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Quanto è trasparente davvero una fattura ospedaliera svizzera?

cartello con scritta hopital
Quasi 67'000 franchi per un ricovero di una quindicina d'ore all'ospedale di Sion. Il padre di uno dei giovani feriti nell'incendio di Crans-Montana è rimasto assai sorpreso dall'entità della somma. Keystone / Jean-Christophe Bott

Per legge in Svizzera ogni paziente riceve una copia delle fatture emesse a suo nome. L’idea è semplice: permettere ai pazienti di controllare le prestazioni, segnalare eventuali errori e diventare più consapevole dei costi sanitari. Ma le fatture ospedaliere restano spesso difficili da decifrare per i non addetti ai lavori.

Il 13 aprile 2026 Umberto Marcucci, residente in Italia, ha ricevuto una fattura ospedaliera di quasi 67’000 franchi per le cure ricevute dal figlio, rimasto ferito nel rogo di Capodanno a Crans-Montana.

Altri adolescenti coinvolti nell’incendio, curati anch’essi per poche ore nello stesso ospedale del Canton Vallese, hanno ricevuto copie di fatture da circa 17’000 franchi.

Nella parte della fattura di Marcucci che dovrebbe spiegare il costo compare una sola voce tariffaria: una descrizione tecnica (“trattamento complesso di cure intensive…”), un codice, una stringa di numeri e infine il costo totale delle cure.

Documenti di questo tipo arrivano regolarmente nelle cassette delle lettere svizzere. Dal 2022, infatti, l’articolo 42 della LAMal obbliga ogni fornitore di prestazioni sanitarie a trasmettere al paziente una copia della fattura inviata all’assicuratore. Lo scopo dichiarato è la trasparenza: verificare le prestazioni fatturate a proprio nome, segnalare errori, prendere coscienza dei costi.

Marcucci ha chiesto al servizio finanziario dell’ospedale di spiegargli come si fosse arrivati a quella cifra per alcune ore di degenza (il figlio è stato trasferito al Niguarda di Milano dopo circa 15 ore di ricovero a Sion) e il perché della differenza con le fatture degli altri ragazzi, ma non ha ricevuto risposta. A questo riguardo non gli ha risposto neanche l’allora presidente del Consiglio di Stato vallesano.

Fino a che punto i pazienti possono davvero verificare una fattura ospedaliera svizzera? E che cosa possono fare quando non sono d’accordo? In un Paese dove la spesa sanitaria è tra le più alte al mondo e i premi assicurativi sono in continuo aumento, non si tratta di un dettaglio tecnico: i pazienti non possono contribuire a contenere costi che non comprendono.

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Come nasce una cifra

In Svizzera dal 2012 i ricoveri ospedalieri acuti – a differenza di quelli psichiatrici o riabilitativi, che seguono altri sistemi – non si fatturano prestazione per prestazione, ma con un forfait per caso. Esistono circa 1’070 gruppi che riuniscono casi clinicamente simili. L’assegnazione di un ricovero a un gruppo “è un processo interamente standardizzato”, scrive Simon Hölzer, direttore di SwissDRG SA, la società che sviluppa le tariffe per conto di cantoni, assicuratori e ospedali.

Dopo la dimissione, i codificatori specializzati convertono le diagnosi e gli interventi del paziente in codici standardizzati. L’assegnazione a un gruppo viene poi effettuata da un software sulla base di quei codici e di altri dati, come l’età. Ogni gruppo ha un costo predefinito, che viene poi moltiplicato con il tasso base dell’ospedale (negoziato ogni anno con gli assicuratori) per ottenere l’importo finale. Visto che i tassi base “variano da ospedale a ospedale”, scrive Hölzer, “lo stesso identico caso medico avrà un costo diverso a seconda dell’istituto”.

Il paziente vede solo il prodotto finito: il codice, la descrizione ufficiale e la moltiplicazione. “Per il singolo paziente la comprensione può essere limitata”, scrive Hölzer. Consultando il catalogo di SwissDRG si può facilmente verificare e replicare il calcolo finale, ma non la classificazione. La fattura infatti non riporta le diagnosi e le procedure dettagliate che hanno portato all’assegnazione di quel gruppo, e quindi di quel codice. L’omissione, spiega Hölzer, è deliberata. In parte protegge la riservatezza, poiché “una fattura è un documento amministrativo, spesso maneggiato da personale non medico”; in parte dipende dal fatto che il documento è “concepito per mostrare l’unità di fatturazione finale, non i dati medici dettagliati”.

ospedale
La fattura per un ricovero in cure intensive è ben diversa rispetto a quella per un ricovero in un reparto di degenza ordinaria. Keystone / Anthony Anex

Due ricoveri che dall’esterno sembrano identici possono generare fatture diverse per ragioni legittime: complicazioni che spostano il caso in un gruppo più costoso, pagamenti aggiuntivi per “pazienti ad alto rischio e alto costo, inclusi gli ustionati”, oppure supplementi per la terapia intensiva, spiega Hölzer. Questi fattori, però, vengono assorbiti nella codifica e non compaiono sulla fattura.

Trasparente per chi?

