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Scienziati svizzeri identificano un gene anti-siccità nelle piante

In Svizzera, l'arabetta comune cresce spontanea nei campi, nei prati e lungo i sentieri nei boschi, soprattutto nel Cantone Ticino.
In Svizzera, l'arabetta comune cresce spontaneamente nei campi, nei prati e lungo i sentieri nei boschi, soprattutto nel Cantone Ticino. Heiti Paves / Dreamstime.com

Ricercatori svizzeri hanno scoperto un meccanismo che consente alle piante di immagazzinare l'acqua in modo più efficiente e di tollerare meglio la siccità: un progresso che potrebbe contribuire a rafforzare la sicurezza alimentare globale.

Gli scienziati dell’Università di Ginevra hanno fatto una scoperta che potrebbe cambiare il futuro dell’agricoltura. A essere identificato per la prima volta è infatti un gene capace di aiutare le piante a resistere meglio alla siccità.

Una pianta sorprendente

Lo studio, condotto in collaborazione con l’Università di Losanna e pubblicato sulla rivista Nature PlantsCollegamento esterno, ha esaminato 284 varietà naturali dell’arabetta comune (Arabidopsis thaliana).

Nonostante sia priva di interesse agricolo o alimentare, questa pianta selvatica è celebre a livello scientifico: la sua disponibilità in natura, il suo ciclo di vita breve e le dimensioni ridotte la rendono un soggetto di studio particolarmente interessante. In Ticino, cresce spontaneamente nei campi, nei prati magri e lungo i sentieri boschivi della regione.

La suberina: uno scudo protettivo per la pianta

Per riuscire a capire come le piante reagiscono di fronte agli stress idrici, gli scienziati hanno analizzato esemplari di arabetta provenienti da varie parti del mondo.

In particolare, si sono soffermati sulla presenza di suberina, una sostanza organica vegetale presente nelle radici che svolge un’azione isolante e di difesa per le piante in caso di siccità.

Come spiega Marie Barberon, professoressa associata del Dipartimento di scienze vegetali dell’Università di Ginevra, “grazie alla suberina la pianta può adattare la sua capacità di scambio con il terreno: trattiene l’acqua quando ne ha poca, e può anche regolare l’assorbimento dei minerali presenti nel suolo”.

Le analisi hanno mostrato che le piante provenienti da climi più caldi e secchi sviluppavano costantemente barriere di suberina più spesse nelle loro radici.

Il servizio del 19h30 della RTS del 20 maggio 2026:

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Un meccanismo attivato da un gene, identificato per la prima volta.
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Le origini del meccanismo

I ricercatori – e qui sta la novità dello studio – hanno scoperto che a regolare è la deposizione di suberina nei tessuti radicali è un gene denominato SUBER GENE1 (SBG1).

Le piante con versioni più attive di SBG1 formano barriere più resistenti, mentre le versioni meno attive risultavano in una protezione più debole e discontinua.

Questi risultati potrebbero avere implicazioni che vanno oltre gli studi di laboratorio. “Il gene è conservato in altre specie”, afferma Marie Barberon. “Sarebbe interessante vedere se fa la stessa cosa in specie di interesse agronomico, come per esempio il pomodoro o il grano. Potremmo identificare variazioni naturali di geni che aiutano le piante ad adattarsi meglio al loro ambiente attraverso la suberina”.

La scoperta apre nuove prospettive concrete per rendere le coltivazioni più resistenti di fronte alle sfide poste dai cambiamenti climatici. Un passo avanti nella ricerca di soluzioni per garantire la sicurezza alimentare in un mondo sempre più caldo e secco.

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