Prime cronache di roghi domati dal cielo
Tra i successi dell'industria svizzera c'è anche un aeroplano, piccolo e operoso come il Paese che lo produce. Conosciuto per la capacità di decollare e atterrare in spazi ristretti (e, grazie alla struttura robusta, su piste di fortuna) ha sessant'anni ma è ancora utilizzato dalle Forze aeree. Un filmato del 1967 mostra come fu impiegato per la prima volta a sud delle Alpi per un "bombardamento" a fin di bene. D'acqua.
I PC-6 Porter sono aerei monomotore con il peso a vuoto di un’automobile. Volano mediamente a 220 chilometri orari e hanno un’autonomia di tre ore. Prodotti dall’azienda aeronautica svizzera Pilatus, che ne ha consegnati nel mondo un mezzo migliaio di cui circa metà ancora operativi, presero il nome di Turbo-Porter quando una turboelica sostituì l’iniziale motore a pistoni.
Sono ampiamente utilizzati da operatori umanitari, centri di paracadutismo e forze militari. Lo stesso Esercito svizzero ne impiega ancora 15 (ai più vecchi è stato sostituito il motore, a tutti è stato installato un cockpit moderno) per piccoli trasporti di persone e materiale e il lancio di esploratori paracadutisti.
Ma un tempo, prima che moderni elicotteri ne rilevassero le funzioni, il piccolo Porter era “adoperato per ogni servizio”: poteva essere equipaggiato di sci per effettuare trasporti in montagna, di una o due barelle per il trasporto di pazienti (il portellone serve ancora oggi per il lancio del carico o per effettuare riprese fotografiche aeree) oppure di un serbatoio d’acqua.
Come il 29 marzo del 1967, quando da Sion giunse a sud delle Alpi un PC-6 per aiutare i pompieri a contenere degli incendi scoppiati in Vallemaggia. Compito del velivolo, che a ogni decollo dall’aeroporto di Ascona caricava 800 litri d’acqua, era evitare l’espandersi delle fiamme.
Il servizio fu diffuso dalla trasmissione di informazione ‘Il Regionale’.
Il PC-6 Porter è tra gli apparecchi che hanno fatto la fortuna della Pilatus. Nata all’inizio della Seconda guerra mondiale per modernizzare l’aviazione militare elvetica, l’azienda di Stans è stata in seguito più volte al centro del dibattito politico per le esportazioni verso zone di conflitto.
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