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L'opposizione sfida il divieto di manifestare ad Hong Kong

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Ad Hong Kong la situazione è presto degenerata

Migliaia di manifestanti antigovernativi hanno marciato sabato lungo le strade di Hong Kong nonostante il divieto di riunione decretato dalle autorità.

La polizia ha fatto uso di gas lascrimogeni e di idranti per disperdere i dimostranti nei pressi della sede dell'Esercito popolare di liberazione. A loro volta gli oppositori hanno risposto con il lancio di mattoni e molotov verso le forze dell'ordine.

Il Fronte civico dei diritti dell'uomo, all'origine delle grandi manifestazioni che da giugno stanno scuotendo l'ex colonia britannica, aveva annullato l'invito a manifestare per il quinto anniversario della decisione di Pechino di limitare le riforme democratiche. Ma sotto una marea di ombrelli gli attivisti democratici si sono uniti spontaneamente a una "marcia cristiana" mentre un'altra parte ha improvvisato proteste nel quartiere commerciale di Causeway Bay e in altri luoghi della città.

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L'analisi di Loretta Dalpozzo

I cortei, sprovvisti di veri leader, avevano come parola d'ordine quella di "essere come l'acqua", vale a dire senza un itinerario predefinito. La polizia ha collocato barriere attorno ai principali edifici governativi e piazzato due cannoni d'acqua nei pressi dell'Ufficio di collegamento, simbolo del potere cinese.

Venerdì diversi esponenti dell'opposizione sono stati arrestati, tra i quali Joshua Wong, leader del movimento degli ombrelli che aveva paralizzato nel 2014 l'ex colonia. È stato rilasciato su cauzione dopo essere stato accusato di aver organizzato manifestazioni non autorizzate.

L'attuale contestazione, sorta in aprile contro il progetto di legge sull'estradizione nella Cina continentale degli indagati, si è allargata e ora mira a salvaguardare l'insieme delle libertà di cui gode la regione a statuto amministrativo speciale. Per numerosi militanti la formula "un paese, due sistemi" è seriamente minacciata dalle crescenti pressioni di Pechino.

Per la Cina queste proteste, le più vaste dall'ascesa al potere di Xi Jinping nel 2012, sono alimentate dall'ingerenza di potenze straniere, Stati Uniti in testa, e per questo motivo è concreta la minaccia di un intervento diretto per porre fine alla crisi. In proposito i media cinesi hanno sottolineato che i militari presenti ad Hong Kong non svolgono una funzione eminentemente simbolica e potrebbero attivarsi se la tensione dovesse acuirsi.  

tvsvizzera/reuters/spal con RSI (TG del 31.8.2019)

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