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Tradurre, tradire, amare Frisch e Dürrenmatt visti dalle loro traduttrici

È facile dire che tradurre è un po' tradire. Dietro a una traduzione di un'opera letteraria c'è tutto un universo - spesso negletto - che abbiamo cercato di penetrare e capire. E l'occasione ce l'ha data la "Book Pride" di Milano: Pro Helvetia ha infatti presentato, all'interno della fiera dell'editoria indipendente, "Suisse Pride" mettendo l'accento sui traduttori e sulle traduzioni dei grandi scrittori svizzeri.

Come si può leggere nella presentazione di una delle conferenze organizzate da Pro HelvetiaLink esterno durante la Book PrideLink esterno milanese organizzata negli spazi del Mudec, "le opere di due grandi autori svizzeri del Novecento agli esordi della loro attività letteraria vengono proposte a distanza di oltre mezzo in traduzione italiana: "Il silenzio", un racconto della montagna di Max Frisch, racconto inedito sul senso dell'esistenza e sulla ricerca della propria identità; "Il giudice e il suo boia" di Friedrich DürrenmattLink esterno, un "giallo" che riflette sull'imperfezione umana e sul caso che governa i destini, sulla giustizia e sulla grazia.

Sono subito emerse le difficoltà che si incontrano nel momento in cui si affronta un testo letterario. Come tradurre e non tradire il testo originale? Si può parlare di attualizzazione dei testi al momento della traduzione? Come immedesimarsi nel testo per rendere il senso dell'opera? Tutte domande che un traduttore deve per forza farsi al momento di affrontare un testo. E se quest'opera è già stata tradotta da qualcun altro? Come affrontare la nuova traduzione?


"Il Silenzio" di Max Frisch

Abbiamo dunque incontrato Paola Del Zoppo che ha recentemente tradotto in italiano "Il Silenzio. Un racconto della montagna". Un'opera "giovanile" mai tradotta in italiano. Del Zoppo che nella sua formazione liceale ha dovuto fare i conti con Frisch, con "Andorra" e "Homo Faber", oggi è ricercatrice all'Università di Siena e direttrice editoriale della Del Vecchio EditoreLink esterno.


"Il Giudice e il suo boia" di Friedrich Dürrenmatt

Il discorso cambia con Donata Berra che ha recentemente tradotto in italiano "Il giudice e il suo boia" di Friedrich Dürrenmatt. Primo perché del testo c'è già una taduzione. Secondo perché tradurre Dürrenmatt che ha sempre pensato attraverso le immagini è al quanto ostico. Donata Berra, nata a Milano, oggi vive a Berna. È la traduttrice di importanti autori di lingua tedesca (Zweig, Hildesheimer, Dürrenmatt) ma è anche autore, una poetessa (A memoria di mare)Link esterno.




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