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Unioni civili: movimento lgbt in piazza, "non ci basta"

A una settimana dall'approvazione al Senato italiano della legge sulle unioni civili, a Roma è scesa in piazza la comunità lgbt per chiedere ancora più diritti

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 marzo 2016 - 20:52

Sono tanti, più di quello che qualcuno temeva ma certamente meno di quello che molti sognavano. Quarantamila secondo gli organizzatori, diecimila secondo alcuni, sicuramente alcune migliaia di persone c'erano, sabato pomeriggio, a riempire una buona parte di Piazza del Popolo a Roma, arrivate da tutt'Italia per manifestare sulle unioni civili.

Sfumature di tono a parte, tutti, associazioni lgbt e persone in piazza, d'accordo sul fatto che se è vero che dopo 30 anni c'è finalmente una legge, il compromesso trovato al Senato non basta e che l'obiettivo da raggiungere al più presto è la piena uguaglianza. Cioè matrimonio egualitario e riconoscimento di tutti i diritti, figli compresi.

Tra le tante bandiere arcobaleno e gli striscioni contro i politici "omofobi", molti bambini con due papà o due mamme.

Dal palco, condotto da Giulia Innocenzi, la presidente di Famiglie Arcobaleno, Marilena Grassadonia, invita la gente a "continuare a lottare con forza, finchè l'onda della nostra indignazione non travolgerà questa politica". "E' impensabile che nel 2016, in Italia, si faccia una legge che non tutela i bambini - dice - chiediamo solo doveri verso i figli partoriti con la pancia o col cuore. Nessuno ci potrà impedire di portare avanti la nostra battaglia".

Quella passata al Senato "è una legge al ribasso, ma deve comunque andare avanti. Da domani tante famiglie arcobaleno potranno unirsi civilmente, ma per noi non sarà una festa".

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