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Russia e Cina, accordo sul gas e rivalità strategiche

(Carta di Laura Canali)

di Giorgio Cuscito (Limes)

Durante la visita di Putin a Shanghai, Gazprom e Cnpc siglano un accordo trentennale: Mosca fornirà gas a Pechino, diversificando i suoi compratori. Ma l'alleanza tra i due giganti ha dei limiti.

Dopo dieci anni di contrattazioni, l'azienda energetica russa Gazprom e l'omologa cinese China national petroleum corporation (Cnpc) hanno firmato un accordo sulle forniture di gas del valore complessivo di 400 miliardi dollari.

La stipula del contratto è avvenuto il secondo giorno del viaggio del presidente russo Vladimir Putin a Shanghai (Cina), dove ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping e ha partecipato al Summit of the Conference on Interaction and Confidence Building Measures in Asia (CicaLink esterno, un forum intergovernativo per promuovere la pace, la sicurezza e la stabilità in Asia).

La crisi ucraina, l'annessione della CrimeaLink esterno da parte di Mosca e il rinnovato clima di tensione tra Russia e Occidente hanno spinto il Cremlino a cercare il sostegno politico ed economico della Cina. L'Impero del Centro non è solo il mercato ideale per dipendere in misura minore da quello europeo, ma anche il partner privilegiato in chiave anti-Usa.

Allo stesso tempo, dalla prospettiva di Pechino, Mosca è il più grande ostacolo al funzionamento del Pivot to Asia, la strategia di contenimentoLink esterno anti-cinese voluta da Washington.

In un'intervistaLink esterno rilasciata ai media cinesi, Putin ha detto che "la cooperazione tra Cina e Russia sta raggiungendo un nuovo livello di interazione strategica e di partnership globale. Non sarebbe sbagliato dire che ha raggiunto il punto più alto nella sua storia plurisecolare".

Dalla Russia con calore

La Russia forniràLink esterno alla Cina 38 miliardi di metri cubi di gas all'anno per 30 anni a cominciare dal 2018 attraverso il sistema di trasmissione di gasLink esterno Power of Siberia, che una volta costruito dovrebbe collegare i giacimenti della Siberia occidentale alla costa pacifica, per poi varcare i confini cinesi. Il prezzo del gas è stato definito dal Ceo di Gazprom "un segreto commerciale".

Quando la Russia ha annesso la Crimea, Stati Uniti e Ue hanno imposto a suoi funzionari di alto livello alcune sanzioni economiche, come il blocco dei visti e il congelamento dei beni di alcuni funzionari di alto livello. Il maxi accordo energetico consentirebbe alla Russia di sopportare più agevolmente eventuali provvedimenti tesi a ostacolare il suo business energetico, in particole in Europa. L'Ue importaLink esterno 167.2 miliardi di metri cubi di gas russo. Di questi, 82.3 miliardi transitano per l'UcrainaLink esterno. L'importanza dell'accordo è amplificata dal fatto che, secondo l'Fmi, la Russia è in recessioneLink esterno e nel 2014 il suo pil crescerà solo dello 0.2%.

Anche la Cina può dirsi soddisfatta. Il gas russo contribuisce a diversificare le fonti di approvvigionamento energetico cinesi necessarie per continuare a crescere economicamente. Inoltre, Pechino attingerà a una risorsa "più pulita" del carbone, quella più utilizzataLink esterno dall'Impero del Centro e una delle principali fonti d'inquinamento.

La questione ucraina e la calamita cinese

Il riavvicinamento tra Russia e Cina è cominciato prima della crisi ucraina. Xi Jinping aveva scelto la Russia per il suo primo viaggio presidenziale nel 2013 e vi ha fatto ritorno esattamente un anno dopo in occasione della cerimonia di aperturaLink esterno dei discussi Giochi Olimpici invernali di SochiLink esterno. E' stata la prima volta che un presidente cinese ha assistito a un grande evento sportivo su suolo straniero.

