La televisione svizzera per l’Italia

Tornare o meno in Ticino? Non conta solo il salario

foce del Cassarate
Una volta si chiamavano “cervelli in fuga”, oggi si preferisce chiamarli “talenti in movimento”. ©Ticino Turismo/Loreta Daulte

Gli esperti: oltre allo stipendio pesano anche l’equilibrio tra vita privata e professionale, un contratto di tipo permanente, coerenza fra le proprie competenze e il lavoro.

Giovani che lasciano il Ticino per la formazione e poi, a volte, ritornano. Di questo si è parlato lunedì al Palazzo dei Congressi di Lugano, in una mattinata organizzata dalla Divisione dell’economia del Canton Ticino e dalla Città di Lugano. È emerso, ad esempio, che – un po’ a sorpresa – i salari non sono un fattore così determinante quando si sceglie se tornare o meno in Ticino.

I fattori che contano

Una volta si chiamavano “cervelli in fuga”, oggi si preferisce chiamarli “talenti in movimento”. Tanti partono, lasciano il Ticino per studiare, ma molti spesso ritornano. E questo nonostante le prospettive di uno stipendio abbondantemente più basso rispetto al resto della Svizzera: addirittura il 38% in meno per un impiego da laureato rispetto alla regione di Zurigo.

Equilibrio e stabilità

Lo conferma la professoressa Barbara Antonioli Mantegazzini, responsabile del Centro competenze ricerca sociale della SUPSI: “Non è un fattore determinante, nel senso che è rilevante, ma è rilevante nella misura in cui ci sono altre dimensioni: l’equilibrio tra vita privata e professionale, la possibilità di avere un contratto più stabile di tipo permanente e anche la possibilità di avere una maggior coerenza fra le proprie competenze, quello per cui si è studiato e il lavoro che si fa. Quando ci sono questi tre punti la dimensione salariale non scompare, chiaramente, ma diventa secondaria”.

Altri fattori possono essere poi banalmente la volontà di riavvicinarsi alla famiglia o agli amici ma anche motivazioni legate al clima o anche alla gastronomia.

I dati di Lugano

Non è un caso, dunque, che si stia iniziando a notare un aumento dei rientri in Ticino. L’esempio di Lugano lo espone Lorenzo Barisone, che si occupa dei dati statistici della città: “sicuramente si stanno vedendo miglioramenti per quello che riguarda il rientro di giovani in formazione. C’è da dire che la destinazione degli altri cantoni non è l’unica meta di formazione dei giovani ticinesi. In realtà noi vediamo una maggioranza all’estero e in Italia, quindi anche in altre realtà. Bisogna lavorare anche su queste partenze, dove il vantaggio salariale del Ticino, rispetto all’estero e all’Italia, rimane competitivo”.

Politiche differenziate

Una cosa è agire per trattenere i “cervelli”, un’altra è riportarli a casa. Secondo Barbara Antonioli Mantegazzini il “tipo di politica deve essere differente in funzione della traiettoria. Per favorire una permanenza, bisogna intervenire in tempi molto rapidi, perché la propensione al movimento interviene quasi subito, dopo il momento formativo. Al contrario, per chi è già in un altro cantone, chiaramente serve una politica differente, perché le motivazioni sono differenti. Quindi l’idea è quella di non avere una politica unica ma di avere politiche diverse, che comunque si devono parlare”.

Tante – e molto diverse tra loro – sono le motivazioni che spingono i giovani a tornare in Ticino, dopo un periodo formativo o un periodo di lavoro nel resto della Svizzera o all’estero. Secondo i dati resi noti lunedì a Prima Ora da Stefano Rizzi, direttore della divisione economia del Canton Ticino, “più della metà dei giovani che partono, in realtà dopo cinque anni già rientrano. L’obiettivo è quello di fare in modo di riuscire a farne tornare ancora di più”. “Anche le aziende evidentemente hanno una responsabilità da questo punto di vista – ha sottolineato Rizzi -. Però il Ticino, e questo va detto, è un territorio comunque complessivamente attrattivo. Se guardiamo il saldo, considerando l’immigrazione, abbiamo nella fascia 25-35 anni un’entrata media in Ticino di circa 300 persone all’anno; persone che vengono, che studiano, che trovano anche lavoro. Dobbiamo fare in modo di far confluire, far combaciare la domanda e l’offerta. E continuare a lavorare sugli atout che abbiamo”.

Articoli più popolari

Preferire TVSvizzera.it su Google

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Se volete segnalare errori fattuali, inviateci un’e-mail all’indirizzo tvsvizzera@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR