Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
Schlossbergplatz è la nuova Paradeplatz?
Ho dovuto cercare il nome della piazza principale di Baden per fare questa battuta, quindi è molto probabile che l'immagine di Zurigo come centro finanziario della Svizzera rimanga ancora a lungo. Ma quanto potrà mantenere questo ruolo iconico se sempre più società finanziarie decideranno di lasciarla?
E mentre le mattine diventano più fredde e la stagione invernale si avvicina, la siccità di quest'estate avrà ripercussioni anche sull'inverno e sulla capacità della Svizzera di far fronte al proprio fabbisogno energetico.
Vi auguro un piacevole fine settimana.
Una seconda banca lascia il centro finanziario della Svizzera: è una “sveglia” per Zurigo? Dopo l’annuncio, il mese scorso, del trasferimento di Vontobel da Zurigo a Zugo, la decisione di Cembra di spostare tutto il personale da Zurigo a Baden ha acceso il dibattito sull’attrattiva della città come sede per le imprese.
Cembra afferma che il previsto trasferimento a Baden, nel Canton Argovia, è dovuto ai cambiamenti nel mondo del lavoro e alla “pianificazione a lungo termine delle sedi e degli spazi” dell’azienda. “Gli attuali locali erano stati progettati per esigenze diverse e le possibilità di adattamento sono limitate”, ha dichiarato al Tages-Anzeiger la responsabile della comunicazione Nicole Bänninger. L’azienda ha esaminato diversi immobili, anche a Zurigo. Baden è risultata la soluzione più adatta alle sue esigenze. Il nuovo ufficio offre “infrastrutture moderne, tecnologie edilizie all’avanguardia e un funzionamento efficiente dal punto di vista energetico”.
Quando Vontobel ha annunciato il mese scorso il trasferimento a Zugo, la Città di Zurigo aveva dichiarato di non aspettarsi un esodo delle società finanziarie. Christian Bretscher, direttore dell’Associazione delle banche zurighesi, considera tuttavia i due trasferimenti un “campanello d’allarme”. Le partenze previste dovrebbero rappresentare un’occasione per la città e il cantone di “esaminare criticamente le proprie politiche di localizzazione”, ha dichiarato Bretscher ai giornali del gruppo Tamedia.
Le restrizioni edilizie a Zurigo rendono difficile riconvertire gli edifici per usi specifici in tempi ragionevoli. È inoltre risaputo che, dal punto di vista fiscale, Zurigo è “estremamente poco attrattiva” per le aziende, ha aggiunto Bretscher.
Sia Vontobel sia Cembra hanno preferito non commentare se anche considerazioni fiscali abbiano avuto un ruolo nella decisione di trasferirsi. Tuttavia, negli ultimi cinque anni le entrate fiscali di Zurigo provenienti dalle imprese sono aumentate di oltre il 25%. L’onere fiscale effettivo per le aziende è del 19,6% a Zurigo, contro appena il 15% circa a Baden. Una riduzione delle imposte nel Canton Zurigo è stata bocciata alle urne nel maggio 2025.
Secondo quanto riportato dai giornali di Tamedia, nel 2025 Cembra ha versato circa 45 milioni di franchi di imposte, una parte considerevole delle quali è andata alla Città e al Canton Zurigo.
Quest’estate calda e secca ha avuto conseguenze su molte persone e, sebbene il calo delle temperature faccia sperare in un po’ di sollievo, le condizioni meteorologiche estive sono destinate ad avere ripercussioni anche sulla stagione invernale.
A causa del caldo e della siccità, i bacini idrici svizzeri sono attualmente pieni al 73%. La media degli anni precedenti è dell’84%. “Difficilmente riusciremo a recuperare”, ha affermato Lino Guzzella, ex presidente del Politecnico federale di Zurigo (ETH), durante una conferenza all’Istituto di politica economica svizzera dell’Università di Lucerna (IWP).
“Il livello più basso dell’acqua significa che nei bacini abbiamo a disposizione circa 900 gigawattora di energia in meno. Si tratta di circa il 2-3% del consumo totale di elettricità della Svizzera durante i mesi invernali”, ha spiegato Guzzella. L’esperto avverte inoltre che, in caso di abbandono dell’energia nucleare, alla Svizzera mancherebbero 19 terawattora di elettricità in inverno.
Un’altra possibilità è importare elettricità in inverno dai Paesi europei vicini. Per la Svizzera si tratta di una pratica comune e conveniente dal punto di vista economico. Ma anche l’Europa si trova in una situazione precaria. Secondo l’associazione di categoria Gas Infrastructure Europe (GIE), gli impianti europei di stoccaggio del gas sono attualmente pieni per circa il 69%, ossia circa 16 punti percentuali in meno rispetto alla media degli ultimi cinque anni. “Le centrali a gas svolgono un ruolo importante nell’approvvigionamento elettrico europeo durante l’inverno”, ha affermato Christian Schaffner, esperto di energia dell’ETH di Zurigo.
