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Tutti al mare (tranne Rajen)

(tvsvizzera)

Hypercorsivo di Massimo Donelli

Tutti al mare.

Le statistiche dell'estate 2015 non lasciano margine a dubbi: mai come quest'annoLink esterno gli italiani, soffocati dal caldo, si sono riversati sulle spiagge.

Ombrelloni, sdraio, birre, bibite, anguria…

Affari d'oro per chi punta ogni ficheLink esterno sul business delle ferie.

Tanto che, a prima vista, sembra il Belpaese felice degli anni Sessanta, quello del boom economicoLink esterno.

Sembra.

Ma non è.

I datiLink esterno diffusi da SvimezLink esterno parlano chiaro: l'Italia meridionale è peggio della GreciaLink esterno, tanto che Roberto SavianoLink esterno già si muoveLink esterno come l'Alexis TsiprasLink esterno tricolore (attenzione a quanto profetizzava, oltre 150 anni fa, Giuseppe MazziniLink esterno: "L'Italia sarà quel che il Mezzogiorno sarà").

I dati IstatLink esterno di giugnoLink esterno sul lavoro sono da brividiLink esterno: per trovare un numero di giovani disoccupati così alto bisogna risalire, pensate un po', al 1977Link esterno.

E il debito pubblico è salito ancoraLink esterno: più 3,9 per cento dall'inizio dell'anno.

Poi…

Poi c'è l'Italia di cui non si sa e non si vuole sapere nulla.

L'Italia ignorata dai giornali e dai tg.

L'Italia che si vede, ma non si dice.

E' l'Italia degli immigrati: cinque milioni di donne, uomini e bambiniLink esterno che vivono nella quotidianità del Paese epperò sono, socialmente, mediaticamente, ignorati.

Pizzaioli, facchini, garzoni, meccanici, muratori, colf, lavapiatti, magazzinieri…

Sono fra noi, ci danno del lei, gli diamo del tu.

Ma non sappiamo nulla della loro dimensione extralavorativa (dove abitano? hanno moglie e figli? come passano il tempo libero? che cosa pensano? che cosa leggono? come si divertono?).

Nè ci importa saperlo.

Basta solo che facciano bene ciò per cui sono pagati.

E buonanotte.

Finchè, qua e là per la penisola, senza che il resto del Paese ne sappia nulla, succedono delle tragedie che li riguardano.

E allora noi, gli indifferenti, d'improvviso schiaffeggiati dalla realtà, ci ritroviamo, nudi e storditi, a fare i conti con la coscienza.

Come nel caso di Rajendra Kuman Chattar, 45 anni, per tutti Rajen.

Rajen era el purtinar, come dicono a Milano, ossia il portinaio, di un bel palazzo di via della Moscova, zona Brera, la più trendyLink esterno della città, il cuore del designLink esterno e della movidaLink esterno stretto attorno a quel monumento nazionale che è il palazzo in via Solferino 28Link esterno del Corriere della seraLink esterno.

Come dicono i francesi, il quartiere bon chich bon genreLink esterno.

E Rajen il francese lo sapeva bene, giacchè veniva dall'Ile MauriceLink esterno, paradiso turistico su cui ha sventolato a lungo il tricolore blu, bianco e rosso.

Rajen era el purtinar, dicevamo.

E come mille altri suoi colleghi portinai era rassegnato a passare l'estate a Milano.

Infatti, non aveva soldi a sufficienza per comprare quattro biglietti aerei e tornare con moglie e figli a casa, ad abbracciare i parenti e a farsi un bel bagno in quelle acque da sogno.

Una maledizione, per lui.

Una manna, per i condomini fuggiti dal caldo cittadino.

Certi, grazie a lui, di poter contare su un'ottima sorveglianza e sulla cura delle piante da balcone momentaneamente abbandonate.

Fosse stato milanese, Rajen avrebbe ben potuto dire: "Ghe pensi mi!Link esterno".

E, infatti, pensava a tutto, anche a scaricarti il bagaglio della megaspesa fatta al supermercato e a portartela in casa.

Un uomo d'oro.

Una sicurezza da anni.

Poi, domenica 19 luglio 2015…

Rajen approfitta del giorno di festa per andare a cercare con la famiglia e gli amici un po' di fresco al Parco Nord MilanoLink esterno, una macchia di verde tra la città e i comuni di Bresso e Sesto San Giovanni.

Nel parco c'è uno specchio d'acqua artificiale, battezzato, come il vicino ospedaleLink esterno, Lago di Niguarda.

Lago non sorvegliato.

I cartelli avvertono: acque non balneabiliLink esterno.

Per chi gestisce il parcoLink esterno, due piccioni con una fava: con quell'avviso non pago i bagnini e non rischio in caso di incidente.

Ma il caldo è pazzesco: la temperatura percepita oscilla tra i 40 e i 45 gradiLink esterno.

E Rajen non resiste.

Alto, atletico, bravo nuotatore, si immerge nel lago.

Che lo inghiotte.

Lo ripescano dopo un tempo infinito.

E' in coma.

Lo portano in ospedale.

Ma il cuore cede.

Addio Rajen.

Una morte da povero.

Anzi, da poveraccio.

L'uomo nato in mezzo al grandioso e meraviglioso Oceano Pacifico annega in una sfigata pozza d'acqua alla periferia nord di Milano.

Ed è sepolto nell'indifferenza generale.

Niente titoli sui giornali.

Niente tg.

E quei pochi che hanno scritto online la notizia della sua morte non si sono nemmeno scomodati per scoprire come si chiamasseLink esterno (solo qualche giorno dopo - il tempo di rintracciare i condomini sparsi in vacanza per l'Italia - nome e cognome sono apparsi sul Corriere della sera in un doveroso e sentito necrologio).

Invisibile fino all'ultimo, il povero Rajen.

La sua tragedia una nota stonata nel frastuono estivo di racchettoni, moto d'acqua, musica a palla...

Perciò, ricordarlo su Radio MonteceneriLink esterno, la voce libera di un Paese popolato da immigrati che parla agli italiani e agli italofoni nel mondo, ci sembra il minimo.

Un piccolo omaggio a lui e a tutti gli altri invisibili come lui: vivi o morti che siano, comunque ignorati.

Che il cielo ti sia amico, fratello.

Segui @massimodonelliLink esterno

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