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Troika e Syriza, la Grecia di Tsipras è tra due fuochi

(di Laura Canali)

di Giorgio Cuscito (Limes)

Il piano di riforma dell’economia proposto dal primo ministro per sbloccare il prestito di Commissione europea, Bce ed Fmi ed evitare il default non incontra ancora il pieno consenso di quest’ultimi e subisce critiche anche dal partito del premier. Il rischio dell’uscita di Atene dall’euro non è ancora scongiurato.

Il tempo a disposizione dei negoziatiLink esterno tra la Grecia del primo ministro Alexis Tsipras e la cosiddetta Troika, composta da Commissione Europea, Banca centrale europea (Bce) e Fondo monetario internazionale (Fmi) è agli sgoccioli.

Atene deve restituire al Fmi 1.6 miliardi di euro entro la fine del mese. Per adempiere tale obbligo, avrebbe bisogno della tranche finale di prestito da 7.2 miliardi di euro della Troika. Quest'ultima però chiede in cambio alla Grecia di adottare una serie di riforme economiche.

Tsipras ha propostoLink esterno ai creditori internazionali un piano che contiene misure da 7.9 miliardi di euro, di cui 7.3 provengono dall'aumento dei contributi fiscali e previdenziali. Tuttavia, la soluzione offerta da Tsipras non ha ancora ottenuto il completo consenso della Troika, che avrebbe presentato una contro proposta. Il leader di Syriza, sul suo profilo Twitter, ha manifestato una certa insoddisfazioneLink esterno per le resistenze fatte dai creditori internazionali e ha affermato che "la non approvazione delle misure compensative non si è mai verificata prima. Né in Irlanda né in Portogallo, in nessun posto". Tsipras ha aggiunto che "questo strano atteggiamento sembra indicare che non esiste alcun interesse a raggiungere un accordo o che si stanno appoggiando interessi particolari".

George Stathakis, ministro dell'Economia greca, nelle ore precedenti aveva affermatoLink esterno che solo "due o tre questioni molto specifiche su 50 proposte di riforma, inclusa la riduzione del debito nel lungo periodo e le esenzioni dall'Iva nelle isole greche, devono essere ancora concordate con i creditori".

Se Atene non riuscisse a eseguire il pagamento, il paese entrerebbe in default, cioè sarebbe insolvente, nei confronti dell'Fmi. Una condizione che ne aggraverebbe la situazione economica e intaccarne la capacità di chiedere prestiti per ripagare il suo debito pubblico.

Questo è pariLink esterno a 312.7 miliardi di euro (lo scorso dicembre ammontava a 324 miliardi), di cuiLink esterno il 60% è detenuto dai governi dell'Eurozona (l'Italia ha prestatoLink esterno ad Atene circa 40 miliardi), il 10% dall'Fmi, il 6% alla Bce.

La Grecia nel contesto

La Grecia è stato il paese più colpito dalla crisi finanziaria iniziata nel 2008. Due anni dopo, la Troika ha approvato un piano di salvataggio da 110 miliardi di euro per evitare l'insolvenza. Nel 2012 ha elargito una seconda tranche da 130 miliardi, per un totale di 240 miliardi. Per ottenere questo denaro, Atene ha dovuto adottare una politica di austerità che ha previsto: aumento delle tasse, congelamento delle pensioni statali, divieto di pensionamento anticipato, taglio dei salari governativi, riforme strutturali e privatizzazione dei beni pubblici.

Dal 2008 al 2013 il pil della Grecia è calatoLink esterno di oltre il 27%.

Alla fine di quell'anno, il paese è uscito dalla recessione e nell'anno successivo il pil ha registratoLink esterno un aumento dello 0.8%

Tuttavia, la popolazione greca non percepisce ancora alcun beneficio da questa politica. Basti pensare che nei primi tre mesi del 2015 il tasso di disoccupazioneLink esterno è stato pari al 26.6% (quello giovanileLink esterno del 52%) e che circa il 35% della popolazioneLink esterno vive sotto la soglia di povertà.

Le reazioni interne alle riforme proposte

Le concessioni proposte da Tsipras alla Troika sono state accolteLink esterno con perplessità in Grecia. Del resto durante la campagna elettorale, prima di diventare primo ministro, il leader di Syriza aveva promesso di porre fine all'era dell'austerità e di rinegoziare i termini di pagamento del debito per stimolare la crescita economica e l'occupazione nel paese. Le attuali condizioni economiche della Grecia sembrano costringerlo ad assumere una posizione più flessibile rispetto alle richieste della Troika.

Anche se Tsipras trovasse un punto d'incontro con i creditori internazionali, il piano potrebbe essere bloccato dal parlamento ellenico. Infatti alcuni esponenti radicali all'interno di Syriza non hanno graditoLink esterno la proposta del loro leader alla Troika e martedì centinaia di pensionati hanno protestato per le strade di Atene.

Alexis Mitropulos, vicepresidente del parlamento greco, ha dettoLink esterno che quest'ultimo potrebbe non approvare il piano com'è ora. Gabriel Sakellaridis, il portavoce del governo, ha sottolineato il permanere di una certa distanza tra la Grecia e i creditori internazionali e ha detto che se la proposta non ottenesse l'appoggio di tutta la maggioranza, l'attuale esecutivo non potrebbe restare al potere; quindi sarebbe necessario indire nuove elezioni.

Tsipras e i due fuochi

Atene si trova in una fase di evidente vulnerabilità. Finora la Bce ha sostenuto Atene, continuando a concedere liquidità d'emergenza (acronimo inglese Ela)Link esterno, ma Tsipras deve scendere a patti con la Troika per ottenere i prestiti necessari a far galleggiare la barca greca. Allo stesso tempo, deve assicurarsi che il piano concordato con i creditori internazionali (se ci sarà) ed eventuali riforme future non generino malcontento in patria e siano approvate dal parlamento nazionale. Possibilmente senza che sia necessario ricorrere ai voti di Pasok e Nuova democrazia, i partiti fuori dall'attuale coalizione di governo autori dei precedenti accordi con la Troika.

Inoltre, anche pagando la tranche di questo mese all'Fmi, i problemi della Grecia non sarebbero risolti. Solo a giugno Atene deve pagareLink esterno altri 2.2 miliardi di euro per gli stipendi del settore pubblico, le pensioni e i contributi. Poi dovrebbe versare le tranche successive di luglio e agosto ai creditori internazionali.

Il rischio che la Grecia sia costretta in futuro ad abbandonare l'euro va tenuto in considerazione. Infatti, qualora nessuno volesse farle credito dopo un'eventuale insolvenza, Atene potrebbe essere costretta a tornare alla dracma. Questo evento metterebbe in discussione la tenuta della moneta unica europea e aggiungerebbe pressione ai membri dell'eurozona con le finanze più deboli, a partire da Portogallo e Italia.

I prossimi incontri tra Atene e i creditori internazionali, a cominciare da quello di stasera alle ore 19, saranno decisivi per l'approvazione del piano di riforma, ma la vicenda greca non si conclude certamente il 30 giugno.

Per approfondire: Il compromesso possibile e la debolezza strutturale della GreciaLink esterno

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