A causa della guerra con l’Iran e del blocco dello Stretto di Hormuz, sul mercato arriva meno gas naturale liquefatto. Dall’inizio della crisi, il prezzo del gas è quasi triplicato, passando da 30 euro a oltre 80 euro (da 28 a 76 franchi) per megawattora.
La situazione di partenza è “più difficile rispetto agli anni precedenti”, ha affermato Daniela Decurtins dell’Associazione svizzera dell’industria del gas. Tuttavia, ha aggiunto, “al momento non c’è alcuna penuria”.
Il Consiglio federale vuole creare una legge federale specifica sulla cibersicurezza per rafforzare la sicurezza informatica nazionale, riunendo diversi progetti legislativi esistenti in un’unica nuova legge, secondo un comunicato governativo pubblicato oggi.
La proposta di legge federale sulla cibersicurezza riunirebbe tre progetti riguardanti i prodotti con elementi digitali, la protezione dei dati digitali particolarmente importanti e il ruolo dei fornitori di servizi di hosting e cloud nella sicurezza informatica. La nuova normativa integrerebbe inoltre l’attuale obbligo di segnalare gli attacchi informatici contro le infrastrutture critiche.
Le norme sulla resilienza informatica dei prodotti si baserebbero sul Cyber Resilience Act (CRA) dell’Unione Europea (UE), mentre, secondo il Governo, riunire i diversi ambiti in un’unica legge dovrebbe ridurre gli oneri amministrativi per le imprese. Ciò contribuirebbe inoltre a mantenere la normativa svizzera allineata ai requisiti dell’UE. I dettagli, compresa la definizione precisa delle organizzazioni soggette ai vari obblighi, devono ancora essere elaborati.
Il Consiglio federale ha incaricato il Dipartimento della difesa di preparare un progetto da porre in consultazione entro giugno 2027.
In occasione del suo 80° anniversario, la Catena della Solidarietà ha pubblicato per la terza volta il suo Barometro della solidarietà. Secondo il sondaggio rappresentativo, il 95% della popolazione considera gli atti di solidarietà importanti per la convivenza sociale, un’opinione condivisa tra le diverse generazioni e categorie demografiche.
Ma tradurre la solidarietà in azioni concrete non è sempre così semplice, afferma Miren Bengoa, direttrice della Catena della Solidarietà, ai microfoni della Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF: “Il contesto è diventato più difficile. Ci sono più crisi che si verificano contemporaneamente, una maggiore competizione per attirare l’attenzione e anche più incertezza economica”.
Il sondaggio rivela inoltre uno scarto tra l’importanza attribuita alla solidarietà e la percezione della società nel suo complesso: soltanto il 68% considera la società svizzera solidale.
Le numerose crisi che competono per attirare l’attenzione rendono anche le persone che donano più selettive nella scelta delle cause da sostenere. Il 76% delle persone intervistate ritiene importante verificare se qualcuno meriti davvero di ricevere sostegno, mentre il 42% vorrebbe limitare gli aiuti a chi si è trovato in difficoltà senza averne colpa.
“Chi dona riflette più attentamente su quale crisi o organizzazione sostenere e vuole sapere con maggiore precisione quale impatto avrà la propria donazione”, afferma Bengoa. La Catena della Solidarietà intende quindi comunicare in futuro in modo ancora più diretto gli effetti delle donazioni.
L’organizzazione nacque il 26 settembre 1946 con una trasmissione di Radio Sottens, antesignana dell’emittente pubblica svizzera RTS. Nel corso degli anni, la Catena della Solidarietà è diventata un’importante organizzazione umanitaria nazionale: 275 campagne di raccolta fondi hanno permesso di raccogliere complessivamente 2,2 miliardi di franchi, ha annunciato oggi l’organizzazione.
Sono stati sostenuti progetti di aiuto in 124 Paesi, molti dei quali anche in Svizzera. Le donazioni raccolte dopo lo tsunami del 2004 nel Sud-est asiatico, pari a 227,7 milioni di franchi, rappresentano la cifra più alta mai raggiunta.
Foto del giorno
La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, a sinistra, consegna all’attrice svizzera Luna Wedler il Golden Eye Award durante la serata inaugurale della 22a edizione dello Zurich Film Festival, il 24 settembre 2026. Wedler è sia la prima attrice svizzera sia la più giovane a ricevere il premio, che rende omaggio alle personalità del cinema che si sono distinte nell’anno in corso.
Il festival prosegue fino al 4 ottobre.
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