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Un "cane" per dottore

Gli ospedali svizzeri sono chiusi ai cani, eppure l'aiuto che possono apportare ai pazienti sono sbalorditive. Lo dimostra l'esempio di un ospedale di Firenze. Questi animali, inoltre, riescono a migliorare la vita di persone con disabilità e di anziani. Il viaggio della trasmissione Falò nel mondo dei "dottori" a quattro zampe.  

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 febbraio 2019 - 10:00
Flavia Baciocchi, Falò RSI
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Un bambino ha perso tutta la famiglia in un incidente stradale. È ferito gravemente: ricoverato in ospedale, si è completamente chiuso al mondo esterno. I medici fanno un tentativo: gli mettono vicino un cane; l’effetto è sbalorditivo, il bambino reagisce rapidamente alle cure.

Sono passati quasi 20 anni e da allora, all’ospedale Meyer di Firenze i cani sono di casa. In Ticino e in Svizzera per gli assistenti a quattro zampe le porte dei nosocomi, in generale, restano chiuse. Motivi igenico-sanitari, si dice, ma probabilmente anche un fattore culturale. 

Nelle case anziani e a domicilio invece, anche da noi, malati e disabili fanno sempre più affidamento sui cani. Li aiutano ad aprire il frigorifero e a ritirare la posta, ridanno loro voglia di vivere. Ma ci sono anche cani in grado di percepire in anticipo un attacco epilettico. Come si insegna una cosa del genere ad un cane? Quanto tempo ci vuole? E perché un cane che scodinzola suscita istintivamente una reazione di empatia nella maggior parte delle persone?  

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