Lo scorso ottobre Cina e Russia avevano firmato un accordo energetico secondo cuiLink esterno l'azienda petrolifera russa Rosneft fornirà 100 milioni di tonnellate di petrolio nei prossimi dieci anni all'Impero del Centro. Si tratta di un affare da 85 miliardi di dollari. Inoltre, a gennaio, la Cnpc ha acquistato il 20% del progetto di NovatekLink esterno per lo sviluppo di gas naturale liquefatto (gnl) a Yamal, nel Nord della Russia. Novatek conserva la quota del 60%, mentre la francese Total detiene il restante 20%.

Quando la Russia ha annesso la Crimea, non è stata appoggiata totalmente dalla Cina. Durante la votazione presso il consiglio di sicurezza Onu a favore di sanzioni contro Mosca, Pechino si è astenuta. Inoltre, nelle dichiarazioni rilasciate dai suoi leader politici hanno sempre invitato le parti coinvolte a una risoluzione pacificaLink esterno della questione. Il rispetto della sovranità nazionale è un punto cardine della politica cinese e appoggiare esplicitamente l'annessione della Crimea alla Russia sarebbe stato incoerente. È pur vero che la Cina cerca in maniera sempre più aggressiva di affermare la propria sovranità sulle isole contese nel Mar Cinese Orientale e Meridionale, suscitando le preoccupazioni dei paesi dell'Asia Pacifico. Si pensi alla caldissima disputa con il VietnamLink esterno dovuta alla collocazione di un piattaforma petrolifera cinese a largo delle isole Paracel e a quella storica con il Giappone per le Senkaku/DiaoyuLink esterno.

Non a caso, martedì 20 maggio Putin e Xi hanno partecipato alla cerimonia di apertura della terza esercitazione navale congiunta sino-russa, che per sei giorni si svolgerà nel Mar Cinese Orientale.

Come Stati Uniti e Ue, anche il GiapponeLink esterno ha imposto delle sanzioni economiche contro la Russia in seguito all'annessione della Crimea. Mosca ha risposto aumentando i pattugliamentiLink esterno aerei e navali nell'Asia Pacifico, probabilmente per spingere il paese del Sol Levante verso una posizione più neutrale sulla questione ucraina. La mossa russa non ha dato i risultati sperati e Tokyo appoggia ancora saldamente Washington.

Una cooperazione globale

La dichiarazione congiuntaLink esterno firmata da Putin e Xi evidenzia che Cina e Russia miglioreranno la cooperazione in una molteplicità di settori, tra cui la finanza, il commercio, l'energia e la costruzione d'infrastrutture. Attualmente, lo scambio commerciale tra i due paesi è pari quasi a 90 miliardi di dollari. In un'intervista rilasciata ai media cinesi, Putin ha dettoLink esterno che dovrebbe raggiungere i 100 miliardi nel 2015 e 200 nel 2020.

I due paesi intendono collaborare servendosi di più piattaforme regionali. Tra queste, la Shanghai Cooperation Organization (Sco, considerata fondamentale per la lotta al terrorismo), l'Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec, per promuovere l'integrazione economica regionale) e la Cica, che dovrebbe diventare un importante forum per discutere di sicurezza e pace in Asia. Putin ha evidenziato anche l'importanza della Silk road economic beltLink esterno. Questa zona economica progettata dai cinesi (che unirà 24 città dell'Asia Centrale) potrebbe collaborare con la futura Unione Euroasiatica (voluta da Putin e aperta a tutte le ex repubbliche sovietiche) che dovrebbe formarsi il 1 gennaio 2015.

L'instabile perno sino-russo

Il riavvicinamento tra Pechino e Mosca è legato anche alle contingenze. Espandendo l'export energetico in Cina, Putin vuole dimostrare di saper sopravvivere alle sanzioni occidentali legate alla crisi Ucraina, rafforzando al contempo il legame con il suo vicino. Ma la Russia non vuole essere il junior partner della Cina o una "potenza regionale" (così è stata definitaLink esterno dal presidente Usa Barack Obama). I due paesi hanno entrambi una vocazione imperiale e condividono circa 4 mila chilometri di confine. Questi fattori li rendono rivali strategici. Insomma, la logica "il nemico del mio nemico è mio amico" potrebbe non avere vita lunga.

Per approfondire: Energia: l'urgenza della Cina, l'Ucraina e i due forni di PutinLink esterno

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