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"Matrimonio per tutti": il Governo sprona il "sì"

Se la legge viene accettata, coppie eterosesuali e omosessuali avranno gli stessi dirittti e doveri Keystone / Anthony Anex

La consigliera federale Karin Keller-Sutter, direttrice del Dipartimento federale di giustizia e polizia, ha difeso martedì il matrimonio per tutti: le coppie omosessuali devono poter avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali. Il popolo svizzero si recherà alle urne il prossimo 26 settembre per esprimersi a questo proposito.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 giugno 2021
tvsvizzera.it/mrj con keystone-ATS

La legge “Matrimonio per tutti” è stata accettata dal Parlamento in dicembre, si basa su un’iniziativa parlamentare dei Verdi liberali del 2013 e andrebbe a porre allo stesso livello tutti i matrimoni, che siano tra persone di sesso opposto o dello stesso sesso. Le coppie omosessuali attualmente hanno solo la possibilità di registrare la propria unione: una soluzione che però non offre loro gli stessi diritti di un matrimonio a tutti gli effetti.

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Se il testo sarà adottato, le coppie dello stesso sesso potranno avere accesso alla naturalizzazione facilitata, alle adozioni (attualmente è possibile adottare i figli del partner, ma non adottare in coppia) e alla procreazione assistita. Rimarranno comunque delle limitazioni su questo ultimo punto: il ricorso a donazioni di sperma anonime, donazioni di ovuli e alla maternità surrogata continueranno a essere proibiti.

Ogni anno in Svizzera circa 700 coppie omosessuali registrano la loro unione e migliaia di bambini vivono oggi con due mamme o due papà. Secondo Keller-Sutter la questione del benessere o meno di questi bambini non riguarda la presenza di due genitori dello stesso sesso. Se ci sono problemi in famiglia, sono legati soprattutto al rapporto che c’è tra i due genitori, di qualsiasi sesso essi siano.

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Un comitato interpartitico, composto principalmente da rappresentanti di formazioni di centro-destra, si oppone però a questo progetto di legge, che andrebbe a creare una “frattura sociale e politica che elimina la definizione storica del matrimonio inteso come l’unione duratura tra un uomo e una donna”. Per questo motivo ha lanciato il referendum sul quale gli elettori dovranno esprimersi fra tre mesi.

Non la pensa così invece il Governo, secondo il quale non esistono ragioni per non accettare questa modifica: “Non sta allo Stato dettare alle persone come organizzare la loro vita privata”.


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