Il leghista Claudio Zali lascerà il Governo ticinese
Nell’occhio del ciclone da giorni dopo alcune rivelazioni che lo riguardano, il consigliere di Stato della Lega dei Ticinesi Claudio Zali ha annunciato mercoledì che si dimetterà.
La decisione è stata comunicata con una lettera inviata in esclusiva a Radio Ticino.
Nella missiva, il presidente del Governo ticinese chiarisce che le sue dimissioni non saranno immediate, ma avverranno secondo tempi tecnici prestabiliti.
“Rimango in Consiglio di Stato – vi si legge – solo il tempo necessario a completare alcuni lavori in corso e ad evadere delle pendenze. Fatto ciò, alla data che ho indicato lascerò serenamente il mio posto in Governo per gli ultimi mesi della legislatura ad un subentrante che da tanto scalpita per scendere in campo e che ha assicurato di avere le soluzioni per tutti i problemi del Paese”.
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Il riferimento – anche se non esplicitato – è a Piero Marchesi, il primo subentrante sulla lista comune alle ultime elezioni cantonali del 2023 tra Lega e Unione democratica di centro.
Stando a quanto emerso nella conferenza stampa indetta nel pomeriggio dal Consiglio di Stato, Zali – che non era presente all’incontro coi media – lascerà l’incarico a fine settembre.
Entrato in Governo nel 2013, negli ultimi giorni Zali è finito sotto i riflettori per una serie di vicende che lo vedono coinvolto. In particolare, è emersa una registrazione risalente a qualche anno fa nella quale incitava una conoscente a “riempire di botte” un’altra donna, affermando che lui l’aveva “già pestata”. Inoltre, è venuto alla luce che l’esponente leghista – ex giudice – è indagato dalla magistratura ticinese per abuso di autorità e tentata coazione per il caso di un minorenne detenuto in un carcere minorile.
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Il consigliere di Stato della Lega dei ticinesi Claudio Zali nella tormenta
Dopo la pubblicazione di queste rivelazioni, le richieste di dimissioni da parte degli altri partiti si sono succedute. Anche l’organo di stampa ufficioso della Lega, il Mattino della Domenica, ha preso le distanze dal consigliere di Stato, indicando nell’ultima edizione che non lo avrebbe appoggiato nel caso in cui l’assemblea del movimento lo avesse ricandidato per le prossime elezioni in programma nell’aprile 2027.
“Non l’ho mai picchiata”
Nella lettera inviata mercoledì, Zali scrive: “La donna che ho detto di aver picchiato l’ho semplicemente allontanata dalla mia proprietà quando, quasi 10 anni fa, si era presentata nottetempo a casa mia. Per farlo l’ho strattonata, ma non percossa. Mi ha querelato e pochi giorni dopo ha ritirato la denuncia”.
Sempre riferendosi alla persona che aveva detto di voler far picchiare aggiunge che “lo stava assillando”, “così come assillava la mia compagna”. “Nessuno le ha fatto niente. Il mio era lo sfogo privato di una persona esasperata, il verbale di una persona fortemente afflitta. Non ho picchiato nessuno e non ho mandato a picchiare nessuno. Non sono un violento. Evidentemente do fastidio a molti”.
Durante l’ultima legislatura, i rapporti tra Zali e l’altro partito di destra che aveva contribuito a farlo eleggere, l’Unione democratica di centro, si sono progressivamente deteriorati. Tanto che per rinnovare l’alleanza in vista delle elezioni del prossimo anno, l’UDC avrebbe voluto l’esclusione dalla lista del ministro leghista. Zali aveva però deciso di ricandidarsi.
La reazione della Lega
All’annuncio delle dimissioni del suo consigliere di Stato, la Lega ha parlato di “una scelta difficile e dolorosa, compiuta per tutelare le istituzioni, il Movimento e la possibilità di affrontare con serenità gli accertamenti in corso”.
Il partito ha sottolineato che si tratta di una risoluzione politica, che non deve in alcun modo anticipare i verdetti della magistratura. Al centro della vicenda vi è l’istruttoria sul minorenne detenuto nel carcere minorile, ambito nel quale Zali ha fermamente respinto ogni addebito. Su questo punto la Lega è categorica: “La presunzione d’innocenza non è una concessione, ma una garanzia che deve valere per tutti”.
Il movimento non risparmia critiche al contesto in cui è maturata la decisione, denunciando un clima di forte pressione mediatica e politica, alimentato da un “ricorrente odio antileghista che, quando il bersaglio è la Lega, trasforma con sorprendente rapidità il sospetto in verdetto”. Di conseguenza, viene rimarcato che l’addio di Zali non rappresenta un’ammissione di colpevolezza, bensì un atto di rispetto istituzionale.
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