi, gruppi della società civile d'opposizione e vescovi cattolici si attendono un'immediata cessazione della violenza e delle minacce da parte di tutti.

L'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani, la Commissione interamericana dei diritti umani e i rappresentanti dell'Unione europea saranno invitati in Nicaragua per contribuire all'inchiesta, cosa che farà anche la Chiesa cattolica romana del Paese.

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