Ufficio federale di statistica La povertà esiste anche in Svizzera, ma per pochi dura a lungo

Di Zeno Zoccatelli

Anche nella ricca Svizzera il problema della povertà esiste e, talvolta, tocca chi un lavoro ce l'ha. L'Ufficio federale di statistica ha pubblicato martedì i risultati di un'indagine da cui emerge però che nella Confederazione, rispetto alla maggior parte dei paesi europei, si tende a non rimanere poveri a lungo.


Nel 2016 circa 615'000 persone in Svizzera, di cui 140'000 con un'attività lavorativa, versavano in condizioni di povertà reddituale, l'equivalente del 7,5% della popolazione totale. È quanto risulta dall'indagine dei redditi e le condizioni di vita (SILC) e dalla prima edizione di "La dinamica della povertà in Svizzera" dell'Ufficio federale di statistica Link esterno(UST).

Rispetto ai due anni precedenti il tasso tende al rialzo (2014: 6,7%, 2015: 7,0%), oscillando tuttavia nell'ambito della volatilità statistica, indica martedì l'UST.

In Svizzera figura sotto la soglia di povertà chi non dispone di risorse finanziarie sufficienti per acquisire beni e servizi necessari a una vita integrata socialmente. 

Questa soglia include il forfait per il mantenimento, le spese individuali per l'alloggio e una somma pari a 100 franchi al mese per altre spese per ogni persona di 16 anni o più facente parte dell'economia domestica.

Questa soglia nel 2016 è stata fissata a 2'247 al mese per una persona sola e a 3'981 per un nucleo famigliare di due adulti e due bambini. 

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Tra i gruppi più esposti vi sono le persone che vivono sole o in economie domestiche monoparentali con figli minorenni, quelle senza formazione scolastica post-obbligatoria e quelle che vivono in economie domestiche in cui nessun membro è occupato.

Deprivazione materiale

La situazione rimane tuttavia meno grave rispetto alla maggior parte di altri paesi europei. Questo salta all'occhio se si considerano i dati relativi alla cosiddetta "deprivazione materialeLink esterno". Questa misura prende in conto nove tipologie di spese differenti (dal riscaldamento all'affitto, passando per l'abbonamento telefonico). 

È considerato in una situazione di deprivazione materiale chi non riesce a far fronte ad almeno tre di questi elementi, mentre è in grave deprivazione materiale chi è impossibilitato a pagarne quattro su nove. 

In Svizzera le persone con un'occupazione e, al contempo, in una situazione di grave deprivazione materiale rappresentavano l'1% della popolazione nel 2016 contro il 7,7% dell'Italia e il 4,5% della media europea. 


Poveri, ma per poco tempo

La nuova pubblicazione dell'UST ha permesso per la prima volta di analizzare per quanto tempo le persone sono colpite dalla povertà. È emerso che dal 2013 al 2016 in Svizzera è risultato povero almeno una volta il 12,3% della popolazione, nettamente di più rispetto ai valori annuali.

Dopo un anno la maggior parte delle persone è tornata a percepire un reddito al di sopra della soglia di povertà. Lo 0,9% della popolazione ha vissuto in povertà nell'arco di tutto il quadriennio. 

Grafico UST
Ufficio federale di statistica (UST)

Un confronto a livello europeo in questo ambito è possibile con l'indicatore del tasso di rischio di povertà. Per convenzione, l’Unione europea fissa la soglia di rischio di povertà al 60% della mediana del reddito disponibile equivalente di un paese. 

Nel periodo 2013-2016 il 23,5% della popolazione elvetica è finito almeno una volta sotto questa soglia. La media europea è del 27,2%, l'Italia è al 29%. 

Tuttavia per la Confederazione la situazione migliora se si guarda al lungo termine. Infatti solo il 4,2% della popolazione svizzera si è ritrovata in situazione di precarietà per tutto il quadriennio, mentre in Italia questa percentuale si attesta al 10,7%, la media europea è dell'8,1%.

"Con una delle quote più basse delle persone esposte al rischio di povertà a lungo termine (durata da 3 a 4 anni) la Svizzera ha registrato, tra il 2013 e il 2016, un tasso di rischio di povertà al di sotto della media. La situazione in Svizzera può essere quindi valutata relativamente positiva", scrive l'UST. 


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