“Ufficialmente lo scopo della copia è che il paziente possa controllare se è corretta”, afferma Anne-Sylvie Dupont, professoressa di diritto delle assicurazioni sociali alle Università di Ginevra e Neuchâtel e co-direttrice dell’Istituto di diritto della salute. “Meno ufficialmente, il motivo è anche che così veda quanto costa al sistema – e possa sentirsi in colpa”, visto che i costi di ciascuno ricadono sui premi di tutti.

“Per me una fattura è chiara, perché conosco molto bene il sistema. Ma per chi non lo conosce è impossibile da capire”, afferma. Un errore macroscopico – un’operazione al cuore fatturata a chi si è rotto una gamba, per esempio – salterebbe all’occhio. Ma stabilire se sia stato usato il codice corretto è “molto, molto difficile”. Quando la scelta è tra due codici simili, aggiunge, la verifica è “per lo più impossibile”.

Non a caso, le domande sulle fatture sono un tema ricorrente nelle consulenze dell’Organizzazione svizzera dei pazienti (SPO), un ente no profit che offre consulenza sui diritti dei pazienti. Una portavoce ha spiegato a Swissinfo che i pazienti di solito riconoscono “la data del trattamento, ma non le singole voci tariffarie, le abbreviazioni, il linguaggio tecnico”.

I diritti dei pazienti e i loro limiti

Il primo passo per chi non capisce una fattura è contattare l’ufficio fatturazione dell’ospedale, che può spiegare come è stata generata, afferma SwissDRG. Il paziente può anche chiedere il rapporto di codifica e il rapporto di dimissione.

Ci si può anche rivolgere all’assicuratore e chiedergli di verificare il caso, spiega prio.swiss, l’associazione delle casse malati svizzere. I pazienti possono controllare elementi concreti, come la durata del ricovero, ma la verifica tecnica “richiede competenze specialistiche”. I controlli degli assicuratori, dal canto loro, riguardano di solito la copertura, eventuali “errori formali o doppie fatturazioni” e la plausibilità delle prestazioni sulla base dei dati trasmessi dall’ospedale.

“Il sistema si basa per lo più sulla fiducia reciproca”, conferma Dupont. “Se ricevi una fattura per un’appendicectomia, l’assicuratore non controllerà se l’appendicectomia l’hai avuta davvero. Cerca piuttosto schemi ricorrenti, come un ospedale con un tasso di cesarei molto superiore alla media”.

Quando i dubbi restano

“Ci sono pochissimi modi di opporsi a una fattura se il tuo assicuratore dice: va bene, grazie della segnalazione, ma la paghiamo comunque”, sottolinea Dupont.

Il paziente può rivolgersi all’Ufficio di mediazione dell’assicurazione malattia, che offre consulenza e mediazione gratuite, ma non emette decisioni. Volendo può esigere dall’assicuratore una decisione formale, contro cui ricorrere. Ma per molti pazienti, osserva la SPO, non ne vale la pena: la quota della fattura a loro carico raramente è così alta da giustificare il ricorso a un avvocato.

Le correzioni avvengono, afferma prio.swiss, ma “spesso in modo discreto e non sempre visibile agli assicurati stessi”. Gli assicuratori possono anche segnalare un ospedale alle autorità cantonali, ma dall’esterno è difficile sapere che cosa accade in questi casi. “Finché non c’è una decisione di un tribunale, lo sanno solo gli addetti ai lavori”, afferma Dupont.

“Opacità camuffata da trasparenza”

Un paziente residente all’estero di solito non ha una cassa malati svizzera a cui rivolgersi. Il suo “assicuratore”, in base alle regole di coordinamento con l’UE, è il sistema sanitario del suo Paese, che rimborsa la Svizzera attraverso canali tra Stati – un circuito senza interlocutori per il paziente. Per Marcucci l’invio della fattura è un caso di “opacità camuffata da trasparenza”.

A Swissinfo il Canton Vallese ha risposto che le questioni di fatturazione “non rientrano nella competenza del cantone” e che “sono in primo luogo gli assicuratori i responsabili della verifica delle fatture”. L’Hôpital du Valais ha dichiarato che la copia “serve unicamente a informare il paziente delle prestazioni fatturate all’assicurazione” e che non è accompagnata da informazioni più dettagliate. Ha declinato ogni commento sul caso individuale per ragioni di protezione dei dati.

Possibili miglioramenti

Secondo Dupont qualche accortezza in più potrebbe aiutare i pazienti a interpretare le fatture ospedaliere. “Si potrebbero aggiungere spiegazioni sul retro delle copie destinate ai pazienti o sui siti degli ospedali. L’ospedale cantonale di Turgovia, per esempio, pubblica una guida alla lettura delle fatture DRG”.

Anche gli sportelli reclami, ormai diffusi negli ospedali della Svizzera romanda, potrebbero spiegare le fatture, aggiunge. Ma il costo amministrativo potrebbe superare il beneficio. “Per me è abbastanza chiaro che il sistema non è trasparente. Ma non ho una formula migliore da proporre”, afferma.

Resta l’altro scopo della copia: far prendere coscienza dei costi per contenere la spesa sanitaria. Ma anche a questo riguardo Dupont è scettica. “Sono trent’anni che vediamo che non funziona”.

Articolo a cura di Daniele Mariani

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