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Una prima in Svizzera: a Basilea gli aventi diritto di voto sono minoranza

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Basilea Città rappresenta un po' la punta dell'iceberg di un'evoluzione che tocca gran parte del Paese. Keystone / Georgios Kefalas

Basilea Città è il primo cantone in Svizzera dove le persone minorenni e straniere sono ormai più numerose di quelle che hanno diritto di voto. Un’evoluzione che suscita molte domande in un Paese spesso chiamato alle urne.

Anche se oggi a Basilea Città un referendum dovesse concludersi con un risultato netto, non si può più parlare senza riserve di una “decisione della maggioranza”: ormai nel cantone le persone aventi diritto di voto sono infatti in minoranza.

Dei 211’000 abitanti di Basilea Città, il 50,3% non può recarsi alle urne perché non possiede la cittadinanza, ha meno di 18 anni, è sotto tutela o ha il domicilio in un altro cantone e risiede solo durante la settimana nella città sulle rive del Reno.

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A Ginevra la proporzione di persone straniere è ancora più alta rispetto a quella di Basilea Città (42% a fronte del 39%). Tuttavia, nel cantone francofono circa 35’000 svizzeri e svizzere residenti all’estero hanno diritto di voto a livello cantonale, mentre a Basilea Città questa categoria della popolazione lo ha solo a livello nazionale. Ciò fa sì che a Ginevra la percentuale di popolazione che ha diritto di voto ed eleggibilità è ancora in maggioranza.

Questa evoluzione solleva diversi interrogativi sulla legittimità delle votazioni. “Se sempre più persone sono escluse dalla democrazia, ciò contraddice l’obiettivo di far sì che l’azione dello Stato goda del sostegno più ampio possibile, per garantirne l’accettazione”, sottolinea la politologa Eva Gschwind.

Il rischio – prosegue – è che Governo e Parlamento non riescano più ad orientarsi bene per capire ciò che la popolazione vuole veramente: “Così finiscono sempre più in una sorta di navigazione alla cieca”.

Per Eva Gschwind, quanto sta avvenendo in questo cantone urbano è un po’ la punta dell’iceberg di un’evoluzione che tocca tutto il Paese: “L’intera Svizzera cresce ormai solo grazie all’immigrazione”. La questione di come fare in modo che più persone partecipino alla politica riguarda quindi tutta la Confederazione.

Ad attrarre da molti anni numerosi professionisti e professioniste dall’estero non è solo la regione di Basilea, con i suoi grandi e affermati gruppi farmaceutici globali. Il fenomeno è simile in diverse altre regioni. Le naturalizzazioni non riescono colmare questo crescente gap tra persone con e senza diritto di voto.

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Possibili soluzioni

A Basilea Città il picco massimo in termini di elettorato è stato raggiunto 37 anni fa. All’epoca l’età minima per votare fu abbassata da 20 a 18 anni e ben due terzi della popolazione poterono esercitare il diritto di voto. Oggi un abbassamento dell’età minima per votare a livello cantonale da 18 a 16 anni – passo finora compiuto solo dal canton Glarona – potrebbe modificare gli equilibri.

Gli attivisti e le attiviste per la democrazia a Basilea Città propongono, per aumentare la partecipazione, una nuova istituzione: un “consiglio dei cittadini” (Bevölkerungsrat). Secondo la responsabile del progetto Claire Schärer, questo organo dovrebbe essere composto nel modo più rappresentativo possibile. Ciò dovrebbe essere garantito da una procedura in due fasi basata sul sorteggio.

Potrebbero partecipare anche minorenni e persone senza passaporto svizzero. “La democrazia significa: una persona, un voto. Nella realtà però non è così”.

Questo nuovo organo dovrebbe discutere temi complessi insieme a persone esperte e formulare raccomandazioni ampiamente condivise da trasmettere alla politica ordinaria. Sarà poi ancora la minoranza effettiva della popolazione residente a decidere su questi input.

Tuttavia, nel cantone sulle rive del Reno una proposta del genere era già stata sottoposta al giudizio della popolazione, che nel 2009 l’aveva respinta. Lo scorso autunno il Governo cantonale è tornato alla carica, presentando un nuovo disegno di legge in tal senso. Se accettato, l’elettorato crescerebbe di circa 3’000 persone.

Il sostegno alla proposta è però tutto fuorché scontato. Nel 2024 la popolazione di Riehen, uno dei tre comuni che compongono il cantone di Basilea Città, ha bocciato un progetto per abbassare l’età minima, nonostante il sostegno delle autorità locali.

Diritto di voto per straniere e stranieri

Un altro approccio è di accordare il diritto di voto cantonale alle persone straniere. Attualmente questa misura è in vigore solo nei cantoni di Neuchâtel e Giura. Tentativi in tal senso sono falliti in diversi cantoni, anche a Basilea Città e, alla fine del 2025, in Appenzello Esterno e Vaud.

È invece un po’ più diffuso il diritto di voto a livello comunale per le persone straniere residenti, in particolare nella Svizzera francese.

Si discute spesso anche di agevolare la procedura di naturalizzazione. Basilea Città ha recentemente ridotto in modo significativo le tasse, nella speranza di ottenere un aumento significativo del numero di persone aventi diritto di voto.

Secondo Eva Gschwind, una bassa affluenza alle urne non è un argomento contro l’estensione del diritto di voto: “C’è una grande differenza tra non poter votare e non voler votare”.

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Non è una novità

Il fatto che la minoranza imponga di fatto la propria volontà non è, comunque, una novità: solo con il suffragio femminile la maggioranza della popolazione residente ha potuto recarsi alle urne.

“Prima dell’introduzione del suffragio femminile, era sempre una minoranza a decidere per la maggioranza”, ricorda Gschwind.

Traduzione di Daniele Mariani

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