Batterie al litio, un problema per i centri di riciclaggio
Dopo il rogo in un impianto di Ecublens cresce la preoccupazione nel settore: aumentano gli incendi legati alle batterie presenti negli oggetti di uso quotidiano.
A Ecublens, negli impianti di Thévenaz-Leduc nel canton Vaud, Dario Balmelli, presidente del Gruppo BAREC, specializzato in riciclaggio, torna su quanto accaduto il 28 agosto: “Avevamo un cumulo di rottami metallici da triturare, del tutto innocuo”.
“Dalle immagini delle telecamere abbiamo visto che alle 18.46 si è alzato un po’ di fumo. Pochi minuti dopo c’erano già fiamme alte cinque metri”. L’incendio ha quindi assunto rapidamente proporzioni imponenti, paralizzando parte della regione occidentale di Losanna.
L’inchiesta del Ministero pubblico vodese è ancora in corso. Per l’imprenditore, però, l’origine del rogo lascia pochi dubbi: “Si è trattato quasi certamente di una batteria al litio. Queste batterie hanno una caratteristica ben precisa: iniziano a emanare fumo, generalmente bianco, e subito dopo prendono fuoco. Succede nel giro di pochi secondi”.
“Nulla di problematico” nell’impianto
La Direzione generale dell’ambiente (DGE) vodese precisa che l’impianto rispettava le condizioni di autorizzazione previste dall’Ordinanza federale sul traffico di rifiutiCollegamento esterno. Le ultime ispezioni di controllo, effettuate nel 2024 e nel 2025, “non hanno evidenziato alcuna problematica nella gestione e nel trattamento dei rifiuti”.
A inizio settimana, il Cantone ha inoltre effettuato dei prelievi di terreno nelle vicinanze del sito per verificare l’eventuale presenza di contaminanti riconducibili all’incendio.
Oggetti sempre più diffusi, rischi in aumento
L’incendio di Ecublens è tutt’altro che un caso isolato. Negli ultimi anni diversi impianti di riciclaggio in Svizzera sono stati colpiti da roghi e, spesso, tra le cause sospettate o accertate figurano le batterie al litio.
Telefoni cellulari, auricolari senza fili, sigarette elettroniche, giocattoli, biglietti musicali, elettrodomestici o utensili: queste batterie sono ormai presenti in una moltitudine di oggetti di uso quotidiano.
Altri sviluppi
In Svizzera comincia l’era delle mega batterie
Per le aziende attive nel riciclaggio si tratta di una sfida sempre più importante. Se danneggiate, schiacciate o smaltite nel circuito sbagliato, le batterie al litio possono infatti provocare un incendio nel giro di pochi secondi.
Presso Thévenaz-Leduc, le batterie estratte dagli apparecchi elettronici vengono conservate in appositi fusti prima di essere inviate a impianti di trattamento specializzati. Ma il rischio principale si annida altrove.
“Le persone non sono abbastanza informate. Non sanno cosa fare di queste batterie”, osserva Balmelli. “Non si potrà mai impedire che qualcuno, anche involontariamente, getti una batteria al litio dove non dovrebbe finire. E questo può bastare a provocare un incendio”.
Come identificare e smaltire apparecchi con batterie al litioCollegamento esterno
Tutto il settore cerca di adattarsi
Di fronte a questo rischio, gli operatori del settore stanno cercando di rafforzare le proprie competenze e le misure di prevenzione. Swiss Recycle ha organizzato a Yverdon-les-Bains il suo primo corso di formazione nella Svizzera romanda destinato ai responsabili dei punti di raccolta.
“L’obiettivo è capire dove sono i rischi e come ricevere, stoccare e trasportare correttamente le batterie al litio”, spiega Chris Ruegg, responsabile della formazione presso Swiss Recycle.
Tra i partecipanti c’era anche Florent Chabloz, responsabile dell’ecocentro di Le Mont-sur-Lausanne, che constata la rapida evoluzione dei rifiuti raccolti. “Le batterie al litio sono sempre più numerose e si trovano in una moltitudine di prodotti. Per noi rappresentano una vera fonte di preoccupazione”, sottolinea.
Una sfida che va oltre il riciclaggio
La diffusione delle batterie al litio preoccupa anche il mondo politico. La consigliera nazionale Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi) aveva già richiamato l’attenzione sul fenomeno nel 2023, con un postulato sul temaCollegamento esterno. In particolare, punta il dito contro la crescente diffusione di oggetti difficili da smontare o progettati per essere sostituiti e gettati rapidamente.
“Quando un prodotto nasconde i suoi componenti interni ed è difficile da smontare, c’è il rischio che venga eliminato nella sua interezza, con conseguenze negative per l’ambiente”, osserva la deputata ginevrina.
I problemi, tuttavia, non emergono soltanto nella fase del riciclaggio. Anche le compagnie aeree hanno rafforzato le misure di sicurezza legate ai rischi delle batterie agli ioni di litio. Dall’inizio dell’anno, ad esempio, Swiss vieta l’utilizzo e la ricarica a bordo delle batterie esterne.
In casa gli incendi restano rari, ma sono in aumento
Nel canton Vaud l’Istituto cantonale di assicurazione (ECA) sta a sua volta moltiplicando le azioni di prevenzione. “Se una batteria è calda al punto da scottare quando la si tocca, è un segnale di pericolo. Lo stesso vale se appare gonfia”, spiega Marcus Wahlin, responsabile della prevenzione incendi presso l’ECA. E in caso d’incendio? “Bisogna allontanarsi, evitare di inalare i fumi e chiamare i pompieri”.
Secondo Florian Widmer, direttore della prevenzione dell’ECA, il fenomeno resta relativamente limitato tra le mura di casa, ma la tendenza è chiara: “Fino al 2020 registravamo una decina di casi all’anno. Oggi siamo arrivati a quasi trenta incendi riconducibili a queste batterie”. Questi episodi rappresentano il 2% degli incendi domestici annuali nel canton Vaud.
Costi sempre più alti
A Ginevra, dove non esiste un istituto cantonale di assicurazione, le aziende di riciclaggio devono fare i conti con l’aumento dei premi assicurativi. Per ridurre i rischi, sono quindi costrette a finanziare direttamente le misure di prevenzione.
“Se sommo tutti gli interventi tecnici introdotti negli ultimi vent’anni, arriviamo a oltre 2 milioni di franchi”, spiega il direttore generale di Serbeco, Bertrand Girod. “A questi si aggiungono costi operativi annui superiori a 200’000 franchi”.
Da circa un anno, l’azienda dispone di un cannone ad acqua automatico collegato a telecamere termiche, in grado di intervenire sui focolai d’incendio per impedirne la propagazione.
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