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La corte di Napoli è lombarda

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L'architetto di Melide che dovette lasciare Roma per Napoli avrebbe potuto passare alla storia per la scoperta dei resti di Pompei, ma...

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 dicembre 2020 - 09:37
Mario Messina, RSI News

Il nome di Domenico FontanaLink esterno a Napoli è associato a tante opere artistiche, urbanistiche e architettoniche: il Palazzo Reale, che svetta prepotente nell’enorme Piazza Plebiscito; l’assetto urbanistico del Borgo Santa Lucia e il disegno della fontana del Dio Nettuno. Paradossalmente, però, in città è più famoso per una non-opera: la mancata scoperta di Pompei. Intorno al 1590, «Fontana fu incaricato di costruire un acquedotto», spiega Federico Quagliuolo, direttore del webmagazine Storie di NapoliLink esterno. «Durante i lavori, però, furono trovati tantissimi reperti archeologici che spinsero l’architetto a sospendere gli scavi».

Se fossero continuati sarebbe uscita fuori Pompei in tutta la sua magnificenza e sarebbe stato un ulteriore tassello nel curriculum di Fontana. Ma di tasselli, nella vita professionale dell’architetto non ne mancano. «Domenico Fontana – spiega Paola Carla VerdeLink esterno, ricercatrice presso l’Archivio del Moderno dell’Università della Svizzera ItalianaLink esterno – ha avuto una vita costellata di successi, ma anche di sconfitte. Sempre, però, tenendo presente le sue origini. Fino alla fine, con la scelta di farsi seppellire nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi» dove il suo sepolcro è visitabile ancora oggi.


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