Votazioni del 29 novembre in Svizzera: partenza col botto per l’iniziativa sui fuochi d’artificio
Un vantaggio “molto consistente” per l’iniziativa sui fuochi d’artificio, grande incertezza riguardo a quella sulla fiscalità delle coppie sposate e nessuna maggioranza, per ora, né per il finanziamento della 13esima rendita AVS né per la revisione della legge sul materiale bellico: sono queste le tendenze che emergono dal primo sondaggio della SSR.
La campagna in vista delle votazioni del 29 novembre è ancora agli inizi e la formazione delle opinioni è dunque nel complesso ancora poco avanzata, ricordano innanzitutto i politologi e le politologhe di gfs.bern, l’istituto che ha realizzato il primo sondaggio per conto della SSR (Società svizzera di radiotelevisione, casa madre di Swissinfo).
Tra i quattro oggetti sottoposti al voto, tuttavia, ce n’è uno sul quale l’elettorato sembra essersi già fatto un’idea precisa: l’iniziativa che mira a limitare la vendita e l’uso dei fuochi d’artificio rumorosi. Tre quarti delle persone interrogate hanno già deciso con certezza come votare.
Se la votazione si fosse svolta l’11 ottobre, il progetto sarebbe stato approvato con quasi il 70% dei voti. Con appena il 2% di indecisi e un vantaggio di 40 punti percentuali per il fronte favorevole, “l’iniziativa entra nella fase principale della campagna in una posizione di forza”, secondo gfs.bern.
L’iniziativa raccoglie una maggioranza in tutte le regioni linguistiche e in ogni schieramento politico. Il sostegno più marcato proviene dall’elettorato rosso-verde, ma il sì prevale anche tra i simpatizzanti del Centro, del Partito liberale radicale (PLR) e dell’Unione democratica di centro (UDC). Le donne sostengono il progetto nel 76% dei casi, contro il 60% degli uomini.
Oltre l’80% delle persone intervistate condivide gli argomenti del comitato promotore dell’iniziativa, secondo cui i fuochi d’artificio inquinano, causano stress agli animali e possono provocare incidenti. È proprio l’argomento della sicurezza a risultare il più convincente.
Finanziamento dell’AVS: spaccatura generazionale
Per quanto riguarda l’aumento dell’IVA destinato a finanziare la 13esima rendita AVS, né il sì né il no dispongono attualmente di una maggioranza. Poco più della metà delle persone mobilitate ha già maturato un’intenzione di voto definitiva, ciò che lascia ancora “un considerevole margine di manovra”, osserva gfs.bern.
L’età appare determinante per questo tema: il “no” (56%) prevale nettamente tra i 18-39 anni, mentre il “sì” domina nelle stesse proporzioni tra le persone di più di 65 anni, ovvero la fascia che beneficerà direttamente della nuova rendita già da dicembre.
Per contro, nonostante il previsto aumento dell’IVA, si riscontrano pochissime differenze in base al livello di reddito delle famiglie. “La questione del potere d’acquisto non entra in gioco in questo caso”, sottolinea Lukas Golder, politologo di gfs.bern.
Se si considerano le affiliazioni partitiche, “il centro-sinistra è cautamente favorevole, mentre la destra è più critica”, riassume Golder. L’elettorato del Partito socialista (PS) direbbe “sì” al 60%, quelli dei Verdi e del Centro al 58% e quello del Partito Verde-Liberale (PVL) al 56%. Il “no”, invece, prevale chiaramente tra le file del PLR (54%) e dell’UDC (68%).
Le argomentazioni del campo del “no” trovano forte riscontro. In linea di principio, quasi il 70% delle persone intervistate ritiene che le lacune nel finanziamento dell’AVS non dovrebbero essere colmate con ulteriori tasse, ma con riforme strutturali. Tuttavia, l’idea che l’aumento dell’IVA sia un “compromesso ragionevole” per finanziare la 13esima rendita AVS sembra essere l’argomento più idoneo a spingere le persone a recarsi alle urne.
Fiscalità delle coppie sposate: regna l’indecisione
A circa sette settimane dal voto, il 55% delle persone interrogate approverebbe l’iniziativa per un’imposizione fiscale più equa delle coppie sposate, mentre il 34% voterebbe contro. Gli indecisi restano però relativamente numerosi, all’11%, e le intenzioni di voto potrebbero ancora evolvere sensibilmente.
L’elettorato del Centro (il partito che ha promosso l’iniziativa) è quello che sostiene il progetto in misura maggiore (71%), seguito da quello dell’UDC (64%). In seno al PLR il sostegno è più contenuto (52%). Al contrario, solo il 40% dell’elettorato dei Verdi e del PS, e il 45% di quello del PVL si dichiara favorevole.
Sebbene l’istituto gfs.bern evidenzi una divisione tra città e campagna – il tasso di approvazione sale al 67% nelle zone rurali contro il 51% in quelle urbane – è lo stato civile a costituire la principale linea di frattura.
“Il sostegno è chiaramente più marcato tra le persone che si sentono personalmente coinvolte”, ovvero quelle sposate o in un’unione domestica registrata, spiega la politologa Corina Schena. Queste ultime sostengono l’iniziativa al 65%, mentre il “sì” è minoritario tra le persone single o che convivono.
Divisioni “classiche” sul materiale bellico
La revisione della legge federale sul materiale bellico (LMB), infine, non riesce in questa fase a ottenere la maggioranza, raccogliendo il 49% di pareri favorevoli.
Anche su questo oggetto gli equilibri possono ancora cambiare notevolmente. “Considerati i rapporti di forza serrati, gli effetti della mobilitazione dovrebbero svolgere un ruolo importante nel prosieguo della campagna di votazione”, indica l’istituto.
Diverse linee di frattura emergono già chiaramente. Sul piano politico, il sostegno si colloca nettamente a destra. I simpatizzanti del PLR sono i più favorevoli al progetto (73% di opinioni positive), seguiti da quelli del Centro (65%), del PVL (60%) e dell’UDC (57%). Al contrario, l’elettorato dei Verdi e del PS respinge la revisione con oltre il 60% dei voti.
Le differenze sono molto marcate anche in funzione dell’età e del sesso, “il che è piuttosto classico quando si tratta di questioni militari”, osserva Corina Schena. Mentre i 18-39enni si dichiarano chiaramente contrari al progetto, il 60% delle persone con più di 65 anni lo approva. Gli uomini sostengono a maggioranza la modifica (57%), mentre le donne la respingono a maggioranza relativa.
Si osservano infine differenze anche tra le regioni linguistiche: nella Svizzera tedesca prevale il sì, mentre nella Svizzera romanda e nella Svizzera italiana le opinioni favorevoli restano minoritarie.
Articolo a cura di Samuel Jaberg
Tradotto dal francese e verificato da Daniele Mariani
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