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Il writer svizzero di Milano

Lui e altri rischiano una condanna per associazione per delinquere - Le città però li cercano per recuperare zone degradate. La Radiotelevisione svizzera ha incontrato Zibe, writer elvetico che vive e opera a Milano.

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 aprile 2018 - 13:00
Massimo Lauria, RSI News
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Sono artisti “fuori legge”, rischiano di finire in manette per un disegno sul muro, ma poi vengono chiamati dalle stesse istituzioni ad abbellire le zone degradate delle città. Sono i writer: li chiamano street artist, ma la definizione suscita dispute nel mondo artistico e cittadino.

Il dibattito sul writing vandalico si riapre a Milano l’8 marzo, quando su un muro di Palazzo Marino, sede del Comune, compare un graffito: un piccolo quadrato di colore viola (vernice ad acqua, facilmente cancellabile), un segno-sfida dipinto dal collettivo Wiola ViolaLink esterno, un gruppo di artisti e poeti di strada, che punta il dito contro l’istituzione cittadina per chiedere un confronto sull’annosa contraddizione della città con i writer.

L'artista accanto al suo "marchio di fabbrica" ©Massimo Lauria, RSI News

Milano è la capitale del writing italiano. Qui si ritrovano artisti provenienti da tutto il mondo. Sono testimoni ed eredi del movimento hip hop nato negli anni ’70 negli Stati Uniti. È allora che appaiono i primi tag o firme nella metropolitana di New York: un modo dei figli di migranti e lavoratori poveri di rivendicare la propria esistenza. Lì si affermano alcuni dei più grandi artisti, che in seguito espongono nei principali musei del mondo. 

“Nessuno si è inventato niente. Stiamo rifacendo in modo diverso quello che altri hanno già fatto”, dice ZibeLink esterno, artista ed esponente europeo del movimento writing, che insieme a Nabla, graphic designer e sua compagna di vita, ha ideato il progetto visivo “Il pensiero Fluido”. Zibe, cittadino svizzero, vive e opera a Milano, ha iniziato a disegnare negli anni ’90, quando ha cominciato a ritrarre il faccione di Gary ColemanLink esterno, noto al grande pubblico come Arnold, protagonista dell’omonima serie tv statunitense trasmessa tra gli anni ’70 e ’80.

Il writing vandalico però è un problema: le scritte sui muri aumentano. “Accade se criminalizzi gli artisti – spiega Zibe - Ma è anche colpa nostra che non siamo capaci di insegnare ai più giovani il valore e l’impegno dell’arte. Bisogna scegliere i muri giusti, quelli brutti da rivitalizzare, non la porta del Duomo”.

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