Il consigliere di Stato della Lega dei ticinesi Claudio Zali nella tormenta
A meno di nove mesi dalle elezioni cantonali, il presidente del Governo ticinese, il leghista Claudio Zali, si trova nell’occhio del ciclone a causa di una serie di scandali scoppiati negli ultimi giorni.
“Riempila di botte (…) Io quando è venuta a casa mia l’ho pestata”. La pubblicazione della trascrizione di una registrazione, mercoledì, da parte del Corriere del TicinoCollegamento esterno e della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana RSICollegamento esterno ha sollevato un vero e proprio polverone. L’audio, diffuso tramite un profilo Instagram, riporta una conversazione privata avvenuta alcuni anni fa tra un uomo (identificato come Claudio Zali, che all’epoca sedeva già nel Governo cantonale) e un’amica. Quest’ultima chiedeva consiglio su come allontanare un’altra donna che la perseguitava.
Non solo. Zali le faceva notare anche che per risolvere la questione gli “viene in mente” di chiamare “un amico di Milano che non mi tradirebbe mai”. “Non dirmi che non ci pensi anche tu a queste cose, almeno a farlo personalmente”, aggiungeva il ministro.
Dopo la pubblicazione della trascrizione dell’audio, i presidenti degli altri tre partiti di Governo (Partito liberale radicale, Centro e Partito socialista) hanno chiesto a Zali di “chiarire pubblicamente questa situazione”.
Il ministro della Lega, entrato in Consiglio di Stato nel 2013, ha reagito puntando il dito contro quella che definisce una “nuova e strumentale violazione della mia sfera privata, a mano di presunte registrazioni risalenti a parecchi anni fa, che qualora a me attribuibili, sarebbero state effettuate a mia insaputa e sarebbero dunque a tutti gli effetti frutto di reato”.
>>> Gli ultimi sviluppi sulla vicenda Zali nell’edizione del TG del 23 luglio:
Indagine in corso
Le rivelazioni non si sono però fermate qui. Giovedì, il giornale La RegioneCollegamento esterno ha pubblicato un articolo secondo cui in giugno la procura ticinese ha aperto un’indagine nei confronti di Zali. Il presidente del Consiglio di Stato ticinese è sospettato di abuso di autorità e tentata coazione. Stando alla ricostruzione del giornale, Zali sarebbe intervenuto nella vicenda di un 14enne, figlio di una sua conoscente, posto in detenzione preventiva. Il ministro leghista avrebbe convocato nel suo ufficio diversi funzionari cantonali e la giudice dei minorenni, chiedendo “la scarcerazione/trasferimento del ragazzo nel giro di poco tempo”, scrive La Regione. Zali ha reagito affermando di non aver commesso alcuna irregolarità.
Il caso non sembra essere isolato. La RSICollegamento esterno ha documentato giovedì un altro episodio risalente a sei anni fa, ma emerso solo di recente. Nel 2020 il consigliere di Stato è intervenuto presso i vertici della sanità pubblica ticinese per sostenere la candidatura di una donna a un impiego presso l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC). In seguito all’esito negativo della procedura di assunzione della sua conoscente, Zali è tornato alla carica scrivendo all’allora presidente del consiglio d’amministrazione dell’EOC, chiedendo di “mettere a posto questa situazione” e licenziando se necessario “uno dei frontalieri di cui [l’EOC] è farcito come un cannolo alla crema” per liberare il posto.
Magistratura e polizia non più di competenza di Zali
Di fronte a questo susseguirsi di rivelazioni, in particolare l’avvio dell’istruttoria da parte del Ministero pubblico per la vicenda del minorenne incarcerato, il Consiglio di Stato ticinese si è riunito in seduta straordinaria giovedì per fare il punto sulla situazione.
“Il Governo ha auspicato e accolto la richiesta del Consigliere di Stato Claudio Zali di rinunciare, temporaneamente e fino al termine degli accertamenti, alla responsabilità politica del settore della Magistratura e della Polizia cantonale”, si legge nel comunicato.
Durante la fase transitoria, la responsabilità di questi settori sarà assunta dalla vicepresidente dell’Esecutivo, Marina Carobbio Guscetti.
Richieste di dimissioni
La pressione su Claudio Zali, intanto, cresce giorno dopo giorno. I partiti di minoranza, come il Movimento per il socialismo e i Verdi, hanno chiesto al ministro leghista di dimettersi qualora il contenuto della registrazione dovesse essere confermato.
Anche per il Partito socialista la misura è colma: .in un comunicato diffuso giovedì il PS ritiene che “la posizione di Claudio Zali non sia più sostenbile” e lo invita “a dare le dimissioni per tutelare il buon nome delle istituzioni e mantenere nei cittadini la fiducia nel governo, scossa da comportamenti inaccettabili”.
Senza arrivare a chiedere le dimissioni, Partito liberale radicale e Centro hanno invece domandato in serata che Claudio Zali venga sospeso, a titolo cautelativo, dall’esercizio di tutte le sue funzioni di consigliere di Stato. A loro avviso, i fatti che lo coinvolgono sono molteplici e riguardano aspetti particolarmente rilevanti per l’esercizio del suo mandato. Pertanto, ritengono che non sussistano più le condizioni necessarie per svolgere con serenità ed efficacia la sua funzione.
La Lega dei Ticinesi, di cui Zali fa parte, invita da parte sua a prendere tempo prima di trarre delle conclusioni: “Qualora emergessero aspetti di competenza giudiziaria, spetterà alle autorità preposte svolgere i necessari accertamenti” e “quando il quadro sarà sufficientemente chiaro, ci esprimeremo con serietà, chiarezza e senso di responsabilità”.
E l’UDC?
Fa profilo basso invece l’Unione democratica di centro (UDC), che potrebbe trarre profitto da questa vicenda. Nel 2019 e nel 2023, il partito di destra e la Lega avevano corso assieme per le elezioni cantonali, presentando liste comuni. L’alleanza si è però seriamente incrinata durante questa legislatura. Il motivo? Principalmente i ripetuti conflitti tra l’UDC e… Claudio Zali.
Per rinnovare l’alleanza in vista delle prossime elezioni previste nell’aprile 2027, l’UDC avrebbe voluto l’esclusione del ministro leghista. Zali ha però deciso di ricandidarsi e così, un mese fa, l’UDC ha deciso che correrà da sola, presentando una propria lista. Il partito ha registrato un forte aumento dei consensi nell’ultimo decennio, superando il 10% alle ultime elezioni e avvicinandosi alla Lega. L’UDC può quindi legittimamente ambire a un primo seggio – verosimilmente quello di Zali – nell’esecutivo ticinese.
L’indebolimento politico di Zali potrebbe rafforzare ulteriormente le ambizioni dell’UDC. Ma un suo eventuale passo indietro potrebbe anche produrre (il condizionale è d’obbligo) l’effetto opposto: eliminare uno dei principali motivi di frizione tra Lega e UDC e riaprire la porta a una collaborazione elettorale. Un’alleanza tra i due partiti aumenterebbe infatti le possibilità del campo della destra sovranista di conservare i due seggi attualmente detenuti in Governo dalla Lega, quelli di Claudio Zali e Norman Gobbi.
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