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Ricollocamento migranti, qualcosa non va: in Svizzera 72 persone dall’Italia



Il migrante dove lo metto?

Il migrante dove lo metto?

(Corrado Mordasini)

di Gino Ceschina

Circa un anno fa, sotto la pressione migratoria che colpiva soprattutto alcuni paesi (Italia in primis) l'U.E. aveva approvato una misura che prevedeva di ricollocare nel 2016 160'000 persone provenienti dall'Italia stessa e dalla Grecia.

La Svizzera, che dell'U.E. non fa parte, si era impegnata, a titolo volontario nel rispetto degli accordi bilaterali stipulati con Bruxelles, ad accoglierne 1700.

È passato un anno. I migranti arrivati nella Confederazione sulla base di questo accordo sono finora… 72.

Da notare che queste persone si devono sottoporre alla procedura di richiesta d'asilo, ma proprio perché "scelte", hanno anche buone possibilità di ottenerlo.

Ma come, viene da chiedersi, la Svizzera si offre volontaria e poi fa la difficile? In realtà non è un problema solo svizzero. Finora il paese che ha accolto più rifugiati è la Francia con 1662, seguita dall'Olanda (667) e Finlandia (599). Molti stati non hanno ancora accolto nessuno, la Germania, ad esempio si è fatta carico finora di 20 persone.

In buona sostanza, finora, l'accordo sui ricollocamenti è un flop clamoroso e Italia e Grecia sono lasciate sole quanto prima ad affrontare il problema dei circa 120 mila migranti sbarcati.

Ora l'Italia ha protestato ufficialmente, chiedendo ai partner di rispettare le promesse fatte, mentre proprio domani (13 settembre, è atteso l'ok all'istituzione del fondo europeo per lo sviluppo sostenibile dell'azione esterna. 3 miliardi di investimenti (che potrebbero però decuplicare) per –tra l'altro- convincere gli stati di origine dei migranti economici a riprendersi i loro cittadini espulsi dal vecchio continente.

Ed è proprio su questo aspetto che l'Italia in futuro dovrà concentrarsi di più, anche grazie alla creazione della agenzia europea dei guardacoste: distinguere profughi e migranti economici e espellere i secondi.

Un piano non privo di un certo buon senso, ma che fallirà miseramente se gli stati europei continueranno a litigare fra loro e a non rispettare i patti che loro stessi hanno sottoscritto.

Illustrazione di Corrado MordasiniLink esterno

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Gino CeschinaLink esterno

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