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Renzi premier digitale, l’Italia molto meno

ansa

di Aldo Sofia

Per lui la politica è innanzitutto il messaggio. Non sorprende quindi che sia un premier perennemente “iper- connesso”. Sempre affaccendato con Internet, Faceboock, Instagram. Eppure Matteo Renzi guida un Paese che non riesce ad uscire da una arretratezza digitale in costante peggioramento.

L’Italia è il fanalino di coda europeo per lo sviluppo della banda larga; ultimo dei 28 membri dell’Unione per velocità e copertura delle reti di accesso di nuova generazione; con una qualità di linee esistenti molto bassa; e messa male anche per i ricavi, visto che quello per utente è fermo a 153 euro contro una media europea di 187.

L’ultimo rapporto di “netindex.com” – che certifica la velocità di download domestica calcolata sulla bassi di cinque milioni di test in 24 ore – stabilisce che il Bel Paese è al novantesimo posto nella classifica mondiale, appena dietro la Grecia e appena al di sopra del Kenya. Rivela Gian Antonio Stella, fustigatore della “casta”, delle sue disattenzioni e delle sue pigrizia: “Con i nostri mediocri 8,51 megabyte mediamente scaricabarili al secondo siamo ultimi fra i paesi del G8 e ultimissimi fra quelli dell’OCSE. Abissalmente lontani dalla rapidità con cui scaricano dal web i cinesi di Hong Kong (quasi undici volte la nostra), ma anche i sudcoreani, gli svedesi, gli svizzeri”.

Ora, si può anche non essere dei fanatici della “rete”, e cogliere in certe classifiche anche determinate incongruenze (Una Romania ben posizionata, per esempio). Ma è difficile negare che la banda larga è sempre più un volano per l’economia. Per esempio, in Irlanda, paese che ha saputo guardare lontano, ormai un terzo del fatturato delle imprese deriva dal web (solo il 7% in Italia). Negli ultimi anni, pur con tutti i suoi ritardi (anche nel rapporto fra cittadino e pubblici sportelli), nella vicina Repubblica lo stesso web ha creato più posti di lavoro rispetto ad un settore tradizionale come la chimica. E per rendere meglio l’idea del volano economico, basti pensare che mediamente il 25% del turismo europeo si fa in rete: la Penisola (dall’immenso patrimonio culturale-paesaggistico-enogastronomico) è invece inchiodata al 17%, uno dei probabili motivi della costante perdita di posizioni a livello continentale.

Eppure la vera sorpresa è un’altra. A questo punto, infatti, tutti immagineremmo un Matteo Renzi risoluto nell’incoraggiare un nuovo miracolo italiano basato sul web, impegnato nella rincorsa in rete, deciso all’alfabetizzazione digitale del Paese. E invece….invece succede che nel suo decreto “Sblocca Italia” (ultimo mantra del rilancio italiano) diminuiscono gli aiuti fiscali per l’incremento della banda larga. Così come dei 42 miliardi dei fondi europei teoricamente destinati all’Italia, “soltanto” 1,3 miliardi é riservato allo sviluppo digitale. E pensare che Enrico Letta ne prevedeva quasi il doppio.

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