Oggi in Svizzera
Care lettrici e cari lettori,
cena di gala sì, ma contribuire ai costi della sicurezza, anche no. A tre settimane dal vertice del G7 tenutosi a Évian, in Francia, una cosa sembra ormai certa: nonostante settimane di trattative, la Svizzera dovrà probabilmente sostenere da sola i costi delle misure di sicurezza.
Buona lettura!
La questione era già sul tavolo prima del vertice del G7 tenutosi a Évian, in Francia: la Francia avrebbe contribuito alle spese sostenute dalla Svizzera per la sicurezza? Ora, a tre settimane dal summit, la risposta è chiara: Parigi non intende pagare.
Interpellato dalla Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) scrive che i negoziati relativi a una partecipazione francese ai costi sono falliti: “Per quanto riguarda la questione dei costi della sicurezza, la Svizzera e la Francia non sono riuscite a trovare un accordo su un contributo finanziario da parte della Francia.”
Va ricordato che, in occasione del summit, agenti di polizia provenienti da numerosi cantoni sono stati inviati a Ginevra, circa 4’000 militari dell’Esercito svizzero sono stati impiegati nell’operazione e i controlli alle frontiere sono stati rafforzati. Inoltre, poiché sul territorio francese in prossimità del confine non erano autorizzate manifestazioni (i capi di Stato e di Governo del G7 si riunivano a Évian, sulla sponda francese del Lago Lemano), la grande protesta contro il vertice — durante la quale si sono verificati scontri e disordini — si è svolta a Ginevra.
Secondo il DFAE, i colloqui con la Francia proseguono. Tuttavia, il Dipartimento sembra nutrire poche speranze su un cambiamento di posizione da parte di Parigi: “Le prospettive di una partecipazione della Francia ai costi della sicurezza restano esigue.”
L’unica consolazione, seppur modesta, per la Svizzera è che il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha potuto partecipare, su invito della Francia, alla cena di gala del G7.
Il Consiglio federale intende aumentare l’Imposta sul valore aggiunto (IVA) di 0,5 punti percentuali per finanziare l’esercito. Tuttavia, la popolazione non sembra apprezzare questa proposta, come emerge da un sondaggio rappresentativo realizzato dall’istituto gfs.bern per conto dell’associazione dell’industria tecnologica Swissmem.
Secondo il sondaggio, il 66% delle persone intervistate è contrario all’aumento dell’IVA. Nemmeno l’idea di un aumento dell’IVA destinato contemporaneamente all’esercito e al finanziamento dell’AVS raccoglie una maggioranza: il 56% risponde di essere “contrario” o “piuttosto contrario”. Allo stesso tempo, una maggioranza si esprime a favore di un accresciuto finanziamento delle forze armate, sostenendo però l’idea di finanziare il riarmo attraverso risparmi all’interno dell’amministrazione federale.
Per il direttore di Swissmem, Stefan Brupbacher, il risultato del sondaggio dimostra che la popolazione è contraria all’aumento della spesa pubblica federale. “È un segnale che le persone intervistate inviano alla politica: invece di spendere sempre di più e aumentare le tasse, bisogna prima risparmiare”, afferma.
Di tutt’altro parere è la consigliera nazionale socialista e specialista in politica di sicurezza Priska Seiler Graf. A suo avviso, il sondaggio non ha preso in considerazione altre possibili modalità di finanziamento del riarmo. “Una possibilità è allentare il freno all’indebitamento”, sostiene Seiler Graf.
La questione di come finanziare il rafforzamento dell’esercito sarà discussa dal Consiglio degli Stati durante la sessione autunnale.
Secondo SRF, i risultati del sondaggio vanno interpretati con cautela, poiché non si è ancora svolta una vera e propria campagna di votazione sull’aumento dell’IVA per l’esercito. Ciononostante, fornisce indicazioni importanti: “L’aumento delle imposte per finanziare l’esercito viene respinto in modo così netto che il Parlamento dovrà probabilmente valutare a settembre se esistano alternative all’innalzamento dell’IVA”.
Dal 1° giugno, pastori protestanti, sacerdoti, cappellani e altri membri del clero non sono più esentati dall’obbligo di servizio in Svizzera. Una decisione che non è stata accolta con favore dalle Chiese nazionali, le quali hanno espresso il proprio dissenso in una lettera indirizzata al Consiglio federale.
Le Chiese cristiane criticano soprattutto il fatto che il Governo non le abbia consultate prima della modifica legislativa, “nonostante l’abolizione dell’esenzione dall’obbligo di servizio per gli ecclesiastici riguardi direttamente il lavoro delle Chiese nelle situazioni di crisi”.
Per Alain de Raemy, responsabile delle questioni militari presso la Conferenza dei vescovi svizzeri, la decisione dimostra una mancanza di rispetto nei confronti della popolazione. “Come si procederà in futuro in tempi di guerra e di crisi, se i parroci dovranno prestare servizio nell’esercito?”, ha dichiarato alla Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS. Le Chiese chiedono pertanto al Consiglio federale di adottare soluzioni flessibili per i casi in cui i membri del clero siano chiamati a servire nelle forze armate.
Già prima dell’invio della lettera, il Dipartimento federale della difesa aveva fatto sapere che la revisione della Legge militare era stata condotta nel rispetto delle direttive della Cancelleria federale. Le Chiese non erano state invitate a esprimere un parere perché la modifica riguarda soltanto un numero molto limitato di membri dell’esercito, mentre le comunità religiose potenzialmente interessate sarebbero numerose.
“Scrivere a tutte sarebbe evidentemente stato troppo oneroso per la Confederazione”, commentano i giornali del gruppo CH Media. Secondo l’esercito, dall’entrata in vigore della modifica legislativa sono stati convocati nove ecclesiastici.
Com’è vivere in una base lunare? Riuscireste a sopportare due settimane in completo isolamento all’interno di una base lunare? Per 10 aspiranti astronauti legati allo Space Center del Politecnico federale di Losanna (EPFL), la risposta si spera sia “sì”. Da domenica, simuleranno per due settimane la vita in una base sulla Luna all’interno della rete di gallerie della fortezza del San Gottardo.
Il progetto è nato nel 2019 all’EPFL e quest’anno si svolge per la quinta volta. È considerato la prima missione spaziale analogica al mondo organizzata interamente da studenti e studentesse. Secondo chi ha ideato l’esperimento, il reticolo sotterraneo del Sasso San Gottardo offre “condizioni autentiche” simili a quelle che potrebbero caratterizzare le future basi lunari.
Durante il soggiorno nella base simulata, gli studenti e le studentesse porteranno avanti progetti di ricerca per conto delle rispettive università. Tra i partecipanti figurano anche due svizzeri, entrambi studenti di ingegneria meccanica.
Mentre per due settimane le gallerie diventeranno la casa dei 10 aspiranti astronauti, domenica il pubblico potrà visitare la base e il centro di controllo della missione, nonché la storica fortezza nascosta nelle profondità della montagna, con la rassicurante certezza di poter tornare presto sulla superficie terrestre. Resta soltanto una domanda, probabilmente la stessa che si porrebbe anche il presidente della Confederazione Guy Parmelin: “C’è del vino a bordo?”
Foto del giorno
Nonostante la siccità, il tradizionale spettacolo pirotecnico della commemorazione di Winkelried a Stans (canton Nidvaldo) ha illuminato la notte.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative