Il futuro della neutralità svizzera si decide domenica
Domenica le svizzere e gli svizzeri voteranno su due iniziative popolari: quella di Pro Svizzera, che vuole sancire nella Costituzione una concezione restrittiva della neutralità, e quella sull’alimentazione, che punta ad aumentare il grado di autosufficienza del Paese. Secondo gli ultimi sondaggi, entrambi i testi dovrebbero subire una pesante sconfitta.
Dalle urne dovrebbero uscire domenica due netti “no”. Gli ultimi sondaggi lasciano poco spazio alla suspense.
I manifesti a favore dell’iniziativa sulla neutralità, che promettono la pace, sono comparsi in tutto il Paese. All’origine del testo c’è Christoph Blocher, l’ex consigliere federale che ha plasmato l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) moderna e che ha anche investito diversi milioni di franchi in questa battaglia.
Ciò non sembra tuttavia essere bastato a convincere l’elettorato. Secondo l’ultimo sondaggio della Società svizzera di radiotelevisione (SSR), poco meno di due terzi delle persone aventi diritto di voto prevedono di respingere il testo.
La campagna ha comunque dato luogo ad accesi dibattiti, nei quali si sono contrapposte due visioni della neutralità elvetica. La prima è quella difesa da Pro Svizzera, l’associazione sovranista all’origine dell’iniziativa, e sostenuta dall’UDC.
L’adozione delle sanzioni contro la Russia come elemento scatenante
Secondo il campo promotore, la Confederazione ha abbandonato la propria neutralità adottando le sanzioni dell’Unione Europea (UE) contro Mosca. Chiede quindi che il principio di una neutralità “perpetua e armata” venga sancito nella Costituzione.
Ciò ridurrebbe il margine di manovra del Governo nell’adattare la politica di neutralità al contesto geopolitico. Ma soprattutto, la Svizzera non potrebbe più adottare autonomamente sanzioni contro Stati in guerra, a eccezione di quelle decise dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (ONU). Non potrebbe inoltre aderire a un’alleanza militare. Una cooperazione con un’organizzazione di questo tipo sarebbe possibile soltanto in caso di attacco diretto contro la Svizzera o di preparativi in vista di un simile attacco.
A questa concezione restrittiva si contrappone una visione più flessibile della neutralità, difesa dal Consiglio federale e dalla maggioranza del Parlamento. Secondo questi ultimi, la Svizzera deve conservare uno spazio di azione sufficiente per adattare la propria politica agli sconvolgimenti geopolitici. Chi si oppone al testo ritiene inoltre che il Paese debba poter implementare le sanzioni che godono di ampio sostegno sulla scena internazionale. A eccezione dell’UDC, tutti i partiti rappresentati in Parlamento condividono questa interpretazione della neutralità.
L’argomento della sicurezza sembra aver avuto un peso particolarmente importante: secondo l’ultimo sondaggio della SSR, più di due terzi dell’elettorato temono che il testo possa compromettere la sicurezza del Paese limitandone la capacità di cooperare con altri Stati.
Verso una bocciatura dell’iniziativa per un’alimentazione sana
Anche la campagna contro l’iniziativa sull’alimentazione è stata molto visibile nelle strade del Paese. Cervelat e fondue campeggiavano sui manifesti che invitavano a resistere al “diktat vegano”. Tuttavia, il dibattito su questo oggetto si è svolto in gran parte all’ombra dell’iniziativa sulla neutralità.
Il testo chiede alla Confederazione di promuovere maggiormente la produzione e il consumo di alimenti di origine vegetale. L’obiettivo è portare il grado di autosufficienza alimentare della Svizzera dall’attuale 46% ad almeno il 70%. L’iniziativa intende inoltre preservare le risorse idriche sotterranee.
All’origine dell’iniziativa ci sono Franziska Herren, attivista ambientalista dell’associazione “Acqua pulita per tutti”, e altre sei persone. Sul piano politico, soltanto i Giovani Verdi hanno espresso il proprio sostegno all’iniziativa, mentre nessuna delle principali organizzazioni ambientaliste si è schierata a suo favore.
Il sostegno si è progressivamente eroso
Nonostante questo relativo isolamento, all’inizio della campagna il testo godeva di un notevole sostegno: a fine agosto, il 47% dell’elettorato era ancora favorevole. Ma il consenso ha continuato a diminuire: nell’ultimo sondaggio della SSR, il 64% delle persone intervistate dichiarava di voler respingere l’iniziativa.
Gli argomenti di chi si oppone al testo hanno invece guadagnato terreno nel corso della campagna. In particolare, l’obiettivo dell’autosufficienza alimentare sembra aver indebolito l’iniziativa. Il secondo sondaggio della SSR, pubblicato una decina di giorni fa, aveva messo in luce che più di due terzi dell’elettorato ritenevano irrealistico portare questo tasso al 70% nell’arco di dieci anni.
A cura di Pauline Turuban
Tradotto dal francese e verificato da Sibr
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.