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Unioni civili, rinvio al Senato

Si cerca un'intesa sulle adozioni, il Pd intende andare avanti, Ncd vuole lo stralcio mentre il M5S si defila

Questo contenuto è stato pubblicato il 17 febbraio 2016 - 21:37

Si fa incandescente il clima in Parlamento sulle unioni civili. In mattinata il Pd, spaccato sulla questione dell'adozione del figlio del partner (stepchild adoption), ha chiesto il rinvio della discussione in Senato dove i numeri della maggioranza sono risicati, soprattutto dopo che il Movimento 5 Stelle, su iniziativa di Beppe Grillo, si è defilato non garantendo più i numeri necessari. La strategia dei pentastellati è quella di mettere in crisi il governo su una battaglia che alla vigilia era comune.

Intanto cattolici all'interno del Pd e gli alfaniani di Ncd hanno reiterato la proposta di uno stralcio dell'articolo 5 sulla stepchild adoption dal ddl Cirinnà. Nel pomeriggio il gruppo democratico al Senato ha però confermato l'intenzione di procedere con il testo integrale della legge votando articolo per articolo, lasciando libertà di coscienza sugli emendamenti. Ma l'adozione del cosiddetto "canguro" (votazione unica su tutti gli emendamenti) comporterebbe molte critiche da parte degli altri gruppi e in questo momento non sembra opportuno insistere troppo su quest'ipotesi, anche perché potrebbe mancare la maggioranza.

Amarezza è stata espressa dalla autrice del ddl, la senatrice Monica Cirinnà che ha detto di chiudere la carriera politica con questo scivolone. "Pagherò per essermi fidata dei 5 Stelle perché sicuramente si poteva andare ad altri accordi ma altri accordi avrebbero svenduto diritti", ha affermato la parlamentare dem. "Abbiamo rispettato il programma del nostro partito facendo unioni civili alla tedesca con adozione del figlio del partner e chi non lo voleva fare doveva fare un altro lavoro e forse proporre altre maggioranze".

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