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Se anche il "delfino" Piersilvio tifa per Matteo pigliatutto



Piersilvio Berlusconi e Matteo Renzi

Piersilvio Berlusconi e Matteo Renzi

(ansa)

di Aldo Sofia

Per lui non si può dire che sia saltato sul carro del vincitore. Già in tempi non sospetti, quando ancora Matteo Renzi non era l'asso pigliatutto, Pier Silvio Berlusconi, il secondogenito dell'ex "cav" aveva espresso le sue simpatie per l'allora sindaco di Firenze e aspirante guida del PD. Ma stavolta si tratta di un endorsement vero e proprio. Con parole non equivocabili: "In un paese che ha bisogno di riforme, io tifo per Renzi". Il quale, aggiunge, "potrebbe durare anche vent'anni". Per fortuna, l'uso del condizionale attenua l'entusiastica previsione. Definitivamente tramontati, comunque, i tempi, per la verità fugaci, in cui si cianciava su una discesa in campo del "rampollo" di Casa Arcore, in sostituzione del genitore interdetto dell'eleggibilità per i prossimi sei anni, sempre che l'esito di altre vicende giudiziarie ancora in sospeso non lo marginalizzino, anche formalmente, a vita.

C'è chi ha definito "mortale", per Forza Italia, l' "abbraccio" al premier più giovane nella storia della Repubblica. Affermazione carpita in un malandrino "fusori onda" a Giovanni Toti, che non si sa bene se di papà Silvio sia il consigliere, il portavoce o il megafono di un "cerchio magico" tutto al femminile. Sta di fatto che ormai tutta la "famiglia" berlusconiana (quella vera, e quella allargata, principali collaboratori inclusi) sembra sedotta, e allineata su quel 40,9 per cento di italiani che ha dato fiducia al "premier delle promesse" nello storico voto del 25 maggio. Seppur con toni diversi, dalla fidanzata Francesca (Pascale) alle figlie Marina e Barbara avevano espresso il loro apprezzamento, solo occasionalmente mitigato dalla constatazione che il premier rischia di rimanere prigioniero della sinistra del suo partito.

In realtà, oltre alla disinvoltura comunicativa e degli annunci a cascata (e dunque alla conclamata somiglianza con papà Silvio), il motivo principale del fascino esercitato da Renzi sui cosiddetti "berluscones di prima linea", è che l'oggetto di tanta stima è anche il tenace liquidatore (ancora all'opera) di quanto di sinistra, poco in verità, rimane nel primo partito d'Italia. Naturalmente non basta. Per capire tanta proclamata stima ci sono anche gli affari di famiglia. Una guerra totale all'inquilino di Palazzo Chigi non sarebbe nell'interesse di un colosso nazionale come Mediaset. Che un filo di apprensione deve pur averlo pensando alle trascorse sparate genziane sul "conflitto di interesse" colpevolmente non risolto dai precedenti governi di centro-sinistra. Oggi MNatteo e Renzi hanno bisogno l'uno dell'altro. Ma domani, chissà.

Quel "tifo per Matteo" del giovane Pier Silvio chiude dunque il cerchio di quella che é stata definita la "fiducia esterna" promessa fin dall'inizio dal ristretto club di Arcore. Altra strategia Forza Italia non sembra per il momento averne, se non quella di un faticoso "galleggiamento", oggettivamente pro-renziano. Che siano i Brunetta e le Santanché di turno, falchetti e pitonesse a comando, a rappresentare la ferma opposizione al "leader più amato dagli italiani". Non si sa mai. Il vento può cambiare in fretta nella cangiante e umorale Italia politica. C'é infatti un Renzi circondato da aspettative così numerose e così contraddittorie: apparentemente l'unica, vera, potenziale minaccia all'onnivoro premier.

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